Le vite di ieri. Cronache delle anime e del caos, di Marta Mulé e Francesco Salvatore, edito da Glifi Gallucci e recensito da Katia Ciarrocchi
Le vite di ieri. Cronache delle anime e del caos – Marta Mulè, Francesco Salvatore – Glifi Gallucci – Pagg. 480 – ISBN 9791222110776 -Euro 24,00
Leggendo
“Le
vite di ieri. Cronache delle Anime e del Caos” ho
avuto l'impressione di trovarmi davanti a un romanzo che tenta di
mettere in discussione il modo stesso in cui pensiamo il tempo e
l'identità. Marta
Mulè e Francesco
Salvatore costruiscono
un dispositivo narrativo in cui il tempo non è una successione, ma
una materia instabile, attraversabile, capace di incrinare
l'illusione della continuità identitaria. Il passato non è un
altrove concluso, ma una presenza che insiste, che interferisce, che
costringe il presente a ripensarsi.
La vicenda di Alessandro si
colloca in questo spazio di frattura, il suo dono non coincide con la
semplice memoria di altre vite, ma con l'esperienza di una
soggettività plurale, continuamente esposta al rischio della
dispersione. Rivivere significa perdere i confini del sé, accettare
che l'identità non sia una sostanza, ma un campo di tensioni. Il
romanzo suggerisce, senza mai dichiararlo apertamente, che l'io non
è un punto stabile, ma una stratificazione di tempi, desideri e
colpe.
Roma non funge solo da scenario, ma da struttura
simbolica perché la città, per sua natura stratificata, diventa la
figura concreta di un tempo che non si lascia ordinare. In questo
senso, la scelta dell'Isola Tiberina come sede
della Fondazione appare
tutt'altro che decorativa. Luogo liminare, sospeso tra cura e
controllo, tra accoglienza e sorveglianza, l'isola è lo spazio in
cui il potere di viaggiare nelle vite precedenti viene
istituzionalizzato: ogni tentativo di governare il caos implica una
forma di violenza, e ogni ordine è, in ultima istanza, una
costruzione precaria.
Il conflitto tra i Viaggiatori e
i Figli
del Caos si
sottrae a qualsiasi semplificazione morale, gli antagonisti non
incarnano il male, ma una possibilità deviata della stessa
esperienza; ex Viaggiatori che
hanno infranto il limite, sono figure segnate da una perdita
irreversibile, condannate a vivere nella frattura tra ciò che erano
e ciò che non possono più essere. Il caos, allora, non è soltanto
una forza distruttiva, ma una categoria etica, la conseguenza di un
desiderio di potere che rifiuta il principio della misura. Il romanzo
non offre giudizi, ma costruisce una zona di ambiguità in cui il
lettore è chiamato a interrogarsi.
Il
Rituale rappresenta
uno dei nodi più problematici del testo, introdotto come possibile
strumento di equilibrio, resta volutamente opaco, sottratto a una
definizione univoca. Più che una soluzione, è una soglia narrativa
perché la sua ambiguità non appare come una mancanza, ma come una
scelta poetica coerente. Il romanzo sembra suggerire che nessun
dispositivo simbolico può risolvere definitivamente il conflitto tra
ordine e caos, e che ogni tentativo di chiusura è destinato a
rivelarsi illusorio.
Alessandro, Margherita e Lorenzo non
rispondono alla logica dell'eroismo tradizionale, sono figure
attraversate da una memoria che non appartiene al presente, legate da
una familiarità che precede ogni esperienza consapevole. Il loro
rapporto non si costruisce, riaffiora, e in loro il viaggio nel tempo
diventa un percorso di esposizione al proprio passato, un confronto
con ciò che si è stati e con ciò che si è disposti a diventare.
La dimensione fantastica non attenua la complessità emotiva, ma la
radicalizza ed è proprio attraverso il fantastico che il romanzo
esplora la fragilità dell'identità.
