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  Editoriali  »  La famiglia americana tutta armata, di Ferdinando Camon 04/01/2016
 

La famiglia americana tutta armata

di Ferdinando Camon

 

 

"Avvenire" 8 dicembre 2015 

 

Esce sui giornali del mondo la foto a colori di una famiglia americana con tutti i suoi componenti armati. Chi ha una pistola, chi un fucile, chi un fucile a pompa. Ma alcuni giornali, anche in Italia, commettono un errore: tagliano la parte bassa della fotografia, per mostrare soltanto le figure umane dritte in piedi, in armi. E così il messaggio è: «Guardate com’è ridotta una famigliaando Camon-tipo americana, si devono armare tutti, anche i ragazzini, stanno disarmati soltanto i neonati, in braccio agli adulti». Ma la parte bassa della foto, postata dalla madre di famiglia sulla sua pagina di Facebook, porta una scritta interessante. Dice, in inglese: «Buon Natale / Dalla mia famiglia alle vostre, Buon Natale e Felici Feste / Michele Fiore». Michele Fiore è la donna, madre, deputata del Nevada, 45 anni, bionda, che sta al centro del quadro, e ha pensato e realizzato tutto. Dunque, questa è una cartolina natalizia, dice com’è diventato il Natale quest’anno, cosa bisogna fare perché sia un Natale felice. E cosa bisogna fare? Armarsi. Sono tutti armati, i membri di questa famiglia, e perciò sono felici. Le armi la rendono euforica. Sorridono tutti, nessuno escluso. È una foto storica. Quando si parlerà di terrorismo in America, di Al Qaeda, di Isis, questa foto salterà fuori. Quando si parlerà di armi, se lasciarne il libero acquisto o legalizzarlo e restringerlo, questa foto salterà fuori. «Se vuoi essere sicuro - dice questa foto – àrmati e difenditi. Non contare sulla polizia, non contare sullo Stato. Se in casa siete in dieci, di cui solo tre sotto i sei anni, dovete avere sette armi».
Tutti i membri di questa famiglia, anche i piccolissimi, quelli senza armi, sono in maglia o camicia rossa. È una divisa. Questa famiglia è un reparto militare in uniforme. Essendo in dieci, formano una squadra. La madre capo-famiglia è il sergente capo-squadra, è lei che comanda il gruppo, e infatti ha un’arma che la distingue, il fucile a pompa. Alla sua sinistra un’altra donna adulta, impugna un mitra corto, da paracadutisti. Le due donne (come accade spesso alle donne che impugnano armi) commettono un errore: tengono il dito sul grilletto. Non si fa mai, quando si è in posizione di riposo, solo quando si è in prima linea. Col dito sul grilletto, basta una minima contrazione nervosa e parte il colpo. Roba da Corte Marziale. Ma qui vogliono dire: «Siamo prontissime a sparare, anche subito». Cioè: prima che ci sparino gli altri. Come dicono i marines in Full Metal Jacket: «Dobbiamo sparare per primi, e uccidere il nemico prima che lui uccida noi». Proponendosi come modello, questa famiglia super-armata dice: «Ogni famiglia faccia come noi», diventi una squadra. Tre-quattro squadre fanno una compagnia, tre-quattro compagnie un battaglione. È la pace, questa? La sicurezza? La salvezza delle vite? Al contrario: la foto non è una risposta alla strage di San Bernardino, ma la precede: fu postata prima. E non è servita: la strage c’è stata. Quattordici morti. Continuando così, arriverà il momento che questa o un’altra famigliola americana lancerà una nuova cartolina d’auguri, con tutti i famigliari armati in parata e davanti a loro, steso a terra, il cadavere del nemico ucciso. Se fosse un bisonte o un elefante, qualcuno ci metterebbe un piede sopra. Il regista John Ford diceva: «Se all’inizio di un film si vede un fucile, alla fine del film quel fucile deve sparare». Il film sull’Islam è cominciato, e il fucile l’abbiamo visto. Anzi, tanti fucili.

 

www.ferdinandocamon.it

 

 

 

 
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