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  Racconti  »  Narrativa generica  »  Croci di guerra 20/03/2008
 

Croci di guerra

                         di Renzo Montagnoli

 

                  

La neve scendeva fitta a imbiancare l'altopiano; a tratti il vento sollevava dei mulinelli e finiva con l'accumularne di più in certi punti piuttosto che in altri. Si creavano così dei veri e propri cumuli, o meglio…

- Tumuli, sono tumuli!

Il Dottor Fritz Wiener si scosse a quel grido e volse subito il capo all'indietro.

- E lei chi è?

- Come chi sono? Io sono me.

Chi aveva detto quella frase senza senso era un uomo sulla cinquantina, di bassa statura, tozzo e anche un po' panciuto.

- Ovvio che lei è lei. Forse è meglio che mi presenti io:

mi chiamo Fritz Wiener e vengo da Graz.

- Ostrega, parla bene l'italiano per essere un todesco.

- Sono austriaco e mia madre era italiana, di Brescia.

- Un mezzo sangue, allora.

- Non proprio, perché mio padre, che non ho mai conosciuto, era di Salisburgo e là sono nato.

- Venuto a sciare? La neve non manca.

- No, sono venuto a cercare.

- A cercare?

- Sì, una persona e per questo ho bisogno di una guida. All'albergo mi hanno detto di chiedere di Tony.

- Questa è fortuna! Tony sono me. 

Wiener rimase non poco perplesso a questa affermazione, perché chi gli era davanti, più che una guida, dava tutta l'aria di essere lo scemo del paese.

Tony parve rendersi conto della titubanza del suo interlocutore e lo prevenne: - Sì, non mi presento bene. Sono sempre stato così fin da piccolo; anche mamma diceva che ero un po' strano e me ne accorgo pure io, ma sono serio, onesto e sgobbo per mantenermi.

Nel dire così allungò la mano destra a cercare quella di Wiener; questi esitò, ma quando sentì la stretta calorosa e la voce ferma del suo interlocutore che si presentava - Piacere, Tony Balcher – non poté fare a meno di contraccambiare.

- Signor Wiener, perché ha bisogno di me?

- E' una storia lunga e, come le dicevo, sono alla ricerca di una persona. Mi hanno detto che lei conosce tutti i cimiteri di guerra della zona. Se potesse accompagnarmi, le sarei grato e, ovviamente, la ricompenserei.

- E' vero che li conosco tutti e non sono pochi; qui durante la guerra che è finita una trentina di anni fa si sono scannati alla grande, austriaci e italiani. E per cosa poi? Per un pezzo di terra.

- Accetta?

- Sì.

- Cominciamo subito.

- No, aspettiamo che finisca di nevicare e domani, se ci sarà il sole, daremo corso alla ricerca.

- Dove ci troviamo?

- Sarò io a trovarla: in paese c'è solo un albergo.

 

Il giorno dopo Wiener scostò le tende della finestra della sua camera e guardò fuori: aveva smesso di nevicare e il cielo si era completamente rasserenato.

Il panorama, che prima non aveva potuto ammirare a causa della foschia della nevicata, appariva in tutta la sua bellezza, con le cime ammantate che brillavano al sole.

Guardò giù in strada e lo vide, davanti alla porta dell'albergo, tutto imbacuccato e perciò ancor più rotondo del giorno innanzi.

- Vengo subito, Tony.

- Faccia con comodo.

Scese velocemente, aprì la porta e si sorprese nello scorgere un volto sorridente, con due occhi vispi di un azzurro intenso.

- Tony, se non è di disturbo, possiamo darci del tu e così è più semplice.

- Ma certo, ostrega, era quello che volevo dire io.

- Allora cominciamo?

- Sì, ma forse non c'è da girar molto, se mi dici che il morto che cerchi era austriaco o italiano.

- Austriaco, Tony. Io cerco Sepp Wiener, mio padre.

- Non mi ricordo questo nome.

- Ci credo, con tutti i caduti che ci saranno nei cimiteri.

- Li conosco tutti, uno a uno.

- Davvero?

- Sì, sono la mia compagnia. Per uno che è solo non c'è miglior compagnia dei morti: puoi parlargli e loro ti ascoltano, puoi anche incazzarti e loro non s'offendono. Per ognuno che non ho conosciuto da vivo ho una storia, una faccia, un corpo: sono i miei amici e chi non ricorda gli amici?

Wiener apparve perplesso e si grattò il mento.

- Sì, ti capisco; chissà che ti hanno raccontato. Ti avranno detto che quando ho un po' di tempo faccio solo il giro dei cimiteri, che parlo con i morti, che sono il matto del paese.

- A dire il vero mi hanno detto solo che saresti stata la guida giusta.

- Pensi che sia matto, vero?

- Non so.

- Forse è vero, ma mi conoscerai e potrai giudicare. Adesso andiamo al primo dei due cimiteri in cui forse potremo trovare tuo padre.

Si incamminarono, piano piano, Tony davanti e Wiener subito dietro.

La strada cominciò a salire.

Dopo una quarto d'ora Wiener azzardò: - Manca ancora molto?

