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  Recensioni  »  Devora, di Franco Buso, Selfpublishing 15/03/2019
 
Devora

di Franco Buso

Selfpublishing

Narrativa romanzo storico

Pagg. 364

ISBN  978-1790365920

Prezzo Euro 10,40 (Disponibile su Amazon e Giunti al punto)



La fine dei Templari



Di libri, soprattutto romanzi storici, sui cavalieri dell’Ordine dei Templari ne sono stati scritti in gran quantità e l’argomento continua a interessare i lettori, nonostante la grande massa di opere, peraltro raramente di qualità. Un mondo lontano, l’ambientazione sovente esotica, il mistero che ha sempre avvolto questi monaci soldati, nonché anche l’aspetto religioso sono gli argomenti che attraggono e che inducono a leggere romanzi che in certi periodi escono nelle librerie in continuazione. In questo contesto si inserisce anche Devora, l’opera prima di Franco Buso, nato a Meda, ma residente a Treviso, città dove la sua famiglia si è trasferita quando lui aveva sette anni. Il romanzo inizia con Jacques de Molay, l’ultimo maestro dell’Ordine, che brucia sul rogo a Parigi, urlando profezie che si concretizzeranno nel tempo a venire; poi l’opera si snoda fra avventure varie in un arco di tempo piuttosto lungo e che va dagli ultimi anni del tredicesimo secolo fino addirittura all’aprile del 2013 restando, almeno nelle linee generali, abbastanza fedele ai fatti storici. Non mi sembra che dica qualcosa di nuovo sotto il profilo storico e d’altra parte sarebbe stata una pretesa eccessiva, perché Buso è un narratore, magari appassionato di eventi passati, ma non è certo uno storiografo. Il suo scopo è evidente, cioè raccontare qualcosa, con una trama fitta e anche intricata, per proporre un testo che sia di gradevole lettura. L’aspetto creativo diventa così determinante e la fantasia non manca certo all’autore che ha anche un certo senso della misura, pur con l’artificio di far vivere Devora, la protagonista, per oltre settecento anni. A onor del vero questa invenzione ha fatto scivolare il romanzo nel genere fantasy che non è mai stato di mio particolare gradimento, tanto che la vicenda non ha rivestito per me un particolare interesse, ma questo esula da un giudizio oggettivo sull’opera. Per il resto Buso si presta a una diligente narrazione, magari dilungandosi a volte un po’ troppo, con uno stile elementare, ma dall’italiano corretto (e di questi tempi non è poco). I colpi di scena non mancano di certo, a tratti il romanzo procede spedito come un treno, in altre circostanze opportunamente rallenta, altre volte si sofferma un po’ troppo su questioni di scarso contributo all’opera, i personaggi sono tanti, con i buoni che hanno solo pregi e i cattivi invece solo difetti, ma comunque il divertimento è assicurato.

In tutta sincerità sono dell’opinione che si tratti di un libro che si lascia leggere e che consente di trascorrere senza porsi troppi problemi più di qualche ora, magari sotto l’ombrellone al mare, senza pretendere e chiedere oltre, perché già quello che dà è più che sufficiente allo scopo di consentire un appagante svago.




Franco Buso nasce nel 1952 a Meda, allora provincia di Milano e ora Monza-Brianza. A sette anni si trasferisce con la famiglia a Treviso, dove vive tuttora. Consegue la Maturità Classica e si iscrive alla facoltà di Ingegneria presso l’Università di Padova. Nel 1977 sposa Chiara e dal matrimonio avrà una figlia, Irene. È autore di racconti e questo è il suo primo romanzo, nato dal suo interesse per la storia nonché ispirato dalla tesi di laurea della figlia, incentrata sul processo a Jacques de Molay: l’ultimo Maestro dei Cavalieri Templari.


Renzo Montagnoli

 
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