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  Recensioni  »  Duchi d'Aosta, di Gianni Oliva, edito da Mondadori 25/05/2019
 
Duchi d’Aosta

di Gianni Oliva

Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

Storia biografie

Pagg. 238

ISBN 9788804537717

Prezzo Euro 8,80


Il ramo secondario


Credo che dopo più di settant’anni di repubblica ben pochi abbiano una conoscenza dei rami dinastici dei Savoia, tranne forse per la diatriba insorta secondo la quale il legittimo successore, come re d’Italia, di Umberto II non sarebbe suo figlio Vittorio Emanuele di Savoia, bensì il duca Amedeo d’Aosta. Credo altresì che di questi litigi monarchici siano interessati forse solo i contendenti e quindi è inutile che mi dilunghi in questa querelle, mentre riveste più interesse sapere come hanno avuto origine i Duchi d’Aosta e chi siano stati in passato per l’Italia monarchica.

Vittorio Emanuele II, il re dell’Unità d’Italia, ebbe diversi figli fra illegittimi e legittimi, ma a noi quelli che interessano sono questi ultimi; il primogenito fu Umberto I che, in quanto tale, alla morte del padre divenne re d’Italia; a sua volta, caduto sotto i colpi di pistola dell’anarchico Bresci, gli succedette Vittorio Emanuele III, quella della correità con il fascismo e uno degli artefici dell’armistizio dell’8 settembre 1943, con il quale riusci, mirabilmente, a tradire i tedeschi, gli italiani e la stessa monarchia; alla sua abdicazione subentrò come sovrano, per l’esattezza dal 9 maggio 1946 al 10 giugno del medesimo anno, il figlio Umberto II.

Il secondogenito di Vittorio Emanuele II, Amedeo Duca d’Aosta, diede inizio a questa seconda linea dinastica che, nelle confuse conoscenze del popolo, ha vantato dei rappresentanti più stimati della linea principale e al riguardo basti pensare a due soprattutto, figli entrambi del capostipite: Luigi Amedeo duca degli Abruzzi, grande esploratore, ed Emanuele Filiberto, che, in quanto primogenito, fu investito del titolo di duca d’Aosta, il personaggio forse più conosciuto della famiglia, in quanto comandante nel corso della Grande Guerra della gloriosa III armata. Il divario con la linea principale si acuì proprio grazie ai figli di Amedeo Duca d’Aosta che si trovarono a essere raffrontati con Vittorio Emanuele III: loro alti, aitanti, brillanti, intraprendenti, maschi, lui, come noto, un nanetto per niente simpatico, ben poco comunicativo, anche se probabilmente più intelligente dei cugini.

Il bel saggio di Gianni Oliva ci parla appunto della dinastia dei Duchi d’Aosta, ponendo l’accendo sul fatto che, benché non abbiano mai tentato di impadronirsi della corona, sono sempre apparsi meritevoli della stessa, quasi sempre di più di chi la portava sul capo.

Sotto questo aspetto il libro ripercorre la storia d’Italia dalla sua unità fino all’estinzione della forma monarchica di governo del paese, con interessanti annotazioni riguardo ai fatti più salienti, da cui fra l’altro si evince che non è vero che il fascismo non sarebbe andato al potere nel caso che il re non fosse stato Vittorio Emanuele III, perché anche suo cugino Emanuele Filiberto era un nazionalista di ispirazione fascista e quindi è il caso di dire che se la storia non si fa con i “se” e con i “ma” questo è il classico caso che lo conferma.

Da leggere, perché c’è da imparare.



Gianni Oliva, storico, giornalista e politico italiano, studioso del Novecento, da anni si occupa degli aspetti meno indagati della storia nazionale, in particolare dei nodi irrisolti del 1943-48. Da Mondadori ha pubblicato, fra gli altri, La resa dei conti (1999), Foibe (2002), Le tre Italie del 1943 (2004), Profughi (2005), Si ammazza troppo poco (2006), L'ombra nera (2007), Soldati e ufficiali (2009), Esuli (2011), L'Italia del silenzio (2013), Un regno che è stato grande (2013). Alle vicende della dinastia sabauda ha invece dedicato I Savoia (1998) e Duchi d'Aosta (2003). Per Edizioni del Capricorno ha pubblicato La Grande Guerra degli italiani. 1915-1918 (2015), Mussolini 1945. La fine del Fascismo (2015), L’avventura coloniale italiana. L’Africa Orientale Italiana 1885-1942 (2016), Un secolo d’immigrazione a Torino. Storia e storie dall’Ottocento a oggi (2017) e Torino anni di piombo (2018).


Renzo Montagnoli

 
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