L’enigma della camera 622, di Joel Dicker, edito da La nave di Teseo e recensito da Katia Ciarrocchi
L'enigma della camera 622 – Joel Dicker – La nave di Teseo – Pagg. 648 – ISBN 9788834608777 – Prezzo Euro 18,00
Ho
letto L'enigma
della camera 622 di Joël
Dicker con
curiosità e con il desiderio di ritrovare quel magnetismo che mi
aveva catturata ne La
verità sul caso Harry Quebert,
nonostante la premessa intrigante, la mia esperienza di lettura è
stata diversa da quella che avevo immaginato.
La
storia ruota intorno a un delitto rimasto irrisolto, consumato anni
prima nella misteriosa stanza 622 del Palace de Verbier, e da subito
l'atmosfera promette mistero, tensione e rivelazioni. C'è
l'eleganza di una banca ginevrina, le rivalità familiari, i giochi
di potere e anche amori segreti. Gli elementi del giallo, quindi, ci
sono tutti, ma la loro orchestrazione non sempre riesce a mantenere
la stessa presa dall'inizio alla fine.
Ho
apprezzato l'intento dell'autore di inserire nel romanzo una
componente molto personale; infatti, il protagonista non è un
personaggio fittizio come Marcus Goldman, ma Joël stesso,
e questo porta con sé il dolore per la perdita del suo editore e
mentore Bernard
de Fallois.
È un omaggio commosso, un modo per unire l'indagine a una
riflessione sul mestiere di scrivere e sul legame profondo con chi ha
creduto nel suo talento. Questo lato intimo e sincero dà al romanzo
un sapore diverso rispetto a Harry
Quebert,
quasi più malinconico e introspettivo.
Tuttavia,
non posso negare che in più punti la narrazione mi sia sembrata
appesantita, i salti temporali continui, i numerosi personaggi
secondari, le digressioni su rapporti familiari o bancari, finiscono
per dilatare la trama e rendere la lettura meno scorrevole. Ho
provato una certa fatica a restare concentrata e, a tratti, ho
percepito quel senso di noia che raramente si incontra nei romanzi
gialli.
Dove Harry
Quebert sapeva
inchiodarmi alla pagina con la sua tensione crescente e i colpi di
scena sorprendenti, qui l'intreccio si distende con lentezza,
perdendo un po' del suo potere magnetico.
Il
mistero della camera
622 si
rivela alla fine più legato a passioni private e fragilità umane
che a un grande intrigo. Non è un difetto in sé, perché i delitti
nascono spesso da sentimenti e ossessioni, ma la risoluzione non ha
avuto la stessa forza dirompente del caso Nola
Kellergan.
Mi è rimasto addosso un senso di incompiutezza, come se il puzzle
fosse stato ricomposto con fatica e senza l'effetto sorpresa che ci
si aspetta dopo centinaia di pagine di attesa.
È
un libro che non manca di eleganza, ma la sua trama, a tratti
dispersiva, finisce per indebolire l'impatto complessivo.
Citazioni tratte da: L'enigma della camera 622 di Joël Dicker
“Lo
sa perché l'amore è un gioco così complicato?”
“No,
signore.”
“Perché l'amore non esiste. È un miraggio, un
frutto della mente. Oppure, se preferisce, l'amore esiste,
potenzialmente, solo quando non si concretizza. È un'emanazione
della mente, fatto di speranza, attesa e proiezioni. Cosa sarebbe
successo se avessi raggiunto Anastasia? Forse si sarebbe annoiata.
Avrebbe trovato la mia conversazione scialba. Forse mi sarebbe
rimasto un pezzetto di insalata tra i denti e lei avrebbe avuto
un'immagine diversa di me.”
Le parole di Tarnogol risuonavano nella sua testa: non si può influenzare il destino degli altri, ma si può influenzare il proprio.
“Sono
stato felice con te,” disse Macaire.
“Anche io,” assicurò
lei.
“Chi è?” le chiese dopo un attimo di esitazione, senza
essere certo di voler sentire la risposta.
“Non ha
importanza.”
“Hai ragione: non ha importanza. L'amore non
è tanto un'alchimia quanto l'opera del tempo. L'amore è
soprattutto duro lavoro. Ti auguro di lavorare abbastanza da amare ed
essere amata.”
“Perché avevo la sensazione che la passione tra noi si fosse spenta. Che non condividessimo più niente. Io ero assorbito dalla banca, lei era occupata a fare non so cosa. Negli ultimi anni uscivamo insieme solo per partecipare a occasioni mondane. Sempre circondati, sempre con altra gente. Mai soli. In fondo, evitavamo di ritrovarci da soli. Facevamo fiorire, ognuno per conto proprio, il nostro piccolo giardino segreto, ma siamo stati incapaci di coltivare un orto insieme.”
“L'assenza di mancanza, se posso permettermi di dirlo, è un rivelatore terribile dello stato di una coppia.”
Dove
vanno i morti?
Ovunque ci si possa ricordare di loro.
Soprattutto tra le stelle. Perché queste non cessano di seguirci,
danzano e brillano nella notte, proprio sopra le nostre teste.
La vita è un romanzo di cui già si conosce la fine: il protagonista muore. La cosa più importante, in fondo, non è come va a finire, ma in che modo ne riempiamo le pagine. Perché la vita, come un romanzo, deve essere un'avventura. E le avventure sono le vacanze della vita.
Katia Ciarrocchi

