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  Recensioni  »  M. L’uomo della provvidenza, di Antonio Scurati, edito da Bompiani 18/02/2021
 
M. L’uomo della provvidenza

di Antonio Scurati

Bompiani Editore

Narrativa

Pagg. 656

ISBN 9788830102651

Prezzo Euro 23,00


Un uomo solo al comando, sempre più solo


Se con M. Il figlio del secolo Scurati si era occupato dell’ascesa di Benito Mussolini, dagli albori del fascismo fino  al clamoroso discorso del 3 gennaio 1925 alla Camera dei Deputati con il quale il Duce assunse su di sé le colpe delle violenze fasciste e in particolare dell’omicidio di Giacomo Matteotti, con questo secondo volume intitolato M. L’uomo della provvidenza ci parla del periodo che va dal 1925 al 1932. In un crescendo quasi rossiniano il capo del fascismo smantella i residui di democrazia e assume i pieni poteri, timoroso di delegarne parte ad altri, al punto che a un certo momento terrà per sé la bellezza di sette dicasteri. Senza più avversari, perché gli oppositori o sono esuli in Francia, o scontano giorni di inerzia e di inedia al confino, oppure in galera, l’uomo dovrebbe essere soddisfatto, dovrebbe progettare un futuro anche quando non ci sarà più lui, ma il fascismo non esisterebbe, se non ci fosse Mussolini, perché Mussolini è il fascismo; quindi, a differenza di dittature come quella sovietica, in Italia non è stato costituito un vero e proprio regime, poiché il potere non è accentrato in un gruppo ristretto, ma in una sola persona al punto che, caduta o morta questa, si ha il dissolvimento del centro decisionale, e questo è tipico dei movimenti di destra, come nel caso del nazismo e del franchismo.

Il nuovo periodo di tempo esaminato, se da un lato vede il consolidamento del potere di Mussolini, che può ormai decidere di tutto e di tutti, comincia a lasciar trasparire la solitudine di un uomo che si circonda di personaggi infidi, emarginando invece i pochi seri e capaci, in quanro possibili temuti concorrenti. E’ questo il caso dell’abile segretario del PNF Augusto Turati, contro cui è montata una campagna diffamatoria ingiustificata che il duce potrebbe troncare, ma non lo fa. Perfino il fedele fratello Arnaldo ne fa le spese e anche lui viene lasciato in pasto ai pescicani del partito che si azzuffano fra di loro, oltre che per il potere, per poter mettere le mani su affari danarosi e ovviamente illeciti. Il duce sa tutto di tutti, si compiace dei lori vizi ampiamente documentati dall’OVRA, la polizia politica guidata con grande capacità dall’ex prefetto di Genova Arturo Bocchini, prove che gli servono per eventuali e non improbabili ricatti. Intanto la vita prosegue, una vita ben diversa da quella che era stata promessa agli italiani, non proprio una vita di miseria, ma per lo più di povertà. Ci sono altri traguardi a cui mira Mussolini con le bonifiche, i ponti, le strade, opere che si auspica possano ampliare a dismisura la sua fama. Il suo capolavoro resta, tuttavia, l’accordo con il Vaticano, i famosi Patti Lateranensi con cui viene sanato il profondo contrasto sorto con la presa di Roma nel 1870. A conti fatti mi pare che da questi patti abbia ritratto maggiori soddisfazioni proprio il Vaticano, tacitate le sue richieste con un notevole esborso di denaro e la costituzione di più enclavi a Roma e nel Lazio, oltre all’aver proclamato come religione di stato quella cristiano cattolica apostolica romana. Certo, uno che va d’accordo con la Chiesa, specie se capo di un popolo di cattolici, ha le spalle un po’ più coperte, anche se l’esperienza dovrebbe insegnare che i patti, anche scritti, sono fatti per essere violati. Di pari passo con la conquista del potere in Italia si registrano le lunghe operazioni di sottomissione delle popolazioni delle nostre colonie libiche, grazie a operazioni militari che non vanno tanto per il sottile e che pur di ottenere lo scopo vedono il ricorso ai bombardamenti con il gas. Già è un abominio portare una morte orribile e dolorosa a popolazioni per lo più inermi, immaginate poi la tragedia dei campi di concentramento a ridosso della costa libica in cui furono internate più di 100.000 persone fra uomini, donne e bambini, per isolare le tribù ribelli che osavano rivendicare la loro libertà e la loro patria combattendo. In quei campi, voluti dal generale Graziani, sostenuto dal generale Badoglio e con l’approvazione di Benito Mussolini, la gente moriva di stenti, le donne erano soggette a violenze, non passava giorno che qualche prigioniero non venisse torturato o impiccato, insomma una vergogna non diversa dai futuri lager nazisti.

Anche questo secondo volume, in cui le vicende come nel primo sono proposte in una serie di quadri rigorosamente in ordine temporale, non mancano i motivi di grande interesse e quindi è senz’altro meritevole di lettura; considerato che il piano dell’opera completa prevederebbe tre volumi mi chiedo solo come possa essere possibile riunire nel terzo, per quanto corposo, gli ultimi anni di Mussolini, che non solo sono quasi tredici, ma che presentano argomenti di larghissima portata, quali la guerra d’Etiopia, quella di Spagna, le leggi razziali, l’entrata in guerra dell’Italia, la caduta del duce, la repubblica di Salò.

Come il primo volume tuttavia anche questo secondo non appare ben definito nella sua identità, vale a dire non è un saggio storico e nemmeno un romanzo storico, ma un ibrido che credo si possa definire come storia romanzata, alla portata di una platea di lettori non particolarmente colta e che proprio per questo presenta il pregio di parlare di un periodo storico che è ignorato da tanti, da troppi.

Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969, è cresciuto tra Venezia e Ravello per poi trasferirsi a Milano. Docente di letterature comparate e di creative writing all'Università IULM, editorialista del «Corriere della Sera», ha vinto i principali premi letterari italiani. Esordisce nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia, poi pubblica nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello) e negli anni seguenti Una storia romantica (Premio SuperMondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio- Rèpaci e Premio Selezione Campiello). Del 2006 è il saggio La letteratura dell'inesperienza, seguito da altri studi. Scurati è con-direttore scientifico del Master in Arti del Racconto. Del 2018 è M. Il figlio del secolo, primo romanzo di una tetralogia dedicata al fascismo e a Benito Mussolini: in vetta alle classifiche per due anni consecutivi, vincitore del Premio Strega 2019; del 2020, il secondo capitolo M. L'uomo della provvidenza.



Renzo Montagnoli


 
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