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  Recensioni  »  Robin Hood Il principe dei ladri, di Alexandre Dumas, edito da Einaudi 15/07/2021
 
Robin Hood

Il principe dei ladri

di Alexandre Dumas

Edizioni Einaudi

Narrativa

Pagg. 304

ISBN 9788806230036

Prezzo Euro 11,00


Il grande valore dell’amicizia


Questa volta la fertile penna di Alexandre Dumas e la sua indubbia creatività non hanno inventato una vicenda originale e nemmeno un nuovo personaggio, perché Robin Hood è un eroe popolare della Gran Bretagna e non è improbabile che questo paladino della povera gente e degli oppressi sia esistito veramente; poi, come accade sempre in questi casi, la sua figura è stata ingigantita dalla naturale tendenza degli uomini a cucire intorno a un protagonista epico un alone di leggenda. Quindi la foresta di Sherwood e la contea di Nottingham non sono frutto di una pura invenzione ed esistono ancor oggi. Quanto al fatto che Robin Hood ci sia stato realmente le probabilità sono confortanti, anche se uomini diventati banditi a causa di torti subiti non mancarono nell’Inghilterra dell’epoca, ma sarebbe più opportuno dire delle epoche, giacché i personaggi identificabili con la figura del leggendario bandito sono vissuti nel XIV e e nel XV secolo.

Ciò premesso, dove la fantasia di Dumas si sbizzarrisce è nell’invenzione dei compagni del famoso arciere, dal gigantessco, ma riflessivo e intelligente Litte John all’ilare frate Tuck, un religioso con caratteristiche del tutto proprie, sempre pronto a menar le mani e a partecipare a colossali bevute di sidro o di birra. Ovviamente la descrizione di Robin è pur essa frutto di creatività, così come le vicende che lo vedono protagonista; non poteva mancare una dolce donzella ed ecco allora la bella e determinata Lady Marian, mentre con tutta questa brave gente era necessaria la figura del cattivo di turno, perfettamente delineato nel perfido barone Alwine, che sarà più conosciuto come sceriffo di Nottingham.

Robin Hood è il classico romanzo di cappa e spada, genere in cui Dumas eccelle, e anche questo appare particolarmente riuscito, benchè opere cinematografiche successive, liberamente tratte dallo stesso, disorientino un po’, vista la non identità della trama; comunque come lettura d’evasione è veramente consigliabile, non dimenticando come ricorra un fil rouge proprio dell’autore, e che troviamo anche nei Tre moschettieri, e cioè il grande valore dell’amicizia.



Alexandre Dumas scrittore e drammaturgo francese.
Riconosciuto maestro del romanzo storico e del teatro romantico, fu uno dei più prolifici e popolari scrittori francesi del diciannovesimo secolo.
Figlio di Thomas-Alexandre Davy de La Pailleterie, soldato semplice figlio di un marchese, e di una schiava nera di Santo Domingo, Marie Cessette Dumas, dalla quale eredita il cognome.
Alcuni anni dopo la morte del padre, nel 1823 il giovane Alexandre fu inviato a Parigi per intraprendere gli studi di legge.
Nella capitale riuscì a ottenere, grazie alla sua buona calligrafia, diversi incarichi presso il Duca d'Orléans, il futuro re Luigi Filippo.
Ebbe un figlio da una vicina di pianerottolo. Il figlio, anch'egli chiamato Alexandre Dumas, seguì le orme paterne e fu anch'egli scrittore di fama.
Dumas padre è famoso soprattutto per Il conte di Montecristo e per la trilogia dei moschettieri formata da I tre moschettieri, da Vent'anni dopo e da Il visconte di Bragelonne.
Con l'arrivo del successo, Dumas iniziò a condurre una vita al di sopra delle proprie possibilità economiche. Nel 1844, a seguito dell'acquisto di un terreno nei pressi di Parigi, a Port-Marly, fece costruire il "Castello di Montecristo", un edificio frutto di una miscellanea di diversi stili, dal rinascimento, al gotico, al barocco. Nel 1847 inaugurò un proprio teatro, il "Théâtre-Historique" (Teatro Storico), dove vengivano rappresentate le opere dei maggiori autori del passato, da Shakespeare a Goethe, da Calderon de la Barca a Schiller.
Dopo solo tre anni di attività però il teatro fallì.
Rovinato dai debiti Dumas mise all'asta il suo castello e nel 1851, cercato da più di 150 creditori, dovette riparare in Belgio.
Nel 1854, risolti i suoi problemi finanziari, tornò infine a Parigi.
Le sue ceneri furono trasferite al Panthéon di Parigi il 30 novembre 2002.


Renzo Montagnoli

 
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