Ho trovato la scrittura
a quattro mani uno degli elementi più solidi dell'opera, le due
voci autoriali si fondono in una prosa compatta, priva di fratture
evidenti, capace di alternare introspezione e movimento senza cedere
alla tentazione del didascalismo. Il testo rinuncia a spiegare,
preferisce suggerire, costruisce zone d'ombra e chiede al lettore
un lavoro interpretativo non passivo. È una scelta che colloca il
romanzo in una zona intermedia tra narrativa di genere e ambizione
letteraria.
Alla fine della lettura resta una sensazione di
sospensione, non si tratta di incompiutezza, ma della percezione di
un mondo narrativo che supera i confini della propria trama. “Le
vite di ieri. Cronache delle Anime e del Caos” accetta
il rischio dell'ambiguità e fa dell'instabilità una forma di
senso. Pur muovendosi nel territorio del fantasy e
del young
adult,
il romanzo non rinuncia a interrogativi che oltrepassano il genere,
esplorando la natura della memoria, il peso delle scelte e la
possibilità stessa della trasformazione.
La copertina stessa
suggerisce un immaginario sospeso tra luce e ombra, mentre i bordi
delle pagine illustrati trasformano il volume in un'estensione
della poetica del testo, come se la materialità del libro volesse
farsi eco della sua visione del tempo.
Nel panorama della
narrativa fantastica italiana contemporanea, “Le
vite di ieri. Cronache
delle Anime e del Caos” si
colloca come un'opera che tenta una mediazione non scontata tra
accessibilità e complessità, perché non si limita a offrire un
mondo, ma propone una domanda. Più che raccontare il tempo, lo mette
in crisi. E in questa crisi, che è anche una forma di lucidità,
risiede la sua qualità più significativa.
Citazioni tratte da: Le vite di ieri. Cronache delle anime e del caos
Le cose perfette sono quelle che riservano men sorprese. Ne esistono tante di mappe sbagliate come questa, ma ognuno è sbagliata a modo suo. (pag 13)
Prima di scoprire i Ritorni si era chiesta se le stelle, dal loro punto di osservazione privilegiato, conservassero il ricordo di ogni persona che aveva calpestato la Terra; ora sapeva che almeno in parte quella memoria era dentro lei, nella sua anima. (pag 42)
Nonostante tutto, in fondo, l'anima resta il mistero meglio custodito di tutti, nascosto in piena vista: risiede dentro di noi, ci sopravvive, comunica con noi in mille modi diversi, ma non scopre mai davvero le sue carte. (pag 67)
All'Anima Gemella non serve il tempo né lo spazio di un'esperienza condivisa, ci viene assegnata dalla Natura stessa, seguendo le oscillazioni dell'energia delle anime. È un punto fermo, nell'unione e nello scontro. (pag 102)
Un'anima che vive soltanto nel passato perde se stessa e il presente, e si smarrisce in un tempo che non è suo. (pag 249)
Sempre meglio alimentare l'ignoranza, se si vuole tenere qualcuno sotto controllo. E se si vuole farlo stare al sicuro. (pag 252)
Da che punto in poi un labirinto diventa una prigione? (pag 272)
A volte costruiamo muri che poi nemmeno noi sappiamo come scavalcare, e di colpo è troppo tardi. (pag 278)
La coscienza arriva dove ogni arma fallisce e risuona più forte nell'Anima che la brama, ma è nel frastuono che si paga il prezzo più alto. (pag 346)
Nessun dono arriva senza il peso di doverlo sorreggere (pag 362)
…che le cose cambiano, che i figli crescono, che diventano se stessi e smettono di essere un'emanazione dei genitori nel mondo (pag 382)
Il debitore che chiede all'usuraio un altro soldo quando già gliene deve quattro non si ritroverà con lo stesso debito di prima, al momento di saldare. (pag 424)
La normalità può essere persino più spaventosa dell'emergenza. E diventa terrificante quando l'emergenza si trascina così a lungo da trasformarsi in normalità. (pag 460)
Katia Ciarrocchi

