Il crollo della ragione, di Renzo Montagnoli
Il crollo della ragione
di Renzo Montagnoli
Occorre fare un salto sui social e leggere con attenzione diversi interventi per comprendere che esiste un problema generale, che non esito a definire molto grave. D'altra parte, un tempo, nemmeno molto lontano, la gente faceva due chiacchiere e si scambiava le opinioni o nella piazza del paese, oppure al bar. All'epoca le persone erano meno istruite, ma non per questo meno idonee a conversare, e se è vero che di fronte a un bicchiere di vino si amava parlare soprattutto di sport, nell'agorà si discuteva di ben altro, di politica.
Erano in fondo, quelli, tempi felici, magari con dialoghi chiassosi e animati, ma quasi sempre privi di litigiosità, e se lo scemo del paese si alzava dal fondo a dire la sua, quasi sempre sballata, s'alzava subito un coro a zittirlo.
Oggi non è più così, la gente non si parla guardandosi negli occhi, ma si incontra virtualmente in internet, nei social, tipo facebook, e lì silenziare una voce che straparla non è così semplice, al massimo si può bloccarla, senza tuttavia che non possa farsi sentire in altre conversazioni.
Ebbene, da una verifica che ho fatto nel corso di circa cinque anni, mi è sorto il dubbio che alla fine dello scorso secolo sia avvenuto un cataclisma di cui ci si accorge solo ora.
Mi spiego subito. Negli anni che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale al 2000 nelle discussioni si trovava gente che ragionava, magari qualche volta errando e che comunque esprimeva concetti basati su fatti o scritti di altri, personalmente elaborati, a volte errati, ma comunque farina del proprio sacco.
Ai giorni nostri è come se un virus avesse colpito gli italiani (oso sperare che gli altri popoli ne siano esenti, ma ho più di un dubbio), perché tanti, troppi non riescono a fare un ragionamento logico, al massimo ripetono come pappagalli slogan ideati da altri. In pratica è raro trovare qualcuno che esprima un concetto elaborato da lui, mentre più spesso c'è il vuoto assoluto, gente che più che parlare, blatera.
E' evidente che un popolo così fa poca strada, perché abituare il cervello a ragionare non è un optional, ma una necessità per non inaridire, per non essere semplicemente passivo, preda del pensiero altrui, spesso gridato e imposto. In questo terreno di gente asfittica nascono e si consolidano le dittature, tramontano i sentimenti, perfino i sogni, insomma una mente che non lavora si ferma.
A questo fenomeno s'accompagna, e con ogni probabilità ne è la causa, un imbarbarimento culturale, una dissociazione dal piacere della conoscenza, fenomeni che aprono le porte a un popolo di sottomessi da panem et circentes.
Si dirà che è il ventre molle del paese, che non è mai mancato, ed è vero, però oggi questo ventre molle è gran parte dell'Italia e sta espandendosi a vista d'occhio.
Non voglio trarre delle conclusioni catastrofiche, ma sinceramente non riesco a vedere un futuro roseo, ammesso che ci sia un futuro.

