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  Recensioni  »  La luna e i falò di Cesare Pavese 05/02/2006
 

La luna e i falò   di Cesare Pavese  - Edizioni Einaudi

 

 

Cesare Pavese ha scritto questo romanzo nella seconda metà del 1949 e la pubblicazione è avvenuta nell'aprile del 1950, quattro mesi prima del suo suicidio.

Con questa premessa “La luna e i falò” rappresenta un vero e proprio testamento spirituale, un'opera complessa densa di significati e un messaggio di speranza per un mondo nuovo.

Il protagonista, Anguilla, è un bastardo cresciuto nella miseria dell'anteguerra e che ritorna nel suo luogo di origine, un paese delle Langhe, a conflitto terminato, dopo aver fatto fortuna in America.

Il romanzo viaggia su due piani paralleli che si intersecano mirabilmente: uno è quello del passato, con velati rimpianti a un'epoca sì di stenti, ma anche di traboccanti entusiasmi giovanili; l'altro è il presente con l'incontro con il suo amatissimo amico e maestro Nuto.

Insieme i due ripercorreranno il passato e ne faranno una comparazione con il presente.

I dialoghi con Nuto, già partigiano e ora marxista non politicizzato, sono oggetto di profonde riflessioni, dove il personaggio dell'amico rappresenta la logica coerente dell'anima, ben conscio che in una guerra civile ci sono ragioni dall'una e dall'altra parte che non possono essere trascurate se la vita deve continuare senza le premesse di un nuovo conflitto.

In questo quadro si innesta il messaggio di speranza dell'autore; Anguilla, infatti, vede il futuro nel personaggio di Cinto, l'orfano storpio che abita nella sua vecchia casa e in cui idealmente si rivede.

La menomazione gli impedirà come ha fatto lui di fuggire da questo ambiente di miseria e di conoscere il mondo, ma proprio perché è di una generazione che non deve fare i conti con la guerra è puro, incontaminato da una tragedia che invece, in un modo o nell'altro, ha segnato indelebilmente chi l' ha vissuta. 

Sotto l'aspetto dello stile narrativo, la descrizione del paesaggio, della miseria che in alcuni casi può portare alla follia è quanto di più efficace abbia mai letto.

I personaggi vengono delineati con brevi e concise frasi e i dialoghi fra Anguilla e Nuto hanno il pregio di creare un'atmosfera che coinvolge il lettore, rendendolo partecipe, quasi presente.

Ne “La luna e i falò”, inoltre, i riferimenti autobiografici, già presenti nelle opere precedenti, assumono una connotazione maggiore, quasi preponderante, così che non è difficile identificare, per certi versi, il personaggio di Anguilla con lo scrittore.

Si tratta quindi di un'opera complessa, dove la maturità artistica di Pavese raggiunge il suo punto più elevato e dove probabilmente ha detto tutto quello che aveva da dire, un testamento inconscio di chi non si sentiva più parte di un certo mondo al punto di togliersi da lì a poco la vita.

 

L'autore

 

Cesare Pavese nasce il 9 settembre 1908 a  Santo Stefano Belbo, un paese delle Langhe in provincia di Cuneo. Il padre muore quasi subito e questa scomparsa inciderà profondamente sul suo carattere, già di per se stesso introverso. Svolge l'attività di traduttore, facendo conoscere i grandi autori americani, e, nel frattempo, comincia a scrivere. Antifascista, più su un piano culturale che politico, viene condannato nel 1935 a tre anni di confino, di cui poi ne sconterà solo uno per intervenuta grazia. Questa esperienza, tuttavia, sarà per lui ancor più sconvolgente perché nel periodo di lontananza finirà l'unico vero amore della sua vita. L'introversione si accentua e si accompagna a ricorrenti crisi religiose e politiche, emarginandosi di fatto dalla realtà. Muore a Torino il 27 agosto 1950 ingerendo una forte dose di barbiturici.

Fra la sua produzione letteraria  si ricordano la sua opera prima “Il carcere”,  “La casa in collina”, “Dialoghi con Leucò”, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, “Prima che il gallo canti”, “La bella estate”, “Il mestiere di vivere” e appunto “La luna e i falò”, tutti pubblicati da Einaudi, alla cui fondazione nel 1933 contribuisce l'autore stesso, grande amico di Giulio Einaudi.

 

 

 

 
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