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  Recensioni  »  Piazza d'Italia, di Antonio Tabucchi, edito da Feltrinelli 06/04/2019
 
Piazza d’Italia.

Favola popolare in tre tempi, un epilogo e un’appendice

di Antonio Tabucchi

Feltrinelli Editore

Narrativa romanzo

Pagg. 150

ISBN 9788807880506

Prezzo Euro 7,50



Non arrendersi mai



Scritto nel 1973, ma pubblicato due anni dopo, Piazza d’Italia è un romanzo storico che ripercorre le vicende della nostra patria dalla proclamazione dell’unità d’Italia fino al sorgere della Repubblica, e lo fa narrando le altrimenti oscure vite di alcune generazioni di una famiglia proletaria, dapprima anarchica e poi comunista, con i protagonisti dai nomi alquanto evocativi (Quarto, Volturno, Asmara, Garibaldo, solo per citarne alcuni). Questa gente è radicata in un paese immaginario, Borgo, che tuttavia ben rappresenta un’entità rurale toscana, con il suo carico di fame, di miseria e di sfruttamento. L’Italia descritta da Tabucchi in questa sua opera prima non può piacere, perché, al di là delle epoche trattate, è quanto mai attuale, caratterizzata da ingiustizie, da diffusa corruzione, da continui soprusi dei più forti economicamente sui deboli, emblemi di un proletariato sempre alla ricerca di un riscatto che assume poco a poco le caratteristiche di una chimera. E’ il paese del trionfo della retorica, delle parole urlate e delle promesse mai mantenute, dove tutto sembrerebbe cambiare per poi restare sempre uguale, come saggiamente Tomasi di Lampedusa riporta nel suo Gattopardo. In questa effettiva calma piatta guai a chi osa non dico ribellarsi, ma solo protestare, perché la sua emarginazione è immediata, quando anche non si provvede, in un modo o nell’altro, a eliminarlo.

E’ del resto il paese in cui gli immeritevoli vengono messi sugli altari e gli eroi, coloro che hanno fatto tanto per la patria sono denigrati; in una nazione dove si riconoscono meriti inesistenti agli incapaci e ai disonesti e in cui vengono isolati gli elementi migliori e più sani il desiderio di giustizia dei personaggi di questo libro sono destinati a essere vanificati, eppure loro non demordono, perché arrendersi equivarrebbe a perdere l’unico bene che il potere insano non può distruggere, la dignità.

Il romanzo mi è piaciuto, anche se mi lascia perplesso per alcune scelte stilistiche e strutturali che dovrebbero farlo apparire come il racconto di un cantastorie, ma che mi sono sembrate, in quei capitoli brevi, non sempre collegati armoniosamente, caratterizzate da una certa forzatura e da una ricerca di un linguaggio particolare non del tutto riuscita. Occorre, però, anche tener conto che si è trattato del primo romanzo dell’autore, che in seguito a dato vita a opere ben più compiute e di elevato valore, quali, soprattutto, Sostiene Pereira.

Da leggere, ne vale la pena.






Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) ha pubblicato Piazza d’Italia (Milano, 1975), Il piccolo naviglio (Milano, 1978), Il gioco del rovescio (Milano, 1981), Donna di Porto Pim (Palermo, 1983), Notturno indiano (Palermo, 1984), I volatili del Beato Angelico (Palermo, 1987), Sogni di sogni (Palermo, 1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Palermo, 1994), Marconi, se ben mi ricordo (Roma, 1997), La gastrite di Platone (Palermo, 1998), Racconti con figure (Palermo, 2011) e, con Feltrinelli, Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), I dialoghi mancati (1988), la nuova edizione de Il gioco del rovescio (1988), Un baule pieno di gente (1990), L’angelo nero (1991), Requiem (1992), la riedizione di Piazza d’Italia (1993), Sostiene Pereira (1994, premio Viareggio-Rèpaci, premio Campiello, premio Scanno, premio dei Lettori e Prix Européen Jean Monnet), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze (1999), Si sta facendo sempre più tardi (2001, Prix France Culture 2002), Autobiografie altrui (2003), Tristano muore (2004, miglior libro dell’anno secondo la rivista francese “Lire”), Racconti (2005), L’oca al passo (2006), Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010), la riedizione de Il piccolo naviglio (2011), Romanzi (2012), Di tutto resta un poco (2013), Per Isabel (2013). Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e ha tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del mondo, Torino, 1987). Ha ricevuto il Prix Médicis Etranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia; l’Aristeion in Grecia; il Nossack dell’Accademia Leibniz in Germania; l’Europäischer Staatspreis in Austria e i premi Hidalgo e Cerecedo in Spagna. Ha vinto il premio Salento nel 2003 e il Frontiere-Biamonti nel 2010. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.


Renzo Montagnoli



 
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