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Reparto n. 6, di Anton Cechov, edito da Urban Apnea e recensito da Katia Ciarrocchi

Reparto n. 6, di Anton Cechov, edito da Urban Apnea e recensito da Katia Ciarrocchi

Reparto n. 6 – Anton Cechov – Urban Apnea – Pagg. 108 – ISBN 9791280639189 – Euro 13,00



Quando ho iniziato a leggere Reparto n. 6 di Anton Cechov, non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Certo, conoscevo la fama dell'autore, la sua maestria nel dipingere l'animo umano con tratti delicati e al contempo penetranti, tuttavia, nulla mi aveva preparato all'impatto emotivo e intellettuale che questo breve racconto avrebbe avuto su di me.
La storia si svolge in un ospedale di provincia, nel reparto psichiatrico numero 6, un luogo desolato e opprimente, simbolo di un mondo in cui la sofferenza umana è ignorata o, peggio ancora, accettata come inevitabile. Il protagonista, il dottor Andrej Efimyc Ragin, è un uomo colto, disilluso dalla vita, che ha trovato rifugio in una filosofia distaccata e cinica; l'incontro con Ivan Dmitric Gromov, un paziente affetto da mania di persecuzione, scuote le fondamenta delle sue convinzioni.
Leggendo, mi sono trovata a riflettere sul concetto di follia, Cechov ci presenta Gromov come un uomo tormentato, ma non privo di lucidità. Attraverso i suoi occhi, vediamo un mondo che non è meno folle di lui: un mondo dove l'indifferenza, l'ingiustizia e la crudeltà sono all'ordine del giorno. E qui sorge la domanda: chi è il vero folle? Gromov, che reagisce con terrore a un mondo ostile, o Ragin, che ha scelto di chiudere gli occhi di fronte a esso?
La parte cruciale del racconto è proprio il rapporto che si sviluppa tra questi due uomini: i loro dialoghi sono densi di significato, esplorano questioni esistenziali e morali con una profondità che mi ha lasciato senza fiato. È come se Cechov stesse sussurrando direttamente al mio orecchio, sfidandomi a guardare oltre le apparenze, a riconoscere la fragilità e la dignità di ogni essere umano.
Man mano che la storia si sviluppa, vediamo il mondo di Ragin sgretolarsi, la sua discesa nella follia non è altro che il naturale epilogo di una vita vissuta nel compromesso e nella rinuncia. E quando alla fine si ritrova internato nel reparto che un tempo osservava con distacco, la sua tragedia diventa la nostra. Mi sono chiesta: quante volte, nella nostra vita quotidiana, scegliamo di non vedere, di non sentire, di non agire? E quali sono le conseguenze di queste scelte?
Il racconto è una denuncia potente del sistema sanitario e sociale dell'epoca, ma Cechov non si limita a una critica esterna, ci invita a guardarci dentro, a confrontarci con le nostre complicità e omissioni. E lo fa con una prosa che è al contempo semplice e poetica, capace di catturare l'essenza delle emozioni e dei pensieri più profondi.
Reparto n. 6 non è solo una storia sulla follia e sull'ingiustizia, è una meditazione sulla condizione umana, sul bisogno di empatia e di azione; Cechov ci mostra che la vera follia è l'indifferenza, e che la salvezza, se mai esiste, risiede nella capacità di vedere l'altro, di riconoscerne il dolore e di agire per alleviarlo.
Questo racconto mi ha lasciato con molte domande e una certezza: non possiamo permetterci di essere spettatori passivi nella vita, dobbiamo essere presenti, attenti, umani. E in questo, Cechov è un maestro ineguagliabile.


Katia Ciarrocchi


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