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Non sono nato eroe, di massimolegnani

Non sono nato eroe, di massimolegnani

Non sono nato eroe

di massimolegnani



Diciamolo, dovrei stare dietro le sbarre come un criminale di piccolo cabotaggio, perché essere tiepido alla vita, latitare agli altri, essere asociale al mondo configurano il reato di dissociazione a delinquere.

È che non sono nato eroe, mai andato all'arrembaggio della vita, io, ho schivato rischi e fischi, evitato sputi e sassi come fossero pallottole, ho sempre preferito la sicurezza un po' vigliacca della zona di conforto all'azzardo della prima linea, sai quelli pronti a lacerarsi la camicia e a denudare il petto per farsi un selfie mentre arriva una scarica di sputi e pugni, che oggi non è più tempo di pallottole. Loro, gli eroi moderni, vivono nel motto di tanti nemici tanta gloria, che la gloria è la massima ambizione, anche quelli con la schiena incline agl'ideali a far da propulsore, la testa bassa a caricare, il braccio alto a minacciare, quelli che oggi è il bianco per cui si muore di metafora, domani è il nero che nel frattempo s'è invertita la corrente, ma non importa, l'importante è stare di profilo, quello migliore per la luce. Solo due me ne ricordo di veri eroi, assurdi e belli, tremendamente autentici: in una piazza della Cina l'uno a fermare la ferraglia cingolata con la sola sua presenza, l'altro, il bonzo vietnamita, qualche anno prima a darsi fuoco a Saigon contro l'impero americano, bruciava il bonzo con la calma di chi si scalda davanti al caminetto, ed era lui quel caminetto.

No, non sono nato eroe, un poco di coraggio me lo son cucito addosso per necessità, come un vestito a toppe in cui ci ballavo dentro, ma la paura quella sì mi è nata con la nascita che ancora la sento sulla testa la minaccia, donna di 28 settimane sta sanguinando, legnani tieniti pronto, e nell'attesa non ci dormo e non ci campo, e li maledico, sì li maledico, la madre e il figlio che mi accorciano la vita. Che poi al momento buono può essere che lavorassi bene, sai, calmo e deciso, talvolta mi è capitato di salvare quel ragnetto, SALVARE!, che parola da vergogna così intrisa di vigliaccheria.
Lo so che mi sognavi eroe o almeno coraggioso, ma nemmeno, ti bastava uomo, pronto al bel gesto, alla difesa nobile, alla battaglia sotto i riflettori e ti fa male vedermi fermo lì nella penombra, immobile, che la luce, l'azione, il sacro fuoco, il tintinnio delle medaglie mi mettono a disagio. Il mio ideale è sempre stato Barbagallo che in terza media ancora non aveva un nome, solo quel cognome, barbagallo, pronunciato minuscolo dai compagni, come una presa per il culo. Mai fatto a pugni barbagallo, mai uno sputo dato, qualcuno ricevuto, mai difeso nessuno, tantomeno sé stesso. Ma Barbagallo tornando a casa un giorno in pieno inverno s'è tolto il cappotto e l'ha messo sulle spalle a un poveraccio e quante botte s'è preso arrivato a casa, il cappotto l'ho perso, non so dove l'ho lasciato, e giù botte a questo figlio deficiente che gli sarebbe bastato dire il vero ma sarebbe stato come tradire il gesto.
E nel mio piccolo qualche rara volta ho fatto il barbagallo, sai, ma a furia di minimizzare, nascondere, tacere, non ricordo più quando e cosa e come. Che poi, comunque, anche ricordassi non te lo verrei a dire.