Fiorire senza radici, di Caterina Golia - Samuele Editore
Fiorire senza radici
di Caterina Golia
Samuele Editore
Poesia
Pagg. 76
ISBN 979-12-81825-42-0
Prezzo Euro 15,00
Versione online Sbac! Prezzo Euro 7,00
Fiorire senza radici è un titolo molto rischioso, per un libro di poesia, a miglior titolo se si tratta di un libro d'esordio. Infatti, la condizione originaria della poesia – soprattutto oggi che si moltiplicano le scritture e s'impoveriscono le letture – è proprio quella di radicarsi in una tradizione, in una lingua e nell'avventura individuale (tanto storica quanto psicologica, beninteso) di un soggetto sensibile. Ma Caterina Golia mostra in questo libro una tale capacità di equilibrio stilistico e di varietà tematica che il paradosso insito nel titolo si capovolge in un'indicazione di lettura decisamente preziosa e giustamente liminare. Caterina gioca qui, soprattutto nella parte iniziale del libro, l'altra carta rischiosissima di un dialogo diretto con Leopardi: la sua è dunque una poesia che intreccia sistematicamente pathos e pensiero, strappo e ricucitura, e il riferimento a Leopardi non è mai letterario né esistenziale né tantomeno ideologico, ma pienamente conoscitivo, grazie anche a una lingua poetica sottratta a qualsivoglia eco arcaizzante di matrice petrarchesca e proiettata semmai nell'esperienza tragicamente e angosciosamente novecentesca di una Sylvia Plath, sullo sfondo di un afflato religioso (nella chiave etimologica del riconnettere) che giunge fino alla preghiera dell'ultima parte. Le radici ci sono eccome, all'interno di questo testo che vorrebbe abolirle, ma non sono mai di matrice meramente letteraria, bensì di natura geologica e arborea. Ed è una geologia irregolare e tormentata quella che configura la personalità profonda dell'Io narrante, mai narcisista se è vero che la sua natura istintivamente metamorfica e di matrice corporalmente religiosa (se è consentito l'ossimoro) si confronta con la terra e con la pietra (facendo ripensare da vicino al Vesuvio sterminatore di leopardiana memoria), quasi mai con l'acqua, sia essa meteorologica, materna o battesimale, con l'unica eccezione di un mare che però “non dice nulla”. Sinonimo del buio e dell'angoscia che sono i fondamenti di una rinascita spirituale positivamente in atto proprio attraverso l'esperienza necessaria della poesia diviene allora un ammasso di macerie tutte allegoriche, la cui raccolta costituisce uno dei pochi sensi possibili, poiché “forse solo ciò che è perduto/ senza vita/ abbraccia davvero l'eterno.” Ed è ancora una volta alla poesia (una poesia diretta e necessaria come questa della poco più che venticinquenne Caterina Golia) che tocca questo compito immane.
Alberto Bertoni
Agli
addii non ci penso mai.
Preferisco da sempre restare,
se
vogliono saranno gli altri
a scegliere ed andarsene.
Sono
stata una roccia,
ho guardato il vento
appartenere al nulla
senza pareti.
Ho preferito il terreno,
le vertigini le ho
sempre temute.
Sarà
di nuovo agosto
resteranno le cicale
a ricordare il
tempo.
Tornerà la miseria
di essere soli e
nudi,
sentirsi persino peggio
per non potersi
nascondere
coprirsi con una giacca invernale
nella notte di
San Lorenzo.
Questo
è tutto
mi hanno detto,
ma questo non è abbastanza.
Non
mi basta sapere come si nasce,
io questa notte non dormirò
se
non mi dite come si fa a vivere.

