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  Racconti  »  Narrativa generica  »  Confessione 29/12/2006
 

Confessione

 

 

Quando leggerete queste mie righe, non sorridete, ma pensate a quest'uomo che in preda all'angoscia più profonda spera di trovare sollievo in una confessione; sarete i testimoni di un evento che verrà raccontato anche nei secoli a venire, di un crimine che non avrei voluto commettere, ma che ho perpetrato solo perché così era scritto.

Ho tradito il mio migliore amico, l'unico vero amico di tutti noi, un uomo come mai si era visto e il cui verbo incanterà le genti fino a che su questa terra ci sarà un barlume di vita.

Lui ci ha dato la spiegazione di perché viviamo e di perché moriamo, lui ci ha dato la speranza di un'esistenza diversa, lui ci ha portato l'amore; ne sono stato soggiogato anch'io e mi sono sentito partecipe commosso e entusiasta di un avvenimento che ha rivoluzionato il mondo, questa terra che calpestiamo, che malediciamo, che si apre solo per accogliere il nostro corpo nell'eterno riposo.

Moltitudini lo hanno ascoltato, seguito e infinità di genti vivrà nel suo significato; non tutti, però, perché l'amore per il prossimo è innanzitutto la rinuncia all'amore per se stessi, alle proprie vanità, ai soverchianti interessi personali.

La tentazione di pensare alla felicità materializzata nella ricchezza, nel potere, sarà sempre forte e ci sarà sempre chi cederà, nonostante le sue parole, nonostante la certezza di un'esistenza infinita anche oltre la morte; e anch'io ho ceduto, non volevo, ma come in un copione di una storia meravigliosa ho dovuto improvvisamente recitare la parte del traditore e devo dire che mi è riuscita bene.

Mi hanno dato trenta denari per essergli infedele e li ho accettati, ma ora la mia coscienza si rivolta, perché ho tradito anche me stesso, io che mi sentivo un privilegiato a stargli accanto e che avrei dato la mia vita per lui, quella vita che fra poco chiuderò inutilmente.

L'unico dubbio che mi resta è che ho dovuto farlo, perché tutto era stato predisposto nel libro del tempo. L'angoscia che provo, però,  è perché non mi sono opposto al destino, tanto  che la coscienza mi contorce lo stomaco e la mente; anche se ho commesso un crimine, non mi sento un delinquente, ma un essere che forse più di tutti ha bisogno del suo amore e spero che mi abbia perdonato, lui che sapeva che sarebbe stato tradito e da chi, ma che non ha fatto il mio nome, perché ha capito che ero solo il mezzo di un disegno più grande e che la mia infedeltà sarebbe stata per me una croce ben più grande di quella portata da lui.

Provo vergogna per la colpa, ma ritengo giusta una condanna che mi liberi dal male che c'è in me e mi consenta un giorno di assurgere forse a una nuova vita.

Già fuori una corda e un ulivo mi aspettano.

Ora vado e che quello che è stato scritto avvenga.

A lui chiedo perdono e, a voi che leggerete, solo un po' di compassione e di ricordare che Giuda Iscariota era  un uomo come voi, un essere imperfetto parte di un disegno perfetto.

                                     

 

 

 

                           

 

 

 
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