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  Recensioni  »  Poesie future, di Carla Malerba, edito da puntoacapo 31/01/2021
 
Poesie future

di Carla Malerba

Prefazione di Ivan Fedeli

Postfazione di Gemma Mondanelli

puntoacapo Editrice

Poesia

Pagg. 56

ISBN 978-88-6679-252-9

Prezzo Euro 12,00


Premessa enigmatica


Poesie future, l’ultima raccolta di Carla Malerba, ricomprende quattro sillogi tematiche, di cui peraltro l’autore ci fornisce un’anticipazione con i versi sibillini riportati quasi come premessa, se non come un prologo (Cercherò la parola mare / per quante volte l’ho scritta / cercherò di non farmi dominare / dalla perversità della rima / o dalle immagini aperte./ Meglio la chiusa parola / che travesta il mistero / meglio celare il pensiero / di ciò che tocca a ciascuno.). Mi sono arrovellato a lungo onde comprendere cosa con essi si intenda dire o anche non dire, proprio per questo cverso” Meglio la chiusa parola / che travesta il mistero / meglio celare il pensiero / di ciò che tocca a ciascuno.”; il significato deve esserci, altrimenti non sarebbero stati posti lì, e mentre pensavo mi è venuto in mente un’altra frase, altrettanto enigmatica, Forse che sì forse che no, titolo di un romanzo di D’Annunzio, periodo a sua volta ripreso dalla scritta ben in evidenza nel labirinto sul soffitto dell’appartamento privato a Palazzo Ducale di Vincenzo I Gonzaga. Dopo infruttuosi tentativi di interpretazione di questa dichiarazione programmatica ho deciso di passar oltre, con la speranza che la lettura delle poesie delle quattro sillogi potesse svelarmi il mistero.

Pulsano di vita vissuta le poesie della raccolta, ci sono rimpianti, episodi che hanno segnato un percorso esistenziale, fatti ed eventi filtrati da un naturale pudore, tanto che più che esserne resi edotti si finiscono con l’intuire (Sono in atto le attese / già da ora. / Anticipare i giorni / che verranno / è nel rapido pensarli. / La terra inaridita / in sé già cova / timidi semi e fragili. /…). Il ricordo sovviene non mai fine a se stesso e può essere una vestaglia rossa abbandonata nell’ombra della stanza, un senso di qualcosa che c’era e ora non c’è più, in una nota sommessa di rimpianto. I sentimenti non sono mai urlati, non sono passioni travolgenti, sono constatazioni per lo più amare, il filtro di un’emozione ormai nel tempo sbiadita, un fuoco che ormai quasi del tutto spento sopravvive senza speranza sotto la cenere (Senti, facciamo che ognuno / va per la sua strada. / Senti, facciamo che io / nel tuo animo non sono. / Le nostre vite, prima dipendenti / l’una dall’altra per amore in più, / oggi sono lontane e divergenti./ Essere due non è che un’avventura, / lo decidono gli astri o un temporale.).

Se pure è sempre presente un’attenta cura della struttura, onde pervenire a un equilibrio armonico, mi sembra che Carla Malerba dia il meglio di sé con le descrizioni misurate di paesaggi, da cui riesce a far emergere, ma sempre con mitigata dolcezza, l’emozione a suo tempo provata (Venezia fatta d’acqua, / ombre ed umori / sperdi nel tempo / e li raccogli intatti. /….); nel ricordo, però, c’è il senso dell’attuale esistenza, lo straniamento (Straniamenti non a caso è il titolo della prima silloge) di chi è straniero in patria, esule suo malgrado da un mondo che gli giunge come una eco lontana, un suono che vibra all’interno dell’anima come un acuto di violino, ormai la memoria di un sogno che non tornerà (Oggi nessun paese / ho nel mio cuore. / Di colonne stagliate / su azzurri di acque e di cieli, / di strade segnate dai millenni / era ricca la mia terra.).

E ora la domanda è d’obbligo: è stato svelato il mistero dei versi in premessa? Credo di sì, perché Carla Malerba s’apre e non s’apre, dice e non dice, in effetti si svela a spizzichi, trasmette indizi, centellina sentimenti, sta al lettore saper cogliere i messaggi velati che vengono con pudore lanciati.



Carla Malerba è nata in Africa Settentrionale e dal 1970 risiede in Italia. A Tripoli, sua città natale, ha frequentato il Liceo Scientifico Dante Alighieri e ha pubblicato i primi versi su quotidiani locali. Iscritta alla Facoltà di Lettere Moderne a Catania, interrompe gli studi a seguito di eventi politici legati al suo paese d’adozione. Si laurea nel 1986 presso l’Università degli studi di Siena con una tesi sulla poesia per l’infanzia. Ha insegnato Materie letterarie ad Arezzo, città nella quale vive tuttora. Ha pubblicato: Luci e ombre (Arti Tipografiche Toscane, Cortona1999), Creatura d’acqua e di foglie (Calosci, Cortona 2001), Di terre straniere (La Vita Felice, Milano 2010) e Vita di una donna (ivi, 2015). Alcune sue liriche sono presenti nell’antologia Novecento non più - Verso il Realismo terminale (premessa di Guido Oldani, La Vita Felice 2016), nella rivista Pioggia Obliqua-Scritture d’arte, in Fiordalisi-Menti Sommerse e in Tanti Pensieri. Scrive racconti brevi, alcuni dei quali sono stati pubblicati se Essere, periodico del Centro di solidarietà di Arezzo. Ha ricevuto riconoscimenti per la poesia inedita in alcuni concorsi nazionali tra cui un Premio speciale della Giuria al Premio “Ossi di seppia” e un secondo Premio per la sezione tematica al Premio “Le occasioni” 2019.


Renzo Montagnoli

 
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