- No, il suo tempo.

- E sarebbe?

- Quello che ci vuole. Scusa, ma davvero non hai conosciuto tuo padre?

- No, sono nato un mese dopo che era partito per la guerra. Me ne ha parlato mia madre e come le ho promesso in punto di morte ora vorrei almeno trovare la sua tomba.

- Anche io non ho conosciuto il papà.

- Morto in guerra?

- E chi lo sa? Forse, può anche essere. Porto il cognome della mamma.

- Ah. Non te ne ha mai parlato?

- No e non mi interessa sapere di un papà che non si cura di un figlio. La vita è stata dura con me: la mamma è morta presto e sono rimasto solo,  ho fatto in tempo a vedere la guerra, anzi ho combattuto nell'ultimo anno.

- Hai ucciso qualcuno?

- Spero di no.

- Perché?

- Non si è uomini ad ammazzare gli altri.

Scese il silenzio e Wiener non si azzardò ad aprir bocca e altrettanto fece Tony.

Dopo un'altra ventina minuti d'ascesa giunsero al cimitero di guerra di Slaghenaufi, una piccola oasi di pace, con 748 croci ordinate in file parallele.

- Cominciamo dalla prima e guarda che non sono in ordine alfabetico.

Si avvicinò al legno e lesse sulla piccola targhetta:

- Julius Blind, caporale. Oggi c'è il sole Julius e sapessi com'è bello il panorama! E' uno dei miei preferiti: è caduto vicino al Forte Verena nel 1917 e aveva solo 25 anni. Ecco, un po' di lettere a formare un nome e un paio di date è quel che resta di un uomo. Era alto, biondo e felice di vivere, prima. Ora è polvere e numeri.

Andarono ancora avanti e per ogni croce c'era un pensiero di Tony, una sorta di ricordo inventato che ridava un'immagine del caduto.

- Wilfred Mayer, di anni 45. Saranno cresciuti i tuoi figli. Bei ragazzi, Wilfred, e poi bravi, te lo assicuro.

Andreas Mann, di anni 18. C'è tanta neve che ci si potrebbe rotolare. Sì, è ancora tempo di giochi, ma ti vedo già guardarti all'intorno, occhieggiare qualche ragazza. Sei mancato troppo presto per conoscere la vita.

Il tragitto, percorso in questo modo, fu necessariamente lento e quando arrivarono all'ultima fila cominciava già a scendere il sole.

- Manfred Richter, di anni 33. Come quelli di nostro Signore, ma lui è salito alla gloria dei cieli e tu invece sei nascosto a tutti, sotto un metro di terra e di sassi. Lui è morto per tutti gli uomini e tu per pochi uomini che se ne stavano al caldo, ben vestiti e sazi, mentre tu pativi il freddo, la fame e ogni giorno era un tormento.

E' passato tanto tempo, ma tutti e due siete morti invano.

Wiener era come frastornato: quei ricordi inventati lo coinvolgevano e gli pareva che forse, anzi sì, quei morti non gli fossero per nulla sconosciuti.

- Joseph Franz Wiener, di anni 30…

- Ferma!

-  Mi fermo, ma…

- Mio padre, mio padre! Si chiamava così, ma tutti lo conoscevano come Sepp. L'ho trovato!

- Vuoi sapere?

- No, no. Di anni 30. Hai lasciato per la guerra tua moglie che aspettava un bimbo che non avresti mai visto e che ora è qui. Eri alto, capelli e occhi neri, e tutte le donne dicevano che eri un bell'uomo. La mamma è morta, ma già lo sai, perché è finalmente con te.

- No, non dargli un altro dolore. Ti dico invece il mio ricordo, se non ti disturba.

Eri veramente il più bello di tutti, il più umano e lo fosti anche quella piovosa sera del settembre 1918.

Un soldatino appena arrivato si è presentato a te e quando sapesti che era stato comandato di pattuglia volesti uscire al posto suo.

Nessuno rientrò. Attesi fino all'alba e io che avevo conosciuto solo dolore, nessun affetto, ti piansi come un padre.

Wiener osservò il volto di Tony, tirato, gli occhi lucidi; gli pose una mano sulla spalla e gli fece cenno di tornare.

Durante il percorso non parlarono e si lasciarono davanti all'albergo.

L'indomani Wiener partì. Mentre attendeva l'arrivo della corriera si guardò intorno, quasi a cercare Tony, ma questi non venne.

Durante il viaggio pensò a quello che era accaduto, al racconto della morte di suo padre, una pietosa menzogna, a cui tuttavia avrebbe desiderato credere. Rilesse così il comunicato del ministero della guerra che annunciava il decesso del soldato Joseph Franz Wiener, avvenuto all'ospedale da campo di Slaghenaufi a seguito di un attacco di peritonite. Si passò una mano fra i capelli, come a riordinare le impressioni di quei giorni, poi  guardò fuori dal finestrino: aveva ripreso a nevicare, minuscoli fiocchi che scendevano lenti a ricoprire ogni cosa.

    

 

 

 

 

 
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