Canne al vento, di Grazia Deledda, edito da Rizzoli
Canne al vento
di Grazia Deledda
Rizzoli Editore
Narrativa
Pagg. 215
ISBN 978-8817022088
Prezzo Euro 9,50
Il dolore esistenziale
Canne al vento uscì a puntate dal 12 gennaio al 27 aprile 1913 su L'illustrazione italiana ed è il romanzo che completa stilisticamente il percorso iniziato dieci anni prima con Elias Portolu. Anche in questo caso l'aspetto drammatico è evidente, con la vicenda del servo Efix, che lavora alle dipendenze della famiglia Pintor, e che anni prima, per difendere Lia che fuggiva dal padre-padrone Don Zame, lo uccise durante una lite, per quanto involontariamente. Da allora vive immerso nel rimorso e praticamente dedicando la sua vita a quella famiglia Pintor la cui decadenza inarrestabile viene accelerata dall'arrivo del figlio di Lia che la riduce in miseria prendendo denaro a prestito a strozzo. Efix pensa di riscattarsi e di riscattare i Pintor andando a cercare l'elemosina durante le feste religiose sarde, ma la tragica situazione finanziaria verrà sanata solo grazie al matrimonio di Noemi, una delle sorelle di Lia, con il ricco cugino Don Predu. Si esaurisce così la missione di Efix che, ritornato al paese per le nozze di Noemi, muore proprio il giorno in cui vengono celebrate.
Le caratteristiche di Elias Portolus vengono qui riprese e perfezionate, quali la colpa, che presuppone l'espiazione, il destino, a cui è impossibile opporsi, una Sardegna arcaica, con le sue tradizioni e la sua povera gente, un palcoscenico su cui si muovono i protagonisti.
Soprattutto, però, c'è da rilevare la capacità di Grazia Deledda di utilizzare vicende locali per arrivare a una riflessione universale di grande pathos sul dolore di vivere, sull'angoscia esistenziale derivante da un destino a cui non ci si può opporre. Ancor più pregevole è poi l'ambientazione, in linea con le vicende narrate come se la tragedia potesse avere un riflesso sulla natura, oppure considerando che i paesaggi cupi e i cieli d‘acciaio hanno il loro peso nelle vite delle persone che lì abitano.
E il titolo particolare da cosa deriva? Da un'osservazione della natura, dove le canne, in preda alle folate di vento, sono come gli uomini, sferzati da un fato inesorabile che fa emergere la loro fragilità.
Semplicemente imperdibile.
Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936), premio Nobel per la letteratura, studiò da autodidatta ed esordi come giornalista su riviste di moda. Incrociando influssi veristi e dannunziani, scrisse romanzi e racconti dalla vena etica in cui è descritta la dura vita quotidiana dei compaesani sardi (Canne al vento, Elias Portolu, Marianna Sirca).
Renzo Montagnoli

