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Il signore delle mosche, di William Golding, edito da Mondadori er recensito da Katia Ciarrocchi

Il signore delle mosche, di William Golding, edito da Mondadori er recensito da Katia Ciarrocchi

Il signore delle mosche – William Golding - Mondadori – Pagg. 288 – ISBN 9788804797036 – Euro 13,50



Il signore delle moschedi William Golding è un viaggio brutale nell'animo umano, un'esplorazione profonda e spietata delle forze che regolano la nostra natura più primitiva. È una lettura che non ti lascia indifferente, ti cattura e ti trascina in un mondo dove le convenzioni sociali si sgretolano e, nel loro crollo, emerge il lato oscuro dell'essere umano.
L'ambientazione sembra quasi idilliaca: un gruppo di ragazzi naufragati su un'isola deserta, senza adulti, liberi di creare il loro piccolo mondo. Ma ben presto, la promessa di un paradiso infantile si trasforma in un incubo.
Ralph, il protagonista, viene eletto leader e si cerca di mantenere un ordine, di costruire un sistema che garantisca la sopravvivenza e la salvezza. Ma a poco a poco, il sogno della civiltà si scontra con le paure irrazionali, con l'avidità di potere e con l'oscurità che ognuno dei ragazzi porta dentro di sé.
Golding riesce a costruire una tensione che cresce a ogni capitolo, Jack, inizialmente presentato come un ragazzo impulsivo, si trasforma in un leader tribale, abbracciando la violenza e la barbarie come un mezzo per controllare gli altri. La divisione tra Jack e Ralph diventa il simbolo del conflitto eterno tra civiltà e caos, tra razionalità e istinto, tra il desiderio di ordine e la tentazione di abbandonarsi alla brutalità.
Uno dei momenti più significativi è senza dubbio la scena in cui Simon scopre la vera natura del “mostroe poi viene ucciso dai suoi compagni in un frenetico rituale tribale, un passaggio questo tanto potente quanto disturbante ed è qui che il romanzo raggiunge il suo picco emotivo e simbolico. La morte di Simon rappresenta la caduta definitiva della ragione e della compassione, e simboleggia il punto di non ritorno per i ragazzi. Non c'è più spazio per la speranza: la civiltà è definitivamente corrotta, e i demoni interiori hanno vinto.
Interessante come Golding utilizza i personaggi e l'isola come simboli se andiamo ad esaminare l'isola stessa diventa una sorta di microcosmo della società umana, la conchiglia, inizialmente usata per convocare i ragazzi e stabilire ordine, è un simbolo di civiltà e regole che lentamente perde il suo potere. Gli occhiali di Piggy rappresentano la conoscenza, la razionalità, e la visione chiara delle cose, ma quando vengono danneggiati, anche la capacità di vedere il mondo in modo lucido svanisce.
Il “Signore delle moschecioè la testa di maiale infilzata su una lancia, è l'immagine più potente del romanzo, incarnazione del male puro e del caos interiore. Quando parla a Simon in una visione, ci svela che il vero mostro non è qualcosa di esterno, ma è dentro ogni essere umano, è il male che esiste dentro di noi e che aspetta solo l'occasione giusta per emergere.
William Golding non ci offre un ritratto consolatorio della natura umana, anzi, ci mostra quanto sottili siano i confini che ci separano dal caos. L'autore sembra suggerire che, in assenza di regole e autorità, la nostra tendenza naturale sia verso la violenza e la distruzione. È una visione profondamente pessimistica, ma anche incredibilmente reale.
Golding ci ricorda che la civiltà è fragile e che sotto la superficie della nostra vita quotidiana si nasconde un potenziale di oscurità. “Il signore delle mosche” è una riflessione profonda sulla condizione umana, sulla lotta eterna tra bene e male, ordine e anarchia, speranza e disperazione.
È una lettura intensa, a tratti difficile, ma estremamente gratificante, ogni pagina ci sfida a guardarci dentro e a riconoscere che, anche nelle situazioni più disperate, siamo noi stessi il nostro peggior nemico. Un classico intramontabile che non smette mai di sorprendere.


Citazioni tratte da: Il signore delle mosche di William Golding

Da una parte c'era il mondo brillante della caccia, le tattiche, l'adrenalina feroce, l'astuzia; dall'altra, ecco il mondo del buonsenso comune, le sue aspirazioni e il suo sconforto. (pag 82)

Il punto è che chi fa il capo deve pensare, deve essere saggio. Ma se ti lasci sfuggire l'attimo, le decisioni poi devi prenderle in fretta e furia. Ecco perché sei costretto a pensare, perché il pensiero è prezioso, dà buoni frutti… (pag 91/92)


Katia Ciarrocchi


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