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La sveglia di Erminio e altri racconti, di Ernesto Flisi, edito da Fondazione Daniele Ponchiroli e prefato da Valter Rosa

La sveglia di Erminio e altri racconti, di Ernesto Flisi, edito da Fondazione Daniele Ponchiroli e prefato da Valter Rosa

La sveglia di Erminio e altri racconti - Ernesto Flisi - Fondazione Daniele Ponchiroli - Pagg. 70 - ISBN 9791221008173


Prefazione a cura di Valter Rosa


Sono undici storie lontane nel tempo e solo all'apparenza conchiuse, ma in realtà piene di rimandi interni, quasi a comporre una storia sola. Sono racconti che rischiano di sembrare remoti anche nello spazio, perché se le vicende narrate, di guerra e di miseria, hanno pur condiviso luoghi che appartengono all'autore e a molti dei suoi lettori, quello spazio narrante, legato essenzialmente al mondo contadino, oramai non esiste piu, fra poco neppure attraverso i suoi testimoni oculari.

Si comprende bene, sovrapponendo i racconti, come in controluce, che e comune un forte sentimento, quello della vittoria dei luoghi sui tempi, che e un'ansia di ritorno alla quotidianità, pur fatta ancora di fatica e privazioni, ma piena di una “ragione popolare” contrapposta alla follia dei teatri di guerra. Un duro desiderio di durare (P. Éluard) e di resistere alla furia degli eventi.

Ernesto Flisi, come saggista, conosce molto bene l'importanza della memoria, ma qui come narratore parte da alcuni fatti od oggetti “memorali” per trasformarli in ricordi, ovvero riportando letteralmente al cuore le storie degli altri come parte vivente della memoria personale.

Una bicicletta, una medaglia d'argento che doveva essere d'oro, la sveglia Junghans, la piccola stanza matrimoniale ora box dei bidoni della spazzatura, il registrone degli esposti e una moneta spezzata diventano dei simboli potenti che germogliano ricordi attraverso i quali – per parafrasare la conclusione di un racconto – tutto ritorna, tristemente e dolorosamente.

E la strada stessa della memoria può essere un viaggio senza ritorno, come nella violenza assurda, di rimbalzo, della storia di Mohamed. Ma percorrerla e il più delle volte un imperativo morale cui non ci si può o non ci si deve sottrarre.

Nel fiume della storia ci sono vite che ci passano accanto e che ci riguardano, non solo per lontane o prossime parentele famigliari, ma anche perché noi stessi, a guardarci bene dentro, siamo fatti di quelle storie, vite a cui non prestiamo attenzione, travolti dalle urgenze e pure dalle futilità del presente. E perpetuiamo senza accorgerci quella rottura di legami che fu il portato più drammatico delle guerre del secolo breve e della miseria di quel tempo, e che già il malinteso progresso del nostro secolo, che ha abdicato all'umanità, alla cultura e alla civiltà a favore del mestiere delle armi, sembra prospettarci. Tornare alla quotidianità, al “pane quotidiano”, cioè all'umanità perduta forse oggi e paradossalmente più difficile che un tempo, ma è un bisogno irrinunciabile e insieme una speranza che ci tiene desti, cioè vivi.

Di tutta la sofferenza provocata dalle guerre, in ogni direzione, scontata un po' di retorica nelle circostanze del IV novembre e in altre commemorazioni, che cosa resta? Una «sbrindellata bandiera» e il ricordo tenuto in vita dal narratore.