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Anna dai capelli rossi, di Lucy Maud Montgomery, edito da Liberamente e recensito da Katia Ciarrocchi

Anna dai capelli rossi, di Lucy Maud Montgomery, edito da Liberamente e recensito da Katia Ciarrocchi

Anna dai capelli rossi - Lucy Maud Montgomery - Liberamente – Pagg. 304 – ISBN 9788863114317Euro 12,00



Recensione di Katia Ciarrocchi



Rileggere Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery in età adulta significa sottrarlo definitivamente alla categoria rassicurante del classico per l'infanzia e restituirlo alla sua natura di romanzo di formazione complesso, radicato in una precisa cultura rurale e attraversato da tensioni psicologiche tutt'altro che ingenue. Pubblicato nel 1908 e ambientato nell'Isola del Principe Edoardo di fine Ottocento, il libro costruisce un microcosmo comunitario che funziona come laboratorio morale e sociale.
La vicenda è nota, un errore nell'adozione porta a Green Gables una bambina invece del ragazzo richiesto; tuttavia, ridurre il romanzo alla sua trama significherebbe trascurare la sua architettura profonda. Anna Shirley non è semplicemente un personaggio eccentrico e fantasioso, è una coscienza in formazione che utilizza il linguaggio e l'immaginazione come dispositivi di autoconservazione. L'eccesso verbale, la tendenza a rinominare il mondo, l'enfasi lirica con cui trasfigura la realtà non sono capricci caratteriali ma strategie compensative di una soggettività segnata dall'abbandono e dall'instabilità affettiva.
Montgomery intreccia in modo sottile il mondo interiore di Anna con l'ambiente che la circonda, infatti la comunità, con le sue regole e le sue aspettative, diventa il banco di prova su cui l'identità della protagonista si misura e si definisce. Il cuore del romanzo sta proprio in questo confronto tra individualità e contesto sociale. Crescere, per Anna, non significa smettere di essere diversa, ma imparare a dare forma alla propria eccentricità dentro uno spazio condiviso, senza rinunciare a ciò che la rende unica.
Il rapporto tra Anna e Marilla Cuthbert non nasce da una sintonia immediata, all'inizio tra le due c'è distanza, fatta di rigidità, incomprensioni e piccoli attriti quotidiani, e proprio dentro questa difficoltà Lucy Maud Montgomery costruisce con grande misura l'evoluzione del loro legame. Senza ricorrere a facili sentimentalismi, l'autrice mostra come la relazione si trasformi lentamente attraverso gesti semplici, attenzioni quotidiane e una presenza che diventa via via più significativa, suggerendo che la famiglia non è soltanto un legame di sangue, ma può nascere anche dalla responsabilità, dalla cura e dalla volontà di riconoscersi reciprocamente.
Nel romanzo emerge con chiarezza anche il tema dell'istruzione e dell'ambizione femminile, affrontato con una sensibilità sorprendente per l'epoca. In un contesto in cui alle donne erano offerte poche possibilità, Anna afferma con naturalezza il diritto a studiare e a mettere alla prova la propria intelligenza. Il confronto con Gilbert Blythe non è solo un elemento narrativo, ma diventa il segno di un desiderio di parità. La sua vivacità intellettuale non viene mai smorzata per renderla più accettabile e proprio questa sicurezza le permette di immaginare un futuro che non si limita allo spazio domestico.
Sul piano stilistico, Montgomery sceglie una prosa chiara e mai banale, una sottile vena ironica attraversa il racconto e ne controlla le possibili derive sentimentali. Il tono alterna leggerezza e riflessione, consentendo una doppia lettura. La fortuna del romanzo, rafforzata negli anni anche dagli adattamenti televisivi come la serie animata Anna dai capelli rossi, non dovrebbe far dimenticare la sua forza letteraria. Il libro possiede infatti una struttura solida e una ricchezza di temi che vanno ben oltre l'immagine ormai iconica della protagonista.
Questo è chiaramente come un vero romanzo di formazione che continua ancora oggi a parlare ai lettori. Bellissimo rileggerlo in età adulta!


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