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  Poesie  »  Generica  »  Il fabbro 26/03/2016
 

Il fabbro

di Renzo Montagnoli

 

 

Mi sembra ancora di vederlo

chinato sull'incudine

a battere con il martello

il ferro arroventato

fra spruzzi di scintille

che rischiaravano

quell'antro ben poco illuminato.

Passavo lì davanti

e a voce alta un saluto gli porgevo.

Allora si volgeva

un breve cenno

con il martello che pareva roteare

e un poco così si riposava.

Niente parole se era impegnato

ma l'unico occhio brillava d'amicizia.

Era il fabbro del paese

ma non solo

perché ogni giorno erano altre

le cose che batteva

il desiderio di un mondo

un po' più umano

dove ognuno avesse dignità

in cui non si dovesse più

procedere a testa china

proni a un potere

che la vita disgustava.

Ci ha dato tanto

il fabbro del paese

e noi non l'abbiamo mai ricambiato

anzi umile com'era

ben presto ognuno l'ha scordato.

Riposa in pace,

vecchio mio,

perché finchè sarò su questo mondo

avrò sempre il tuo ricordo

una luce che brilla nelle tenebre

e che guida i miei stanchi passi.

Fino a quando avrò voce

parlerò di te

perché tutti devono sapere

che un piccolo fabbro di paese

accanto ai cancelli

che così bene faceva

tutta la vita ha brigato

per aprirne altri,

quelli messo lì da uomini

avidi e accidiosi

perché i  più vivessero in prigione,

quella prigione

in cui siamo rinserrati

da chi ha il potere nelle mani

e vuole usarlo solo

per un dominio che tutto toglie

e niente dà.

Sei stato un Don Chisciotte

tutto per gli altri

e niente per te

solo contro i giganti

ci hai provato

e di questo sempre

ti sarà grato.

 

Da Il mio paese

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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