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Sbandato, di Alessandro Porro - ChiareVoci Edizioni

Sbandato, di Alessandro Porro - ChiareVoci Edizioni

Sbandato

di Alessandro Porro

ChiareVoci Edizioni

Narrativa

Pagg. 135

ISBN 979-8244216523

Prezzo Euro 14,00


Consultabile e acquistabile nel sito di ChiareVoci Edizioni e sulla piattaforma Amazon  anche con Carta Cultura Giovani, Carta del Merito, Carta del Docente e/o Carta della Cultura



 Memoria familiare e storia collettiva



Sbandato di Alessandro Porro è un libro che nasce da una domanda semplice e insieme radicale: che cosa resta di una vita quando a parlarne sono le fotografie, i ricordi frammentari, le reticenze della memoria familiare? A partire da un piccolo archivio di immagini ritrovate, l'autore ricostruisce la vicenda del nonno Piero Porro, nato nel 1920 e cresciuto sotto il fascismo, chiamato giovanissimo a prestare servizio militare sulle Alpi occidentali durante la Seconda guerra mondiale.

La storia raccontata nel libro non segue l'andamento epico o celebrativo tipico di molta memorialistica bellica. Al centro non c'è l'eroe, ma un ragazzo di pianura catapultato in alta montagna, arruolato nella Guardia alla Frontiera, costretto a imparare a sciare, a sopravvivere al freddo, alla fame e alla lontananza da casa. Le sue esperienze – l'addestramento, la vita nelle baracche, le competizioni sciistiche tra militari, le visite dei familiari in zona di confine – emergono come episodi isolati, spesso contraddittori, segnati da una strana miscela di spensieratezza giovanile e inconsapevolezza storica.

Attraverso la figura del nonno, Sbandato diventa il ritratto di una generazione cresciuta nella retorica fascista e mandata in guerra senza comprenderne davvero il senso. Porro evita il giudizio ideologico esplicito e preferisce lasciare parlare i dettagli: una fotografia senza la penna sul cappello, una didascalia ambigua, un disegno che corregge o tradisce l'originale. È in queste discrepanze che si manifesta il tema centrale del libro: l'ambiguità della memoria, capace di conservare e allo stesso tempo deformare, rimuovere, reinventare.

Dal punto di vista strutturale, Sbandato è un testo ibrido, a metà tra memoir familiare, saggio storico e narrazione orale trascritta. Le fotografie non svolgono una funzione illustrativa, ma generativa: ogni immagine apre un capitolo, innesca una digressione, richiede un approfondimento storico o geografico. La narrazione procede per blocchi tematici e associativi più che per rigorosa linearità cronologica, alternando ricordi personali, ricostruzioni documentarie, riflessioni sulla cultura dell'epoca (dalla musica leggera degli anni Trenta alla propaganda giovanile dei Balilla).

Il libro mantiene volutamente un ritmo colloquiale, eredità della sua origine come progetto podcast, ma la forma cartacea consente un diverso tempo di lettura: lo sguardo può soffermarsi sulle immagini, sulle date, sui luoghi, sulle fonti. In questo passaggio dall'oralità alla pagina, Sbandato si configura come un'opera autonoma e complementare, capace di tenere insieme microstoria e macrostoria, memoria privata e storia collettiva.

Ne risulta un libro sulla disillusione e sulla giovinezza sacrificata, ma anche sul gesto paziente del ricostruire: rimettere in fila frammenti, accettare le zone d'ombra, restituire voce a tracce che sembravano mute. Non per riscrivere la Storia, ma per ascoltarla nel punto in cui attraversa, silenziosamente, una vita qualunque.