Sunay Akın. Dialogo con un poeta e museologo turco, di Roberta Luongo, edito da Le Voci del Museo e recensito da Claudia Piccinno
Sunay Akin. Dialogo con un poeta e museologo turco - Roberta Luongo- Le Voci del Museo – Pagg. 171 – ISBN 9788879709293 – Euro 22,00
Recensione di Claudia Piccinno
Trattasi di un libro che va oltre il semplice profilo biografico: è una testimonianza appassionata su come la cultura, la memoria e l'arte possano trasformarsi in un progetto sociale concreto. Attraverso il dialogo tra Luongo e Akin, emerge la figura di un intellettuale che vede nella bellezza degli oggetti, nella forza dei ricordi e nella poesia un mezzo per educare, unire e ispirare la società. Il museo diventa così non un luogo statico, ma un laboratorio di civiltà e aggregazione. La natura dialogica della narrazione potrebbe lasciare alcuni lettori con la sensazione di voler approfondire certi argomenti, perché alcune parti restano più abbozzate, soprattutto sul contesto storico più complesso della Turchia. Invece è proprio il tono, molto amichevole e confidenziale, ch'io ritengo un punto di forza, perché leggendo questo libro ci sembra di essere insieme ai due interlocutori a prendere il tè, e Sunay appare il custode della nostra infanzia.
Un tema fondante del libro è la memoria: quella personale di Akin, ma anche la memoria collettiva del popolo turco. Il museo diventa un luogo dove custodire oggetti-testimonianza della vita quotidiana, della storia sociale, di un passato che rischia di perdersi. Roberta Luongo, antropologa ed etnologa che nel 2015 trascorre dei mesi nell'Istanbul Oyuncak Muzesi, sa bene che per Akin, il museo non è un'istituzione elitaria, ma uno spazio accessibile, educativo, capace di coinvolgere il pubblico su più livelli: emotivo, intellettuale, civico. Il costante dialogo tra lei e Sunay mette in luce come la collezione non sia fine a sé stessa: la passione per gli oggetti è legata a una missione più ampia di sensibilizzazione sociale e culturale. Sunay Akin è un poeta, la sua sensibilità poetica permea anche il suo lavoro da museologo. Il linguaggio poetico, la capacità di raccontare storie, di evocare ricordi, di creare immagini mentali, diventano strumenti per “leggere” gli oggetti del museo, per trasformarli in narrazioni viventi. La poesia non è separata dal progetto museale, ma è parte integrante: Sunay Akin racconta la sua vita, il suo rapporto con Istanbul, la storia turca, con profondità emotiva e s'interfaccia coi visitatori in maniera tanto naturale, quanto eccentrica. Egli infatti è convinto che una società informata sulla propria storia e il proprio patrimonio sia più capace di partecipare attivamente alla vita pubblica. Attraverso il dialogo con Akin, la Luongo riesce a tracciare le vicende di un secolo di storia turca, filtrate attraverso la prospettiva di un intellettuale che ha vissuto e riflettuto su questi momenti. Pur essendo il prodotto di una lunga ricerca di dottorato, questo libro non ha lo stigma del trattato accademico, ma si legge come un romanzo e ci testimonia che i bambini hanno ovunque gli stessi sogni e desideri. I balocchi del Museo prendono vita nei ricordi del poeta e nella trascrizione dell'autrice e ci riportano in un immaginario collettivo che non ha punti cardinali, né confini. I richiami al Museo Guatelli di Ozzano Taro in provincia di Parma incuriosiscono il lettore appassionato e ci invitano a una personale mappatura di tutti i musei del giocattolo.
Consiglio questo testo non solo a operatori museali, ma a tutti gli appassionati del giocattolo e ai turisti amanti della Turchia.
Certamente in cima ai miei progetti futuri c'è una visita all'Istanbul Oyuncak Muzesi che senza questo libro della Luongo non avrei mai conosciuto così nel dettaglio.

