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  Racconti  »  Narrativa generica  »  L'impresa 16/09/2006
 

                       L'impresa

 

 

- Nenè, gli affari non tirano e c'è un pacco di cambiali che scade fra tre giorni.

- Non so che dirti. Avevamo calcolato tutto, centesimo dopo centesimo,

ma di clienti nemmeno uno.

- Eh sì che è un settore che tira!

- Forse siamo in tanti, in troppi…

- Forse sì, ma ancora pochi giorni così e chiudiamo bottega.

- C'è anche il caso che non ci conoscano abbastanza.

- No, questo lo escludo, con tutti i manifesti che ho fatto affiggere nei luoghi di lavoro.

- E poi, i costi sono troppi. Ma avevi proprio bisogno di farti fare un doppio petto grigio scuro?

- Nenè, è un abito di rappresentanza: mica posso svolgere il lavoro con le mezze maniche come te.

- Sì, io con questa camicia a righe che avrà almeno dieci anni e tu che sembri un gran signore.

- Nenè, tu sei indispensabile nell'impresa, perché sei il tuttofare.

- Sì, tuttofare io e niente fare te.

- Non dire così, perché altrimenti mi incazzo: io sono la mente e tu sei il braccio e sai cosa ti dico?

- Parla…

- Che bisogna trovare nuove formule di vendita, con delle frasi che richiamino, che destino l'attenzione.

- Tipo?

- Ad esempio un pagamento rateizzato a lungo periodo, prima ancora che avvenga la fornitura. Vedo già la gente che avida legge la scritta “Pensate oggi al vostro domani”.

- No, troppo complicato: registri, verifica dei pagamenti. Meglio una frase che ci contraddistingua, tipo, ma…non saprei.

- Mi è venuta un'idea, da uno slogan elettorale: “Con noi solo certezze: non tornerete mai indietro”.

- Magnifica: è proprio quello che ci vuole.

 

Il fraseggio viene interrotto da alcuni colpi secchi sulla porta.

 

- Apri, Nenè, già c'è un cliente.

- Buona giornata, in che possiamo servirla?

- In verità non sono un cliente, e tengo a precisarlo. Sono Gaspare Colletta, ufficiale giudiziario, e sono venuto per l'accesso.

- La prima porta a destra, ma non c'è carta igienica.

- Non mi sono spiegato, perché è un termine giuridico: in forza del decreto ingiuntivo n. 265/2005 del 12 aprile 2005, notificato a codesta impresa il 16 aprile 2005, divenuto esecutivo…

- Oh, basta, sentiamo il resto.

- Devo eseguire il pignoramento mobiliare e spero che abbiate la compiacenza di non ostacolarmi.

- No, che dice mai!  E' la fine di un sogno, proprio adesso che abbiamo lo slogan per decretare il successo dell'iniziativa.

- Mi spiace, ma io eseguo solo.

- Ecco, l'esecutore.

- Non faccia così, ha tutta la mia comprensione, anche perché ho visto che da pignorare c'è ben poco.

- Provveda, allora.

L'ufficiale giudiziario guarda i singoli pezzi e li annota sul verbale.

- Già fatto. Mi dovete controfirmare il verbale, previa opportuna lettura.

- Faccia pure….

- Addì 10 settembre 2005 io sottoscritto ufficiale giudiziario…

- Salti i preamboli.

- Allora, ho rinvenuto nei locali dell'azienda i seguenti beni mobili: due sedie di pessima fattura, di cui una con una gamba dondolante, un tavolo di legno compensato e…

- No, non ci tolga la materia prima, la nostra vita!

- ….e tre bare in legno di noce brunito….   

 

 
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