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  Recensioni  »  La storia ci ha mentito, di Arrigo Petacco, edito da Mondadori 27/03/2019
 
La storia ci ha mentito.

Dai misteri della borsa scomparsa di Mussolini alle «armi segrete» di Hitler, le grandi menzogne del Novecento

di Arrigo Petacco

Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

Saggistica storica

Pagg. 209

ISBN  9788804679981

Prezzo Euro 13,00


La verità è una chimera


Le bugie o le menzogne in tempo di guerra sono pane quotidiano e poi a conflitto terminato la storia viene scritta dai vincitori, ovviamente preoccupati di non ristabilire la verità; in relazione a ciò lo scopo che si è proposto l’autore con questo saggio è di dare ascolto alle istanze degli sconfitti, senza tuttavia arrivare a determinare con certezza quella che è la verità. Infatti Arrigo Petacco ha inteso soprattutto fare l’avvocato del diavolo, ponendo in luce incongruenze, comportamenti strani già ben noti, con il tentativo, a puro livello di ipotesi, di fornire una spiegazione. Rientra in queste fattispecie anche il silente fronte occidentale per buona parte del primo anno di guerra e che sembrò frutto di una tregua non sottoscritta. I motivi di questo comportamento da parte tedesca potevano forse risiedere nell’ipotesi di arrivare a un accordo con gli anglo-francesi per un’azione comune verso l’Unione Sovietica, nonostante il patto di non aggressione sottoscritto da Stalin con Hitler; si tratta tuttavia unicamente di un’ipotesi, come quella che vide la discesa in campo dell’Italia con l’alleato tedesco solo nel giugno del 1940, in virtù di quel patto d’acciaio dalle condizioni capestro che sarebbero state sottoscritte da Ciano in difformità degli ordini ricevuti da Mussolini, ipotesi che mi sembra del tutto azzardata vista la notevole avversione per i tedeschi del genero del Duce. Insomma, almeno nella prima parte del saggio, abbiamo solo chiacchiere e non poteva essere diversamente perché gli attori dell’epoca sono morti, documenti che chiariscano non si trovano e quindi nascono delle teorie, più o meno opinabili. Molto più interessante è la seconda parte in cui si parla non solo della famosa seduta del Gran Consiglio del fascismo del 25 luglio 1943, a cui Mussolini, un Mussolini stanco e preoccupato avrebbero potuto opporsi, ma anche delle testimonianze di Edda Ciano che notoriamente era in intimità con suo padre, nel senso che con lei si apriva, e che potrebbero spiegare tante cose, come tentano di fare, ma non lo fanno.

Infatti il Duce, a proposito della guerra d’Etiopia, da cui sarebbero nati tutti i suoi problemi con l’opposizione di paesi colonialisti come la Francia e l’Inghilterra, avrebbe preteso di dimostrare che fu costretto proprio da queste due potenze a gettarsi nelle braccia di Hitler, nell’impossibilità di lasciargli spazio. Più che un movente, sembrerebbe una scusa per giustificare un operato francamente scellerato che portò l’Italia alla guerra e alla rovina. Mi sembra invece più plausibile il fatto che Mussolini non avesse a che fare con il delitto Matteotti, visto che gli esecutori, tutti fascisti, probabilmente volevano dare solo una lezione al parlamentare socialista, ma poi la faccenda era sfuggita loro di mano.

C’è poi una terza parte in cui si parla di un Mussolini privato, sia di quando ancora non era il Duce, sia di quando lo era nel pieno esercizio delle sue funzioni; si passa così dal periodo scolastico, in cui già si ravvisava la capacità di oratore, alle gestioni dei rapporti con i parenti (sempre esosi, ma lui era stretto di manica) allorché comandava l’Italia. E c’è anche il Benito Mussolini della Repubblica di Salò, l’ombra di se stesso, un uomo che ogni tanto sogna di dar vita a uno stato effettivamente socialista, circondato dalle SS, ma anche da amici romagnoli, fra i quali quel Bombacci fondatore del partito comunista italiano. Sono illusioni, momenti di evasione, nel grigiore plumbeo di una decadenza inarrestabile e vedere l’uomo che ha comandato con il pugno di ferro l’Italia ridotto a una pura figura di rappresentanza, senza potere e senza avvenire, può muovere anche a pietà, ma non si deve dimenticare che lui, nella sua enorme vanità, pur realizzando anche cose buone, precipitò un paese e un popolo nell’orrore e nelle distruzioni di una guerra.

Da leggere.


Arrigo Petacco (Castelnuovo Magra 1929 - Porto Venere 2018), è stato un giornalista e inviato speciale, direttore della «Nazione» e di «Storia illustrata». Scrittore e saggista molto prolifico, ha sceneggiato numerosi film e scritto diverse trasmissioni televisive a tema storico per la Rai. Nel suo lavoro di giornalista, per il quale nel 1983 ha vinto il Premio Saint Vincent, ha avuto modo di intervistare alcuni tra i protagonisti della Seconda guerra mondiale. Tra i suoi libri, in cui affronta tematiche storiche spesso intrise di mistero e ribalta verità giudicate incontestabili, ricordiamo Joe Petrosino (1978, da cui è stato tratto uno sceneggiato Rai), Dear Benito, caro Winston. Verità e misteri del carteggio Churchill-Mussolini (1985), La nostra guerra. 1940-1945 (1997), Regina. La vita e i segreti di Maria Josè di Savoia (1998), L'esodo. La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia (1975 e 2000), L'armata nel deserto. Il segreto di El Alamein (2002), Il prefetto di ferro. L'uomo di Mussolini che mise in ginocchio la mafia (1977 e 2004, da cui è stato tratto un film), L'uomo della provvidenza. Mussolini, ascesa e caduta di un mito (2006), La strana guerra. 1939-1940: quando Hitler e Stalin erano alleati e Mussolini stava a guardare (2008), Il regno del Nord. 1859: il sogno di Cavour infranto da Garibaldi (2009), La principessa del Nordla misteriosa vita della dama del Risorgimento: Cristina di Belgioioso (1993 e 2009), L'ultima crociata. Quando gli Ottomani arrivarono alle porte dell'Europa (2009), Quelli che dissero no. 8 settembre 1943: la scelta degli italiani nei campi di prigionia inglesi e americani (2011), Eva e Claretta. Le amanti del diavolo (2012), A Mosca, solo andata. La tragica avventura dei comunisti italiani in Russia (2013), La storia ci ha mentito. Dai misteri della borsa scomparsa di Mussolini alle «armi segrete» di Hitler, le grandi menzogne del Novecento (2014) e Nazisti in fuga. Intrighi spionistici, tesori nascosti, vendette e tradimenti all'ombra dell'Olocausto (2014), tutti editi da Mondadori. Inoltre, ha scritto i monumentali volumi de La seconda Guerra Mondiale (1979), Storia del Fascismo (1982) e Storia d'Italia dall'Unità ad oggi (1987) per Curcio.  Nel 1986 gli è stata conferita l'onorificenza di Commendatore, su proposta dell'allora Presidenza del Consiglio.


Renzo Montagnoli







 
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