E mi svegliai, di Aurelio Zucchi
E mi svegliai
di Aurelio Zucchi
Steso, come stesa è la nostra vita
quando ci avvisa d'essere un po' stanca,
a quel primo forte abbraccio del sonno
avevo già deciso di sognare.
Potevo andare a trovar mia madre
oppure il solo mar che non si scorda
o la mia quinta B che vive ancora
ovvero, che ne so, il primo amore.
Invece fui preso a forza per la mano
da un dispensator di sogni astrusi
che mi portò nel tempo a me ignoto
dentro un castello con cadenti mura.
E vidi me, con gli anni uguali all'oggi,
sul trono, al centro d'una fosca sala.
Avevo addosso un mantello lungo
che d'oro finto era ricoperto,
un ramo a dubbia guisa d'uno scettro
e sul capo soltanto i miei capelli
senza neanche uno straccio di corona
a suggellare la maestà di re.
Trovai il tutto un po' inquietante
e dormendo senza dubbio farfugliai
qualche sconcezza ch'ora non ricordo
rivolta a quel dispensator di sogni.
Monarca finto e alquanto imbarazzato,
per una volta sola avrei potuto
essere anch'io potente tra i potenti!
Ma senza corte e senza una corona
la vita mia ghermii. E mi svegliai.
Da Versanti di-versi (edito in proprio, 2025)

