Elenco incompleto degli errori che ricordo, di massimolegnani
Elenco incompleto degli errori che ricordo
di massimolegnani
Era un cagnetto senza collare e senza gloria, zoppicava, l'ho preso in braccio che era scosso da brividi. L'ho coccolato a lungo fino a che ha smesso di tremare, stava bene in un conforto a cui non era abituato. Come fosse un gatto l'ho lasciato andare dall'alto con parole di buon augurio. Il guaito prolungato nell'atterrare sulla zampa malata mi si è conficcato nelle orecchie come un acufene che non ti molla più.
Si chiamava Mauro ed era rosso di capelli, pedalavamo fino alla noia nella piazza del mercato, facevamo la gimkana tra gli alberi piantati a perimetro. Con una corda avevo legato il suo manubrio alla mia sella per fare un traino che richiedeva una sincronia di movimenti, lui non voleva, diceva che stare dietro era più pericoloso, tagliai corto: davanti ci sto io, poi ci scambiamo, una promessa falsa come Giuda. Io pedalavo, lui arrancava per non far tendere la corta, fosse stato più furbo si sarebbe lasciato trainare senza faticare. Mentre eravamo lanciati frenai di colpo, Mauro non se l'aspettava, mi superò finchè la corda lo bloccò e lo fece volare per aria come un angelo. Fresco di catechismo, la prima cosa che pensai prima che lui atterrasse: mai visto un angelo rosso!
Crescevo ma continuavo ad avere questi improvvisi vuoti d'intelligenza, brevi sospensioni di quel minimo raziocinio richiesto per non fare fesserie.
Patentato da poco, mi eccitava la velocità. Adoravo guidare sulle provinciali trafficate per fare la serpentina tra le auto, un dentro e fuori dalla colonna di macchine con una precisione da artista, ero un ballerino che non sbagliava un tempo, come mia nonna nel lavoro a maglia, sferruzzava veloce senza mai guardare i ferri ma non perdeva mai un punto. Io quel giorno il punto l'ho perso, nel rientrare nella fila ho calcolato male la frenata e, per non tamponare chi mi precedeva, mi sono di nuovo buttato a sinistra mentre mi veniva incontro un'auto. Il frontale non c'è stato solo per la bravura dell'altro pilota che per evitarmi s'è ribaltato in un campo. Tremando gli ho firmato una liberatoria in cui riconoscevo l'intera colpa dei suoi danni, mentre una folla inferocita voleva farmi passare la voglia di guidare. Fossimo stati in America mi avrebbero linciato, anche se ero bianco.
Era ancora il tempo delle grandi nevicate e quel giorno una bufera stava rendendo impraticabile l'autostrada. Procedevo in un'atmosfera irreale, tutto era un silenzio bianco e a mala pena distinguevo i limiti del tracciato. Vidi una macchina abbandonata senza nessuno a bordo, immaginai che l'automobilista avesse proseguito a piedi, era l'occasione di rendermi utile. In effetti poco più avanti vidi una figura che camminava a fatica sotto l'incredibile nevicata. Mi avvicinai a passo d'uomo per offrirgli un passaggio ma come toccai il freno la macchina scivolò in avanti fino a dare al malcapitato un colpetto sufficiente a farlo cadere nella neve. Insomma, ero cresciuto eppure ero ancora fermo all'episodio del cagnetto senza collare e senza gloria.

