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La morte di Auguste, di Georges Simenon, edito da Adelphi

La morte di Auguste, di Georges Simenon, edito da Adelphi

La morte di Auguste

di Georges Simenon

Edizioni Adelphi

Narrativa

Pagg. 155

ISBN 9788845940057

Prezzo Euro 18,00



Un covo di vipere



Auguste Mature è arrivato Parigi dall'Alvernia da circa cinquant'anni e lì nella zona dei mercati generali ha rilevato un piccolo bistrot che, grazie al suo lavoro e anche a quello del figlio Antoine che ha associato all'iniziativa è diventato un ristorante famoso, un due stelle Michelin che ha fra i clienti anche note personalità. Purtroppo una sera, mentre sta conversando con degli avventori, viene colto da un ictus e muore. Le conseguenze della sua improvvisa scomparsa sono imprevedibili, perché, oltre al figlio che di fatto ormai gestiva il ristorante, Auguste ha una moglie allettata e incapace di intendere e di volere, e altri due figli, il giudice Ferdinand che è il maggiore, e l'alcolizzato Bernard, il minore. Soprattutto quest'ultimo, che è sempre pieno di debiti, suppone che ci sia di mezzo una grossa eredità e teme che il fratello Antoine provveda a imboscarla da qualche parte. Anche Ferdinand, sobillato dalla moglie, ha il sospetto che Antoine possa avere il malloppo del vecchio, soprattutto dopo essere venuto a conoscenza dal fratello stesso della notevole redditività del ristorante. Si svela così un covo di vipere, con la ricerca di un testamento che non troveranno, verranno invece in possesso di una chiave che si rivelerà essere quella di una cassetta di sicurezza. E' ovvio che soprattutto Ferdinand e Bernard facciano conto sul contenuto della cassetta, perché l'idea di poter avere una quota parte della valutazione del ristorante si rivela fallace, visto che da lì a tre anni l'intero quartiere sarà demolito. Non vado oltre, perché il finale è a sorpresa, sorpresa di cui non voglio privare il lettore di questo bel romanzo che mostra ancora una volta la straordinaria abilità di Simenon di sondare l'animo umano e di fornire un ritratto ben poco edificante della borghesia.

Quindi il mio consiglio è senz'altro di leggerlo, perché merita.



Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatre romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 75 romanzi e 28 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «... leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».



Renzo Montagnoli