Il passepartout, di Giovanni Borroni
Il passepartout
di Giovanni Borroni
La mia vita la so, la conosco,
e non ne rimpiango il passato:
ne ricordo ciò che mi serve,
non vorrei più viverla ancora.
Ho sfiorato e segnato altre vite,
alcune le ho sciupate o abbellite,
ma quello che è stato è già stato
e ciò che sarà lo vedremo
usando esperienze e follia
per farne altro senno del poi.
Se sarò ricordato o scordato
non lo so né lo voglio sapere;
non voglio riavere la mia vita,
né farne commemorazioni.
Finché sono al mondo vorrei
esplorarne un po' delle altre:
di quelle dei mille «se invece»
che ho seminato per strada,
Ma non ho né tempo né voglia
per scorrere tutta la storia,
quasi tutta passata soltanto,
come in questa mia vita reale,
in immemori prima ed in dopo
che non lasciano tracce di sé
e fanno dei giorni un trascorso
tra momenti scolpiti in ricordi.
Di tutte le vite eventuali
che purtroppo restarono tali
e di quelle che fu una fortuna
lasciarsele scorrere a fianco
vorrei solo sentire i profumi,
le vampate sublimi o violente.
Per questo posseggo una chiave
che apre anche porte segrete
e illumina il tanto che basta
la scena pur senza scomporla
e mi lascia provarne il sapore
fin dentro il profondo del cuore
così da serbarne memoria
finché durerà questo mondo:
quello, il solo, che ho da guadare.
Quella chiave si chiama poesia
e per lei non ci sono confini;
a volte non riesce a parlare,
a trovar le parole e la voce
per farsi sentire dagli altri
ma come un cane fedele
mi riporta ogni cosa che trova,
da me riesce a farsi capire.
Da Appunti incompiuti di viaggio (ChiareVoci, 2025)

