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  Recensioni  »  Rue Pigalle e altri racconti, di Georges Simenon, edito da Adelphi 16/01/2019
 
Rue Pigalle

e altri racconti

di Georges Simenon

Edizioni Adelphi

Narrativa racconti

Collana gli Adelphi – Le inchieste di Maigret

Pagg. 142

ISBN  9788845927409

Prezzo Euro 10,00


Deludente


Quello che più mi stupiva, fino a non molto tempo fa, era che, a fronte della corposa produzione di Simenon, le opere di qualità fossero tante, come se il narratore belga fosse un’azienda in grado di sfornare con continuità prodotti di caratteristiche uniformi secondo le normative UNI. Poi, da quando Adelphi ha iniziato a pubblicare lavori meno noti, grattando come si suol dire il fondo del barile, la qualità è andata scemando, scendendo a livelli insospettabilmente bassi. E’ anche questo il caso di Rue Pigalle e altri racconti, nove prose con protagonista un commissario Maigret che stento a riconoscere, se non a sprazzi e quasi sempre perché sono andato a cercare con impazienza - e anche irrequietezza - caratteristiche che mi erano ben note e che qui latitano. Arrivo al punto di dire che se un lettore si accosta a Simenon leggendo un libro come questo non può che concludere di trovarsi di fronte a un mediocre autore, e non certo al grande narratore, stimato e apprezzato in tutto il mondo. C’è Maigret in questi racconti, ma un Maigret anonimo, un personaggio in cui non si riescono a trovare quelle doti di umanità che paiono contrastare con la sua straordinaria abilità nel risolvere i casi più difficili. Non solo, ma manca anche l’atmosfera che l’accompagna, così come ben poco riconoscibili sono i luoghi in cui si muove; Simenon intende privilegiare la vicenda puramente poliziesca, ma non ha la capacità di costruire una trama dagli intarsi perfetti e poi soprattutto quel che manca è il palcoscenico su cui si muovono i protagonisti, il tutto in una freddezza e anche una certa fretta mai riscontrata nel narratore, quasi che avesse inteso svolgere un lavoro a cottimo. Sono nove, appunto i racconti, e quello in cui per un attimo mi è sembrato di ritrovare il solito Maigret è stato l’ultimo, ma è stato solo un attimo, perché mai e poi mai mi sarei aspettato il commissario che sferra un pugno a un personaggio che è viscido e francamente antipatico, ma che non è un omicida, un’azione che non è certamente da lui. Negli altri la soluzione dei casi, di non particolare interesse, sembra opera di un miracolo, tanto appare poco logica, così che mancando un intreccio valido, con soluzioni campate in aria e in assenza di tutte quelle caratteristiche che ci hanno deliziato leggendo i romanzi gialli con protagonista il celebre commissario resta ben poco, anzi nulla per poter giudicare, anche con un occhio di riguardo, questo libro, che in tutta sincerità mi ha notevolmente deluso.



Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatre romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 75 romanzi e 28 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».


Renzo Montagnoli

 
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