Tutte le poesie, di Osvaldo Ramous, pubblicato da Edit
Tutte le poesie
di Osvaldo Ramous
EDIT Edizioni
Poesia
Pagg. 310
ISBN 9789532301083
Libro fuori commercio
Straniero in patria
Osvaldo Ramous (Fiume 11 ottobre 1905 – Fiume, 2 marzo 1981) è stato un poeta legato molto alla sua terra, visto che restò sempre nella città natale, anche quando vi fu l'esodo giuliano-dalmata, anzi si prodigò per mantenere accesa culturalmente l'ormai diventata minoritaria componente italiana di Fiume. Riuscì così a mantenere aperto un ponte con l'Italia, pur in un periodo di grandi difficoltà. In tal senso, negli anni a seguire, molto fece perché vi fosse una reciproca conoscenza fra artisti italiani e jugoslavi, attivandosi affinché non si frapponessero scelte e discussioni politiche. Inoltre è stato anche narratore e autore di drammi e commedie teatrali, insomma un letterato a tutto campo.
Il volume in oggetto ricomprende tutte le poesie, certamente non poche, scritte da Ramous ed è impreziosito dalla prefazione di un altro autore locale, già a noi noto, cioè Alessandro Damiani. Come è mia abitudine sono passato a leggere direttamente le liriche senza prima vedere quel che ha scritto Damiani, il tutto al fine di non essere influenzato nel mio giudizio, con una verifica sempre e solo successiva.
Le tante poesie sono componenti di raccolte diverse, i cui titoli tendono a dare un'idea del tema trattato. E' curioso notare come le prime liriche dell'autore portate a conoscenza di terzi con la pubblicazione sul mensile Delta, rivista culturale di alto profilo, abbiano una struttura tendente a riproporre una metrica classica, addirittura con rime finali alternate. Si tratta di elaborati giovanili in cui è presente inevitabilmente un influsso scolastico. La prima silloge ad avere l'onore della pubblicazione nel 1938 con tanto di segnalazione della Reale Accademia d'Italia è Nel canneto, un lavoro particolarmente evoluto, con versi non stantii, ma luminosi e intrisi di allusioni simboliche che dipanano il tema della solitudine, con una presenza rilevante della terra natale, non ancora travolta dagli eventi successivi che indurranno il poeta a non pubblicare altro, almeno fino al 1953, tre lustri che fra leggi razziali, guerra mondiale e squilibri etnici evidentemente gli imposero un silenzio che era più forte e accusatore di tante parole. Quello è l'anno che quanto è maturato dentro scaturisce libero, come un fiume in piena, con la raccolta Vento sullo stagno, i cui versi riflettono lo straniamento e l'isolamento del poeta fiumano, travolto dagli eventi, ma mai domo, come canna al vento che si piega per poi raddrizzarsi. Sul palcoscenico della terra natia il simbolismo è sempre presente dove lo stagno rappresenta l'immobilità, ma anche l'isolamento della comunità che è rimasta, mentre il vento è l'elemento esterno, le decisioni degli uomini che comandano e che increspano la superficie, corrispondendo all'inquietudine di un popolo che non trova più la pace dei tempi migliori.
Potrei ancora andare avanti, ma le sillogi e le poesie nelle stesse contenute sono tante, il che comporterebbe una notevole estensione della recensione, finendola col renderla pressoché illeggibile a video.
Passo così all'ultima raccolta, di trentacinque liriche, uscita per i tipi di Rebellato nel 1977 e intitolata Pietà delle cose.
Sono i versi della maturità, della riflessione il più profonda possibile sulla condizione dell'uomo, sono versi stringati, direi sintetici, quasi che avesse fretta di concludere però cercando di dire tanto in poco e sullo sfondo, ma sempre più protagonista, c'è sempre lei, la città natale.
E fra le ultime, la poesia finale è in fin dei conti un omaggio all'esistenza, alla resilienza di un'umanità che trova nelle sue difficoltà e nel suo dolore la forza di vivere. E' con questa che chiudo la recensione di un libro che mi ha fatto conoscere un poeta dall'indubbia personalità, che riflette la condizione di un uomo che si sente straniero nella propria patria, ma che è anche in grado di evadere da quello che potremmo definire un esilio in casa propria, affrontando tematiche che sono e saranno sempre universali, quali la natura e la morte.
Non c'è che dire, Osvaldo Ramous mi ha convinto.
La spina
I pinnacoli, le volte aeree, le cupole
dei silenzi...Una mano ha vagato
tra gli incarichi dell'invisibile,
alla ricerca di una spina,
per risentirne la dolce dolorosa
puntura.
E' un vero peccato, quindi, che il volume sia fuori commercio, perché Ramous ha scritto delle poesie molto belle, ampiamente meritevoli di essere lette. La mia speranza è che all'editore vengano avanzate richieste di ripubblicazione tali da giustificare la stampa di un congruo numero di copie.
Osvaldo Ramous (Fiume, 11 ottobre 1905 – Fiume, 2 marzo 1981) è stato un poeta e scrittore italiano. Passò l'intera sua vita nella città di Fiume, che nel corso del XX secolo cambiò più volte nazione di appartenenza. Di seguito la sua produzione così come riportata su Wikipedia:
Recensione di Renzo Montagnoli

