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  Racconti  »  Fiabe  »  Piccolo racconto di Natale 27/01/2006
 

“E' una festa meravigliosa, amore mio; da quando siamo insieme ho imparato il vero significato della parola felicità. e guardava estasiato la donna che aveva portato all'altare da appena sei mesi.

“Non parlare; parlo io, aggiungo solo che sono felice. E fece per abbracciare l'amata, allorché avvertì netta, devastante, una stilettata al cuore. Barcollò, strabuzzò gli occhi e vide il pavimento avvicinarsi sempre di più; poi la corsa in ambulanza, mani febbrili che si agitavano sul suo petto, il pianto straziante della sua donna. E l'anima scivolò fuori dal corpo ormai esanime. “Non è possibile, morire proprio oggi che è Natale” urlò questa frase che nessuno sentì. Lentamente, eterea, l'anima salì al cielo, dove un compassionevole Iddio l'accolse.

“Se tu veramente comandi il mondo, non staccarmi così da lei; fa che io almeno possa restarle accanto.

Un cenno della mano ed ecco che lo spirito si trasformò in un canarino che veloce scese a terra.

 

Nevicava, a larghe falde, e sbattendo le ali per il freddo si posò sul davanzale della finestra della camera da letto. Con il becco picchiettò sul vetro; la donna, stravolta dal dolore, era distesa sul letto e volse lo sguardo. Quel piccolo essere intirizzito in quella giornata di morte le sembrò meritevole di soccorso e lo fece entrare. Nei giorni successivi gli diede anche una casetta, una piccola gabbia di metallo che troneggiava in cucina accanto alla pendola.

Il tempo passava e lei non si risposò; lavorava tutto il giorno ed alla sera quando rincasava si sentiva rincuorata dalla presenza del canarino, che la fissava sempre e sembrava pendere dalle sue labbra. Aveva provato a trovargli una compagna, ma lui non l'aveva voluta; se ne stava ore ed ore zitto a guardare la donna affaccendata nei lavori domestici.

E venne un altro Natale. “Certo che come canarino non canti per niente; te ne stai sempre lì muto, a fissarmi, come se mi volessi dire qualche cosa. Che cosa ti frulla in quella testolina?”

Ed il canarino cominciò a cantare una melodia strana, che lasciò stupefatta la donna.

“Ma questa, questa è la canzone che ci piaceva tanto, che il mio povero marito definiva la melodia del nostro amore!” e le lacrime cominciarono a sgorgarle dagli occhi. Il canarino si interruppe e ridivenne nuovamente muto. Per quanti sforzi, per quante preghiere, per quante lusinghe la donna adottasse non riuscì a farlo più cantare,  e questo silenziò durò fino al Natale successivo, quando nuovamente il canarino cantò la canzone amata. Poi, di nuovo il silenzio nei giorni seguenti fino ad un nuovo 25 dicembre. Si andò avanti così per degli anni: l'uccellino che restava muto tutto l'anno e poi immancabilmente il giorno di Natale riprendeva a cantare, solo una canzone, solo quella.

Che avesse cominciato a capire qualche cosa la donna? Non è dato di sapere, anche se più volte in tarda età accennò a un'amica la stranezza di quell'esserino, che avrebbe già dovuto esser morto da un bel po' e che invece restava giovane, tale e quale di quando lo aveva conosciuto.

Lei, invece, era naturalmente e progressivamente sfiorita e ormai, assai avanti con gli anni, giaceva da tempo a letto, accanto al quale aveva voluto fosse messa la gabbietta con il canarino.

E così si arrivò ad un nuovo Natale; nevicava, a larghe falde, e faceva freddo. La donna era ormai più di là che di qua, ma aprì gli occhi che corsero subito alla gabbietta a cercare il suo piccolo amico e questi iniziò a cantare…..

Fu nel pomeriggio che la sua amica la trovò esanime nel letto; istintivamente guardò la gabbietta e vide che adesso c'erano due canarini; non nevicava più, era spuntato il sole con un tepore quasi primaverile.

La vicina si asciugò le lacrime e parve capire; aprì la finestra e poi la gabbietta. I due canarini iniziarono subito a cantare una canzone che lei aveva già sentito ad ogni Natale.

“Andate, andate, finalmente insieme.

E le due bestiole si involarono verso il cielo, sempre più su, finché scomparvero alla vista degli umani.     

 

 

 

 
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