Costante, di Lionella Favretto - Editrice Genesi
Costante
di Lionella Favretto
Editrice Genesi
Poesie
Pagg. 80
ISBN 9791281996618
Prezzo Euro 12,50
PREFAZIONE
In
linea con le precedenti raccolte, Penserò
le mie parole (2015)
e Correre
il tempo (2021),
la nuova silloge di Lionella Favretto, intitolata Costante,
conferma l'orientamento stilistico della scrittrice, impegnata
nell'esplorazione delle diverse forme della Poesia
percettiva,
cioè di un linguaggio poetico sostanzialmente ispirato dalle
emozioni sensoriali elaborate dal cervello con automatismi
identificativi, senza fare ricorso alla ricostruzione della realtà
illustrata dalle categorie definitorie elaborate dalla cultura. La
soglia temporale si assottiglia fin quasi a rendersi un'accennata
morsura in esalazione. Non c'è una vicenda, con la concatenazione
causale dei fatti fra loro collegati. Non esistono protagonisti
facilmente individuabili, al di fuori dell'Io
Poeta,
che manifesta un “lignaggio povero”, anzi definito con marcata
insistenza “povero povero”, a tal punto da apparire “assassino
di pensieri!”.
L'intreccio, tuttavia, è tutt'altro che
povero, ma anzi è ricco di imprevisti, azzardi, salti, rimandi,
apparizioni, velature, con panorami e angoli per lo più marini, ma
anche con incubi domestici. Dunque, potrebbe essere sostanzialmente
questa l'armonia
disarmonica dell'inconscio,
cioè quel pensare attraverso percezioni sensitive ed emotive
immediate, sulle quali non interviene l'azione logica,
sistematrice, etichettatrice, didascalica e divulgativa del
ragionamento umano. Una poesia senza gli archivi della memoria, che
sistemino il “per-la-quale” con precisi orientamenti
predeterminati dalle discipline scientifiche, cioè dal sapere
umano.
In questo “povero lignaggio” di un “assassino di
pensieri” non solo esistono appena lievissime tracce del tempo, che
– come tutti sanno – è una categoria mentale definita ed
elaborata dal cervello umano, ma non esiste neppure la divinità, che
probabilmente è la luce accesa nel cervello umano al sommo delle sue
capacità interpretative dell'esistenza, e non certo a livello
delle percezioni sensoriali ed emotive. Non esiste neppure il
concetto di eterno, che tuttavia viene brillantemente sostituito dal
vocabolo costante,
fino al punto di divenire la parola eponima dell'intera
silloge.
Tale lemma, nella lingua italiana, ha una doppia
funzione: la prima, più comune, è quella di aggettivo, cioè
significa stabile, durevole, continuo, tenace, con molti altri
sinonimi che qui si tralasciano. Ma costante è
anche un sostantivo che in ambito scientifico indica una grandezza
fissa che non varia mai, e che si mantiene sempre uguale a sé
stessa, come se fosse indifferente alla decadenza entropica che
investe tutto il cosmo. In ambito scientifico, infatti, si enumerano
le sette costanti dell'astrofisica, che sarebbero gemellari alle
sette meraviglie del mondo, magnificate in ambito mitologico e
letterario. Mutatis mutandis, costante,
all'interno del linguaggio poetico elaborato da Lionella Favretto
-che è scrittrice dotata di profonda deriva lessicale- rappresenta
un significato che si pone in un altius,
e potrebbe equivalere al divinum dei
linguaggi ideologizzati.
In aggiunta, va suggerito che è
sviluppata da Lionella Favretto una attenzione rivolta alla
surrealtà, cioè a un accrescimento per vastità e per profondità
delle significazioni espresse dalla realtà quotidiana. Tale
arricchimento è ottenuto dilatando la dimensione razionale con
quella onirica e la consapevolezza del conscio con le supposizioni e
le visioni dell'inconscio.
Ulteriore potenziamento del linguaggio poetico si constata nella poesia di Favretto con il rinvenimento di tracce amatoriali dedicate alla letteratura della fantascienza. Al riguardo si legga con attenzione la poesia XXVII, caratterizzata dall'insistita allitterazione ho visto cose che straziano: viene subito alla mente la nota espressione topica della letteratura di fantascienza ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare, tratta dal film capolavoro Blade Runner (1982) di Ridley Scott, a sua volta derivato dal romanzo di fantascienza, Il cacciatore di androidi di Philip Kindred Dick.
La poesia di Lionella Favretto nel suo complesso si presenta come un'avventura letteraria, costruita con riferimento alle più attuali applicazioni psicanalitiche sull'inconscio, sulla surrealtà e anche sulla fantascienza, in un'esalazione di citazioni velate dei precedenti artistici in tali settori della Poesia, confinanti con la cinematografia e con le scienze matematiche, pur esercitando il richiamo nascosto dell'elemento autobiografico personale e familiare, a riprova che la parola poetica è la principale invenzione realizzata dall'umanità, capace di costruire la storia e i suoi corollari di implicazione espansiva.
Sandro Gros-Pietro
La
misura e il rigore dell'armonia sono le note distintive della
formazione e della scrittura di Lionella
Favretto.
Musicologa, studiosa delle forme sonore semplici del passato e del
presente, ha trasferito nei suoi versi la misura, il ritmo severo e
l'armonia lieve della sua città, Torino, e lo spaesamento sapiente
e curioso di coloro che si sono formati negli anni del
disincanto.
Vive a Torino, dove svolge la sua attività
professionale nelle istituzioni scolastiche.
Ha pubblicato nel
2015 il libro Penserò
le mie parole.

