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  Poesie  »  Generica  »  Pianto disperato 24/08/2015
 

Pianto disperato

di Renzo Montagnoli

 

 

Nel giorno che incede

verso l'agognata sera

ancora luce accecante

di una torrida estate

in aria ferma

che nemmeno una foglia muove.

S'alza un pianto disperato

strilli di bimbo inascoltato

e di colpo mi sovviene

un'immagine

che credevo d'aver scordato.

Ero giovane allora

tanto da non andar ancora a scuola

e visita io e i miei genitori

facemmo a una vicina

il cui figlioletto per malattia

era appena morto.

Nell'ombra di una stanza

appena rischiarata da due ceri

giaceva sul letto

e pareva che dormisse.

La madre,

prona sul morticino,

aveva un singhiozzo lento

quasi che non avesse

più lacrime negli occhi.

Si volse e disse d'avvicinarmi

lo disse forse perché quel corpo inerte

m'incuteva timore

Lo vedi com'è bello

e par che dorma un sonno in pace

Non capivo, allora,

la morte m'era più misteriosa che ora,

ma nel veder la mano della madre

che lieve l'accarezzava

come avesse paura di fargli male

compresi che la vita non era infinita

che quel tenero gesto d'affetto

era l'ultimo saluto a lui

che se n'era andato

e che quel sonno

che l'aveva colto

mi sarebbe rimasto ben impresso.

E invece, nel tempo l'ho scordato,

ma ora che la sera s'avvicina

mi ritorna in mente

come fosse stato ieri.

Non rammento comunque il nome

ma quel viso immoto

e quei singhiozzi rassegnati

sembrano lì accanto a me

a ricordarmi

che la vita è solo una fregatura

ogni istante della stessa

con il corpo che invecchia

paghi a rate la morte che s'appressa

e proprio quando credi

che ormai sia fatta

che il debito sia saldato

ti capita fra capo e collo la maxirata

ti coglie quel sonno

tanto profondo

da non risvegliarti mai.

 

Da La pietà

 

 

 

 

 

 

 
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