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  Editoriali  »  Volare basso 13/10/2006
 

Volare basso

 

 

Ogni tanto mi capita di sentire qualche politico che accenna alla “questione morale”. Probabilmente, anzi sicuramente, parla a sproposito, perché appare chiaro che, per accennare a un simile argomento e alla disgregazione di certi valori, è necessario che esista almeno un senso “morale”. Dalla seconda guerra mondiale e dalla resistenza siamo usciti con tante speranze che presto si sono rivelate delle illusioni.

Il problema dell'Italia è che proprio non esiste un senso etico; se ci fermiamo un attimo a pensare e proviamo a guardare il nostro paese con un minimo di spirito critico vedremmo tante cose che non vanno che non basterebbero migliaia di pagine per descriverle.

Abbiamo una classe politica completamente avulsa dai problemi del paese, intenta solo ad autoalimentarsi con i lauti stipendi che si è riservata, magari integrati da bustarelle più o meno corpose. Ci troviamo di fronte, quasi sempre, a personaggi del tutto incapaci ad assolvere la funzione loro assegnata e privi del benché minimo senso morale.

In questi giorni si è gridato allo scandalo per quel servizio, mai andato in onda, delle Iene che avrebbe evidenziato un ricorso alle droghe di un parlamentare su tre.

Nel quadro generale di chi dovrebbe rappresentarci la notizia in effetti non stupisce più di tanto, nel senso che nulla aggiunge di particolare al basso livello sotto ogni aspetto dei nostri politici e dimostrabile, facilmente, oltre che dai comportamenti personali, da tutta un'altra serie di elementi.

In parlamento siedono non pochi “onorevoli” che dovrebbero invece stare in prigione, visto che risultano già condannati in via definitiva e i reati provati a loro carico non sono cose di poco conto, andando dall'abusivismo edilizio alla partecipazione a banda armata.

Non stupisce più di tanto, allora, il recente provvedimento dell'indulto, attuato con la motivazione ufficiale di evitare il sovraffollamento delle carceri (ma perché non costruirne altre?), finalizzato però a porre al riparo da possibili inconvenienti alcuni dei partecipanti a questa congrega.

Si sente tanto parlare di lotta alla mafia e di interventi per il sud d'Italia. Una nazione dove esiste una criminalità organizzata tale da influenzarne pesantemente la vita di ogni giorno non è certamente civile e se anche qualcuno si esalta per la nostra “spedizione” in Libano non posso fare a meno di pensare che il nostro paese è come una squadra di calcio che continua a retrocedere: da aspiranti ai primi posti della serie A siamo ormai in coda alla serie B.

Di elementi, come ho detto prima, ce ne sarebbero a bizzeffe ed è pertanto necessario fare una scelta. In particolare mi ha colpito l'argomento di mercoledì 11 ottobre del blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), da titolo alquanto significativo “Porci con le ali”. Si parla dell'Alitalia, della nostra compagnia di bandiera – ormai a mezz'asta - , una sorta di pozzo senza fondo, tanto che più vola più perde. Quello che colpisce maggiormente, però, è la retribuzione del suo amministratore delegato, quel Cimoli che già alle ferrovie aveva dato grande prova della sua competenza affossandole del tutto. Questo signore che, stante i risultati sempre peggiori dell'Alitalia, dovrebbe essere licenziato, percepisce il misero stipendio mensile di € 190.375, mentre i suoi omologhi della KLM e della British Airways, compagnie largamente in utile, prendono rispettivamente € 45.143,   € 64.727.

A parte il fatto che è immorale retribuire in modo così elevato un dirigente, qualsiasi altra azienda in cui non entri lo stato avrebbe già dimissionato Cimoli per evidente incapacità.

E invece continua a restare lì, a prendere una barca di soldi che sono nostri, a pianger miseria per la compagnia di bandiera in modo da avere altri finanziamenti, sempre con soldi nostri.

Non faccio delle colpe a Cimoli per lo stipendio così elevato, ma sono dell'idea che ignobilmente responsabili sono coloro che lo hanno messo lì e continuano a tenerlo.

L'Alitalia non è improbabile che possa fallire e del resto già vola basso, molto basso, ma nelle stanze del potere è ormai da tempo che le ruote non si staccano da terra.  

Del resto la classe politica è artefice e frutto di una società profondamente malata, dove proliferano furbetti, arrivisti, guadagni facili, prevaricazioni, notizie dei media costruite ad arte, pornografia a tutti i livelli. Mancano i valori e l'amoralità è ormai un fatto quotidiano in un mondo in cui conta sempre di più ciò che appare e non ciò che realmente è.

Anche la cultura viene travolta da quest'onda di fango e così capita di vedere venduti in migliaia di copie libri scritti male e di nessun contenuto, mentre altri, assai migliori, si coprono di polvere negli scaffali delle librerie.

Come andrà a finire?

Non sono un veggente, ma una società senza senso etico e senza cultura non può avere di certo un avvenire.   

 

 

 

 

 

 

 
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