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  Recensioni  »  M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati, edito da Bompiani 27/07/2020
 
M. Il figlio del secolo

di Antonio Scurati

Bompiani Editore

Narrativa

Pagg. 848

ISBN  9788845298134

Prezzo Euro 24,00


L’ascesa di Benito Mussolini


La curiosità mi ha indotto ad acquistare e a leggere questo libro, per sapere come Antonio Scurati potesse riuscire a dare un volto letterario a un personaggio ampiamente sviscerato dagli storici, oggetto di numerosi e approfonditi studi, e di cui in pratica si sa pressochè tutto. Se qualcuno si aspettasse un romanzo storico penso che ne resterebbe francamente deluso; certo, ci sono alcune caratteristiche del genere, ma quella principale è la cura minuziosa dell’aspetto storico, elaborato e proposto con una serie di quadri in ordine temporale in cui di volta in volta risultano protagonisti Benito Mussolini, la sua amante e mecenate Margherita Sarfatti, un ancor giovane Italo Balbo, il fedelissimo Leandro Arpinati, Gabriele D’Annunzio dagli ultimi fuochi con l’impresa fiumana al suo ritiro nella villa sarcofago sul Garda, e altri personaggi ancora, realmente esistiti, di un’epoca cruciale nelle vicende italiane. La successione dei tempi va dagli albori del fascismo al clamoroso discorso del 3 gennaio 1925 alla Camera dei Deputati con il quale Mussolini assume su di sé le colpe delle violenze fasciste e in particolare dell’omicidio di Giacomo Matteotti. Credo che con questo discorso il futuro duce, oltre aver rinsaldato la sua posizione, abbia di fatto sancito la definitiva morte della democrazia in Italia, rappresentata da uno sparuto ed esile numero di inconcludenti socialisti di cui l’unico veramente capace, tecnicamente e soprattutto politicamente, era proprio Giacomo Matteotti. Ci si chiede anche ora se l’omicidio sia stato voluto da Mussolini, se lui stesso invece avesse cercato tramite i suoi scagnozzi di intimidirlo e che poi, per eccesso di violenza, fosse morto nelle mani dei suoi aguzzini. Sono domande a fronte delle quali non vi sarà mai risposta certa e l’unico dato di fatto sicuramente inoppugnabile è che Mussolini e il fascismo avevano trovato in Matteotti l’unico vero avversario, peraltro in procinto di abbattere, sulla base di prove certe di misfatti e di ruberie in camicia nera, un regime che stava avviandosi alla sua instaurazione.

Credo che però sia opportuno tornare indietro negli anni proprio per comprendere come il fascismo sia nato e come abbia potuto prendere piede e di certo non manco di rilevare l’abilità di Scurati nel parlare più delle manchevolezze delle sinistre, senza con ciò procedere a una difesa d’ufficio del nascente movimento reazionario. Nel nostro paese, dove ancora è presente una faziosità deleteria, occorre riconoscere all’autore il merito di non avere preconcetti e di essere un convinto democratico, il che gli consente un equilibrio non da poco, visto che non tace né le violenze fasciste, né quelle commesse dalle sinistre che hanno le loro colpe riscontrabili soprattutto in una emulazione della rivolta proletaria sovietica. Quindi vi è da dire che il fascismo fu una reazione, senza una precisa ideologia a sostegno, se non un programma politico vago che spaziò agli inizi da una indefinita forma socialista per radicalizzarsi sempre più in una patina altamente nazionalista, ancor più a destra dei conservatori stessi. Mi sembra che Scurati abbia posto giustamente in luce l’abilità di Mussolini contrapposta alle indecisioni e alla conflittualità interna delle sinistre e all’attesismo colpevole dei liberali e dei popolari, convinti di incorporare nei loro partiti quello fascista, un metodo che nell’assicurare, almeno nei loro intendimenti, una certa pacificazione sociale avrebbe permesso di mantenere inalterati i loro privilegi. Non fu così, come sappiamo dalla storia, ma a posteriori è sempre facile criticare. Per il resto, l’autore non disconosce le capacità politiche, e anche il trasformismo, di Mussolini, ma non lo esalta, anzi ne fornisce un quadro che conferma che l’individuo, il maestro elementare prima socialista e contro la guerra, poi interventista e infine nemico dei suoi vecchi compagni di partito, sia stato, in buona sostanza, un uomo con una capacità dialettica e di conoscenza della psiche umana di notevole livello, ma in cui allignava una ferocia oscura che lo portava a cattiverie insensate, a violenze incontrollate come quelle che aveva propugnato, sostenuto e poi pubblicamente giustificato, avvalendosi dell’opera delle sue camicie nere.

Questo dovrebbe essere il primo di tre volumi dedicati alla storia italiana nel ventennio, che è poi è come dire storia fascista e meglio ancora la vita di Benito Mussolini dal suo affacciarsi sulla scena politica alla sua tragica caduta. Non so se e quando usciranno gli altri, ma di una cosa sono certo, e cioè che li leggerò con la stessa passione con cui ho passato ore e ore sulle pagine di questo primo volume, alla fine del quale ho tratto due semplici conclusioni. La prima è che la storia si ripete perché l’Italia attuale, per certi aspetti, ricalca quella appena uscita dalla Grande Guerra; la seconda è che forse uno degli scopi del libro è di far conoscere ai giovani che hanno un’idea vaga del fascismo che cosa esso sia effettivamente stato. Questo intento è indubbiamente nobile, anche se dubito che i giovani in massa corrano a leggere questo libro se non altro perché spaventati dal notevole numero di pagine (ben 848).

Da parte mia ammetto di essre stato scettico all’inizio, ma poi di aver scoperto, pagina dopo pagina, come una storia raccontata in questo modo, una storia che potrei forse classificare come romanzata, mi abbia consentito di trascorrere piacevolmente le lunghe giornate di quarantena, portandomi anche inconsciamente a riflessioni senza preconcetti, al fine di cercare di comprendere le cause dei comportamenti delle parti in gioco e forse ci sono riuscito, almeno così spero.



Antonio Scurati, ricercatore allo IULM di Milano, coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza e insegna all'Università di Bergamo Teorie e tecniche del linguaggio televisivo.
Editorialista della «Stampa» è anche columnist di «Internazionale».
Nel 2005 ha vinto il Campiello con il romanzo Il sopravvissuto. Nel 2011 pubblica La seconda Mezzanotte e nel 2013 Il padre infedele. Nel 2015 arriva tra i finalisti al Campiello con Il tempo migliore della nostra vita, edito come sempre da Bompiani. Nel 2018 esce M. Il figlio del secolo, un romanzo sul fascismo raccontato attraverso Benito Mussolini, vincitore del Premio Strega 2019.
I suoi libri sono stati tradotti in varie lingue.


Renzo Montagnoli



 
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