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La leggenda del santo bevitore, di Joseph Roth, edito da Adelphi e recensito da Katia Ciarrocchi

La leggenda del santo bevitore, di Joseph Roth, edito da Adelphi e recensito da Katia Ciarrocchi

La leggenda del santo bevitore. Racconto – Joseph Roth – Adelphi – Pagg. 88 – ISBN  9788845901744 – Euro 10,00


Recensione di Katia Ciarrocchi



La natura degli uomini è tale che subito vanno in collera se non ottengono di continuo tutto quanto sembra aver loro promesso un destino casuale e passeggero. Così sono gli uomini…


Una parabola laica sulla dignità e sull'impossibilità della redenzione
La leggenda del santo bevitore occupa una posizione singolare all'interno dell'opera di Joseph Roth. Pubblicata postuma nel 1939, questa breve novella può essere letta come un epilogo coerente e spoglio di ogni retorica della sua produzione narrativa, un testo che rinuncia alla costruzione romanzesca ampia per concentrarsi su una figura marginale e su un gesto minimo, caricato di un valore simbolico decisivo.
Andreas Kartak, clochard parigino e alcolizzato, non è costruito come un personaggio psicologicamente complesso, bensì come una figura esemplare. Roth lo colloca deliberatamente fuori dalla società produttiva, in uno spazio limitato, i ponti della Senna, i bistrot, le notti parigine, che diventa il teatro di una vicenda più morale che narrativa. La trama, ridotta all'essenziale, procede per episodi ripetitivi e deviazioni continue, in un movimento circolare che nega ogni progressione classica.
Il cuore del racconto non è tanto la possibilità della redenzione quanto la sua costante sospensione. Il debito che Andreas contrae, i duecento franchi da restituire a Santa Teresa di Lisieux, assume la forma di un imperativo etico, non religioso. Non pentimento, c'è piuttosto un tentativo ostinato e sempre fallimentare di mantenere la parola data. In questo senso, la “
santità” evocata dal titolo è profondamente laica, quasi ironica, e risiede unicamente nella tensione morale.
La prosa di
 Roth è volutamente piana, priva di enfasi, e mantiene una distanza controllata dal protagonista.
Gli eventi che potrebbero essere interpretati come miracoli restano ambigui, sospesi tra casualità e destino, senza mai essere confermati come tali, ed è proprio questa ambiguità a costituire la forza del testo.
Sul piano tematico, 
La leggenda del santo bevitore si inserisce nella riflessione più ampia di Roth sulla dissoluzione dell'individuo moderno e sull'impossibilità di una piena reintegrazione sociale. Andreas non viene salvato, ma neppure condannato, la sua dignità non è un valore conquistato, bensì qualcosa che sopravvive, quasi contro ogni evidenza, nella ripetizione del fallimento.
Non è possibile ignorare la dimensione autobiografica del testo, ma ridurlo a una semplice proiezione della vita di Roth sarebbe limitante. Piuttosto, l'autore sembra utilizzare la propria esperienza di precarietà e dipendenza come materiale per una riflessione più ampia sulla fragilità dell'etica individuale in un mondo privo di strutture stabili.
La leggenda del santo bevitore è dunque un'opera breve solo in apparenza, la sua forza risiede nella capacità di concentrare, in una forma essenziale e rigorosa, una visione del mondo lucida e spietata, ma mai cinica. Un testo che continua a interrogare il lettore sul senso stesso di dignità, responsabilità e fallimento.


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