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  Editoriali  »  L'integrazione sta diventando una chimera, di Renzo Montagnoli 14/01/2016
 

L’integrazione sta diventando una chimera

di Renzo Montagnoli

 

 

I recenti fatti di Colonia, ma anche di altre città tedesche ed europee, accaduti la notte di San Silvestro, allorché islamici, in bande organizzate, hanno assalito delle donne, ci ricordano quanto sia lontana la cosiddetta integrazione. Il problema, al di là di questi casi, appare di difficile, se non impossibile soluzione. L’incontro di due civiltà non è mai foriero di proficui reciproci sviluppi, quando una delle due, di molto inferiore all’altra, crede di esserle superiore. Questa gente viene da noi senza essere invitata, noi l’accogliamo, la nutriamo, le diamo di che vivere e come veniamo ripagati? Con protervia, con villania, con ferocia e questo è inammissibile. Provate ad andare in treno o in autobus e vedrete che la quasi totalità di chi non paga il biglietto è costituita da questi “superuomini”, che credono che tutto a loro sia dovuto e che ritengonoi che noi dobbiamo essere dei semplici colonizzati. Risse quotidiane, in cui vengono coinvolti incolpevoli italiani, furti, scippi, grassazioni, truffe vedono sempre più protagonisti questi islamici. È evidente che non è più possibile sentirci non padroni, ma ospiti in casa nostra, tanto più che in quegli individui spesso allignano terroristi disposti ad ammazzacti. Il rimedio, che sarebbe stato più semplice se fossero stati messi dei paletti ben vincolanti all’immigrazione, è ancora possibile. Chi non vuole o non intende integrarsi se ne deve andare e dato che è venuto spesso su un barcone, coprendo un largo tratto di mare, sullo stesso deve andarsene, portandosi dietro solo un po’ d’acqua e i viveri strettamente necessari. Son forse diventato cattivo, ho perso anche il più piccolo briciolo di pietà? No, è quel che si meriterebbero, ma l’espulsione dovrebbe avvenire con mezzi meno improvvisati, magari ricorrendo alle navi della Marina Militare in pattugliamento. Prima comunque si devono prendere le impronte digitali di questi individui perché, nel caso ritornassero, possano essere identificati ed accolti come si deve, con una detenzione di almeno una decina d’anni e con l’obbligo dei lavori forzati. Occorre ricordare infatti che se ci si dimostra deboli con gli ottusi, prima o poi si finisce male. In casa nostra eravamo padroni, vogliamo esserlo ancora e mi interessa poco la litania secondo la quale gli immigrati sono una risorsa, perché risorsa sono solo quelli che accettano le nostre regole e che, a fronte di diritti uguali ai nostri, adempiono agli stessi doveri. Al di fuori di questo spazio non c’è possibilità di convivenza e pertanto chi è entrato credendo di diventar padrone deve essere negato tutto, deve essere isolato e infine buttato fuori, per il bene di noi italiani, ma anche di quegli immigrati che rispettano le leggi e la cui mentalità non risulti inconciliabile con la nostra civiltà.  . 

 

 

 
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