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  Recensioni  »  Senilità, di Italo Svevo, edito da Garzanti 11/09/2023
 

Senilità

di Italo Svevo

Garzanti Edizioni

Narrativa

Pagg. XXXVI-202

ISBN 9788811363552

Prezzo Euro 8,00


Vivere nel grigiore


Secondo romanzo, dopo Una vita, Senilità venne dato alle stampe nel 1898 per i tipi della Ettore Vram. Tuttavia, non era sconosciuto al pubblico, almeno quello locale, perché era stato pubblicato in 79 puntate (dal 15 giugno al 16 settembre 1898), peraltro con parecchi refusi, sul quotidiano irredentista triestino "L´Indipendente". In breve è la storia di Emilio Brentani, un uomo di poco conto, incapace di prendere le decisioni che contano, infelice per aver tanto bramato l´amore e il piacere senza averli però raggiunti. In lui ormai vive una sorta di rassegnazione e di abulia, tipica dell´uomo che si lascia prendere e trasportare dal vento dell´esistenza, chiuso nei suoi ricordi, atteggiamento questo proprio di una vecchiaia spirituale, da cui appunto il titolo Senilità. Detto così sembrerebbe un romanzo con una trama pressoché assente, ma non è così; ovviamente non aggiungo altro, perché ben mi guardo di togliere a chi interessato il piacere della lettura. Svevo, che rammento non è il cognome dell´autore, che si avvale di uno pseudonimo, perché in effetti si chiamava Aron Hector Schmitz , e parlava indifferentemente in tedesco e in italiano, laddove l´italiano è una lingua mutuata dal triestino, non nutre simpatia nei confronti di Emilio Brentani, ma si fa supportare da una nota ironica in quanto per certi aspetti il personaggio principale assomiglia all´autore stesso, costretto a un lavoro, quello di banca, che non gli piace e che pratica solo per necessità economiche. Pur tuttavia, al di là di quello che può essere lo spunto autobiografico, Senilità ha uno scopo ben più ampio, mettendo ben in evidenza le frustrazioni, l´insoddisfazione dell´intellettuale della piccola borghesia, dividendo la società fra lottatori, che cercano di emergere, e contemplatori, che si limitano a essere spettatori del palcoscenico su cui si svolge la commedia dell´esistenza. E nel romanzo queste due classificazioni sono ben rappresentate da quattro personaggi, quasi a voler dimostrare che l´autore ha saputo ben osservare, senza intervenire nel ciclo della vita, rientrando quindi nella categoria dei contemplativi.

Da ultimo una notizia e cioè che dal romanzo nel 1962 è stato tratto un film, con lo stesso titolo, diretto da Maro Bolognini e interpretato da un eccellente Anthony Franciosa, nella parte di Emilio Brentani, nonché da Claudia Cardinale, Betsy Blair e Philippe Leroy.

Per quanto superfluo il consiglio è senz´altro di leggere questo libro.




Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz (Trieste, 19 dicembre 1861 - Motta di Livenza, 13 settembre 1928) Di famiglia ebraica per parte di madre, e di padre tedesco, compì gli studi medi in Baviera; nel 1879 si iscrisse all'Istituto superiore di commercio di Trieste, ma l'anno seguente, per problemi economici familiari, dovette trovare un impiego in una banca, dove lavorò per vent'anni. Fu questo anche il periodo del suo apprendistato letterario: cimentatesi in articoli, abbozzi di racconti, pagine autobiografiche, nel 1890 fece uscire a puntate, su «L'Indipendente», la sua novella 'L´ assassinio di via Belpoggio'.
Nel 1892 pubblicò il suo primo romanzo, 'Una vita'. Nonostante la già evidente abilità del narratore, il romanzo passò inosservato; identica sorte toccò sei anni dopo al suo secondo libro 'Senilità' (1898), storia dell'amore di un non più giovane letterato per la sfuggente Angiolina.
Seguì a queste delusioni un lungo periodo di silenzio.
Dopo essersi sposato con Livia Veneziani e aver avuto un figlio, nel 1899 entrò come socio nella ditta commerciale del suocero, della quale assunse in seguito la direzione. Per ragioni di lavoro risiedette in Inghilterra, Francia e Germania.
Fu questa una fase di quasi totale rimozione della letteratura.
Nel 1905 conobbe J. Joyce (che a Trieste viveva facendo l'insegnante d'inglese). Solo nel 1923 pubblicò un'altra opera, il romanzo 'La coscienza di Zeno', che Joyce fece conoscere al famoso scrittore e critico V. Larbaud e che nel 1925 venne favorevolmente recensito da Eugenio Montale sul periodico «L'Esame». Del 1927 la novella 'Vino generoso' e del 1928 la raccolta di racconti 'Una burla riuscita'. Proprio nel 1928 Svevo moriva per un incidente automobilistico.
Postumi: 1930 'La novella del buon vecchio e della bella fanciulla'; 1949 le novelle 'Corto viaggio sentimentale'; 1954 un volume di Saggi e pagine sparse; 1960 le Commedie, sei testi (tra cui è da ricordare soprattutto 'Il marito').
La cultura di Svevo poggia sulla conoscenza dei classici italiani, tedeschi, francesi, ma anche sulla dimestichezza con la filosofia di Schopenhauer e soprattutto, sulla "frequentazione" del pensiero di Freud.
Nell'ambito della letteratura italiana l'opera di Svevo segna il trapasso dal verismo a una nuova visione e descrizione del reale, più analitica e introversa, svincolata da certe «cristallizzazioni» tradizionalmente presenti nella narrativa, quali il personaggio, le ordinate categorie temporali, l'univocità degli eventi.
I dati realistici vengono usati sempre più come specchi per chiarire i complessi e contraddittori moti della coscienza.
Al centro delle proprie storie Svevo pone pur sempre un solo personaggio (al quale gli altri fan da coro, per lo più antagonista): un individuo abulico e infelice, incapace di affrontare la realtà e che a essa costantemente soccombe, ma che nello stesso tempo tenta di nascondere a se stesso la propria inettitudine, sognando evasioni, cercando diversivi, giustificazioni e compensi.
L'opera di Svevo è stata di volta in volta avvicinata (non senza ragione) a quella di Proust, Joyce, Kafka, Musil, Pirandello, e costituisce uno dei momenti più importanti della letteratura europea del Novecento.

Parzialmente tratta da: Enciclopedia della Letteratura Garzanti


Renzo Montagnoli

 
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