Repetita non iuvant, di Piero Arese - Samuele Editore
Repetita non iuvant
di Piero Arese
Samuele Editore
Poesia
Pagg. 194
ISBN 979-12-81825-47-5
Prezzo Euro 18,00
Versione online Sbac! Prezzo Euro 8,00
Caro Editore,
Lei ha capovolto la clessidra. Da Repetita iuvant a Repetita non iuvant: così mi abbandona dentro la sconnessione, dove non sempre è facile cogliere lo sviluppo di un pensiero, per quanto esista. E per giunta l'assenza di una traccia scritta non mi aiuta certo a organizzare una risposta. Nel frattempo sono rimasto vedovo. Ho perso Odilia, la mia compagna dopo cinquantatré anni di matrimonio, più otto di filarino e adesso navigo tra scartoffie e incombenze burocratiche frustranti che acuiscono soltanto il dolore.
Vedi la vita tradotta in un codice. Weber sosteneva che il burocrate è l'essere più disumano. Se ti manca un timbro non certifica la morte. Ma io aggiungerei che non dichiara neppure la nascita.
Che posso fare? Pezzo dopo pezzo cerco di ricomporre il mosaico. E non è facile, soprattutto a settantotto anni. Dunque la sconnessione adesso è ancora più feroce.
Per una vita ho dovuto interiorizzare i processi conoscitivi, le letture effettuate, per tentare di stabilire un rapporto tra i numeri in colonna e una “terra desolata”. Nel formicolio sotterraneo dove si genera la vita ho cercato le parole che ho ritenuto degne, nella loro corrispondenza, di lasciare una traccia sopra un foglio bianco. Nella circolarità temporale e spaziale di T.S. Eliot ho trovato importanti risposte sotto il profilo letterario. Ma Eliot è stato anche l'autore della Terra Desolata, dove Aprile è il mese più crudele, poiché genera lillà da terra morta. Primavera, dunque, non brilla più nell'aria.
Questa inversione di senso la scoprimmo io, Livio e Paolo, miei compagni della prima giovinezza. Erano gli anni 60. Presi da una frenetica ansia di conoscere, seduti sui famosi tre scalini sotto casa di Paolo dove ogni sera era la scoperta di un nuovo poeta. Il lillà è un fiore pregno di simbologie misteriose, soprattutto nella letteratura nord-americana: oltre che in Eliot ritorna più volte in Whitman. Il ciclo del tenero lillà assume quindi, come potrà ben comprendere, la sua importanza nello sviluppo della mia ricerca per i riferimenti esistenziali che comporta.
E
la Storia, nella sconnessione, dov'era? La Storia scorreva nella
città lemme, dove bambino ho visto correre, in un circuito
cittadino, Fausto Angelo Coppi. I grandi campioni dello sport
trascendono il proprio ambito agonistico per assumere la funzione di
simboli di un determinato periodo storico. Oltre che essere fonte
d'ispirazione per poeti e pittori. Coppi è stato questo. Era
l'Italia del dopoguerra che andava in bicicletta e si assiepava sui
colli per vedere, tornante dopo tornante, quest'uomo salire
leggero, senza quasi mai alzarsi sui pedali. Un uomo complicato che
non ha mai alzato le braccia tagliando un traguardo. Qualche volta
alzava una mano appena, ma a stento, come per l'accenno di un
saluto. Oppure come chi vuole scacciare dalla mente un pensiero
maledetto,” la guigne” direbbero i francesi. O forse ancora
addirittura per chiedere scusa agli avversari, per i pesanti
distacchi inflitti. Nella sconnessione si creano vie di fuga per
avere qualche riferimento temporale, spaziale che riscatti
l'immobilismo della vita reale: come chi cerca di superare una
difficile parete per esaltare e giustificare la sua ricerca
dell'inutile. Andreas Hinterstoisser appartenne alla schiera degli
uomini “che non si voltano”. Superò un difficile passaggio sulla
nord dell'Eiger, ma non considerò la conformazione degli appigli
che non permettevano la presa nel movimento in senso inverso,
pregiudicando così ogni possibilità di ritorno. E così morì
appeso alla parete.
A Edmund Hillary, il conquistatore
dell'Everest, domandarono quale ragione lo avesse spinto a sfidare
una montagna così gravida d'incognite.
Piero Arese
L'uomo
triste cerca la sera
anche se la odia.
Con le sue ombre
lo
cancella agli altri
e solo se ne va
per lunghe vie
deserte.
Uomo e sera s'incontrano
nel vento che spazza la
strada
e fa alzare il bavero.
1963
Ancora
su Paul Klee
La
massima semplificazione si verifica progressivamente
non tramite
moti verticali né tantomeno orizzontali
si tratta piuttosto di
ripercorrere,
ma a rovescio
la trama connettiva di una
qualsiasi micro/macro entità:
si giunge infine ai
piedi dell'albero dal tronco
trasparente che del mondo rivela
l'incessante
metamorfosi
trasformandosi
incessantemente:
attraverso un
multiplo perimetro rettangolare
il colore si scompone, si
sfrangia
e al centro un'ellisse infuocata:
ecco
l'autunno
là dove tutto è semplice.
1981
Che
sia consumata fino in fondo
la separazione della parola dal suo
senso
e della colpa dalla sua espiazione
nella perfetta
inutilità dell'impossibile
solo nella sua mancanza si ripete
il tempo
là dove risuona l'eco della voce
e il vecchio
fiume ricomincia dalla foce.
2004
Odilia
Appiccicato
alle parole
sento che mi sta arrivando
addosso la
tempesta,
ma se i significati cedono
chi mi
salverà?
Trafitto nella gola da una freccia avvelenata
come
potrò gridare al mondo il mio dolore
quando mi guardi con gli
occhi del male che ti consuma?
Sento vocali e consonanti che
precipitano,
sprofondano dentro me attraversano
zone oscure
dove nasce prima la consapevolezza
poi l'amore per il male che
genera o anche solo
ricompone un alfabeto confuso in un
senso
nuovo mai conosciuto prima:
rinascono parole che il
labbro sussurra appena:
così amore e tumore si danno la mano e
fanno rima.

