Trilogia della città di K., di Agota Kristof, edito da Einaudi e recensito da Siti
Trilogia della città di K. – Agota Kristof – Einaudi – Pagg. 384 – ISBN 978-8806173982 – Euro 21,98
"Certe
vite sono più tristi del più triste dei libri".
Il
libro è triste, le vite rappresentante ancora di più, la
possibilità che esse ricalchino l' eccesso di brutalità a cui può
giungere l'umanità è infine insopportabile.
Il
libro è magnetico, la sua prosa dallo stile asciutto, affidata ad un
narratore in prima persona, funge da ago catalizzatore.
La
sua è però una narrazione falsa, tutto il presupposto narrativo -
"Il grande quaderno"- si fonda su una menzogna che è
semplicemente l'atto stesso del narrare, l'atto della scrittura,
capace di trascendere la realtà per crearne una ancora più
abominevole ma necessaria.
Il
libro è una trilogia, la prima persona della narrazione iniziale è
in realtà un noi che scivola in un io, le due identità si separano,
la coppia gemellare iniziale, due fratellini che vivono in una atroce
simbiosi, viene scissa nelle restanti due parti. Si delineano due
persone diverse che vivono perennemente tese l'una verso l'altra, in
continua e reciproca ricerca.
Sullo
sfondo rimangono loro, magistralmente rappresentati, mentre un abile
gioco narrativo, molto simile a quelli pensati e scritti da Henry
James, quindi perfettamente enigmatico, permette di trasportare il
lettore nelle atmosfere cupe del Secondo conflitto mondiale tra
bombe, fame, deportazioni, tragedie famigliari, separazioni forzate,
orfanotrofi, miseria, paura, cattiveria, in un non ben definito Paese
dell'Est europeo, freddo, impietoso e ancora più crudele con la sua
Rivoluzione.
Consigliatissimo.
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