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  Editoriali  »  Il 4 novembre 03/11/2006
 

Il 4 novembre

 

Immancabile, ogni anno, c'è la ricorrenza del 4 novembre, una festa che vorrebbe celebrare, ricordando il 4 novembre 1918, la fine delle guerre di indipendenza. 

Io, meno retoricamente, considero invece tale data come il giorno conclusivo di uno dei tanti eventi di alta macelleria che caratterizzano l'uomo.

Al riguardo, i dati di consuntivo del primo conflitto mondiale sono eloquenti:

la sola Italia ebbe a patire la perdita di 650.000 combattenti;

complessivamente gli stati belligeranti registrarono l'uccisione di circa 8.500.000 di militari.

Di fronte a questi dati sembra impossibile concepire il 4 novembre come una ricorrenza festiva, soprattutto ove si consideri che questo anniversario della vittoria stride con i risultati ottenuti.

In pratica riuscimmo appena ad avere al tavolo della pace gli stessi territori che l'Austria, su pressione della  Germania, ci aveva offerto purché non dichiarassimo guerra. Le ambizioni dei Savoia erano ben altre e si estendevano a tutta l'Istria e a gran parte dell'attuale Croazia; inoltre partecipare a una guerra era indispensabile per quella specie di nano di Vittorio Emanuele III, in preda costante a un complesso di inferiorità, per non dimenticare che bisognava pur far guadagnare anche gli industriali. Armati male, ma condotti anche peggio, i nostri soldati si immolarono in tante inutili battaglie, per poi doversi precipitosamente ritirare per lo sfondamento nemico a Caporetto, impresa riuscita più l'ignavia dei nostri generali che per l'abilità degli avversari.

E' vero che questa disastrosa rotta finì per rinsaldare un esercito allo sbando già da diversi mesi, ma non si può dimenticare che nella circostanza ricevemmo corposi aiuti in uomini e materiali dai nostri alleati, che poi li fecero pesare durante le trattative di pace.

Fu un'epoca quella in cui ricorrevano stolte frasi tipo “Bello è morire per la patria”, oppure “ Io vivo e muoio per l'Italia”, secondo i canoni di una consolidata retorica che cerca di far apparire di elevato spirito il fine di una guerra legata più a interessi economici e territoriali.

Del resto, la liberazione dei nostri fratelli trentini dal giogo austriaco fu una vera e propria invenzione, perché, a parte Cesare Battisti e pochi altri, in quelle zone combatterono volentieri contro di noi per difendere quella che era la loro casa. 

E non si deve dimenticare che fummo noi a dichiarare guerra, e non il nemico, che fummo sempre noi che nei primi mesi ci attardammo in “ozi di Capua”, quando avremmo potuto conquistare ampi territori perché c'era solo un velo di truppe austriache, in quanto impegnate sanguinosamente in Galizia.

Di questo e di tanti altri errori si è dato colpa a Cadorna, il comandante in capo, ma non dimentichiamo che le atroci battaglie dell'Isonzo furono fermamente volute da quello stratega da “battaglia navale” di Vittorio Emanuele III, uno dei peggiori monarchi della storia.

Insomma, si avviò una guerra impreparati, considerando i soldati come pedine personali da sacrificare in azioni scombinate, si vinse soprattutto grazie all'azione degli alleati, e poi si pretende ancor oggi di celebrare il 4 novembre come anniversario della vittoria?

Direi che sarebbe opportuno cancellare questa festa e in generale togliere dal calendario tutte quelle ricorrenze legate a eventi bellici. Questo non servirà a evitare le guerre, ma almeno ridarrà a certi fatti il loro naturale significato: non motivo di gioia per una vittoria, ma silenziosa vergogna per una carneficina.    

 

 

 

 
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