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  Editoriali  »  Le onde gravitazionali: aspettandole e ascoltandole, di Ferdinando Camon 19/02/2016
 

Le onde gravitazionali: aspettandole e ascoltandole

di Ferdinando Camon

 

 

Aspettandole

 

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 11 febbraio 2016 


 
Oggi potrebbe arrivare l’annuncio più importante che abbiamo sentito nella nostra vita. Un annuncio che ci farebbe fare un enorme passo avanti verso le risposte che cerchiamo da sempre: che mondo è questo nel quale viviamo? Come è cominciato, come finirà? Oggi dovebb’essere fornita (questa è l’attesa) la prova delle onde gravitazionali, che Einstein aveva previsto esattamente 100 anni fa. Per oggi pomeriggio, alle ore 16,30 italiane, sono fissati due incontri stampa, in due Centri di ricerca, uno americano e uno italiano. Il primo a Washington e il secondo a Càscina, in provincia di Pisa. Le onde gravitazionali sono l’increspatura scavata nello spazio-tempo da qualche cataclisma dell’universo, come fu l’esplosione del Big-Bang e com’è l’implosione di un Buco Nero. L’esplosione iniziale diede inizio allo spazio-tempo. Per Einstein, lo spazio e il tempo hanno un inizio e hanno una fine. Di per sé, come assoluti, non esistono, come invece credeva Newton. Scrivo queste cose ma il mio cervello, troppo arcaico, cioè newtoniano, fatica a capirle. Non riesco a capire come potesse esistere un tempo in cui non c’era il tempo e uno spazio in cui non c’era lo spazio. So di non essere il solo in questa non-comprensione, e scrivo per i tanti che, come me, oggi si sentiranno smentiti. La smentita che potremmo subire oggi è però anche consolatoria. Perché se il tempo non esiste, allora la morte non esiste. Einstein scrisse una lettera quando morì un suo collaboratore, italiano. Nel suo libroSette brevi lezioni di Fisica Carlo Rovelli riporta questa lettera. “Cara Signora – scrive Einstein, e la “signora” non è la vedova dello scienziato appena morto, ma la sorella -, Michele è partito da questo strano mondo un poco prima di me, ma noi, che lavoriamo nella Fisica, sappiamo che il prima e il dopo non esistono, sono soltanto una nostra cocciuta illusione”. Cito a memoria, se sbaglio qualcosa chiedo scusa. Cosa vuol dire “il prima e il dopo non esistono”? Significa che Michele, che è morto, non è morto prima di me? E che io, che sono vivo, non vivo dopo Michele? In un sistema in cui il tempo non esiste, morte e vita sono dunque co-inesistenti?

Mi pongo queste domande, ma so che fra una generazione o due (o anche stasera) sembreranno ingenue.

Come la domanda primordiale: se tutto deriva da quella micro-particella che è esplosa col Big-Bang, da dove viene quella particella? E chi l’ha fatta?
Scrivo queste domande, e mi vengono in mente quelle che si poneva mio padre, contadino, quando s’interrogava sullo spostamento del Sole. Dritto in mezzo ai campi, alzava gli occhi, guardava il Sole, e chiedeva: “Adesso è alto sulla mia testa, ma stamattina era basso all’orizzonte: come si fa a dire che non si muove?”. Sbagliava, ma non poteva capirlo. Oggi una parte dell’umanità continuerà a domandarsi come può un Buco Nero ingoiare due masse pari insieme a 72 Soli. Ma i Centri di Ricerca dicono di averlo registrato, e stasera dovrebbero darne l’annuncio al mondo. E dunque noi, che non comprendiamo, abbiamo torto. Se alle 16,30 di oggi arriverà questo annuncio, oggi sarà il giorno in cui gran parte dell’umanità si sentirà definitivamente smentita.

 

 

 

Ascoltandole

 

 

"Avvenire" 13 febbraio 2016

Una scoperta grandiosa come quella delle onde gravitazionali dovrebbe esaltarci. Invece no, ci fa sentire incapaci di caricare nel cervello questo dato, perché nel cervello non ci sta. La luce del Sole impiega 8 minuti per arrivare fino a noi. Il che significa che se il Sole sparisse in questo momento, noi per 8 minuti continueremmo a vedere il suo brillìo e a sentire il suo tepore. Se questi sono 8 minuti, cosa sarà un’ora? Un anno? Un miliardo di anni-luce? Le macchine inventate dall’uomo hanno registrato il rumore delle onde gravitazionali emesse dallo scontro-fusione di due Buchi Neri 1 miliardo virgola 300 milioni di anni luce fa, e hanno depurato quel rumore da tutti gli altri infiniti rumori che gli si mescolavano, e ieri ce l’han fatto sentire: come se un corpo davanti a noi sfrigolasse. Quello sfrigolìo era il modo in cui si urtavano, fondendosi e scomparendo, due masse grandi come 29 e 36 Soli. Noi abbiamo visto una massa celeste, chiamata Melanchòlia, sbattere contro un’altra massa celeste, chiamata Terra, in un film di Lars von Trier, e Lars von Trier aveva battezzato gli attimi finali dell’avvicinamento e dello scontro col nome di Danza della Morte. La Danza della Morte è un movimento maligno: il corpo che s’avvicina varia la velocità, dando l’illusione che voglia evitare la collisione. Nel film il corpo che s’avvicina, ingrandendosi, a tratti rimpicciolisce, cioè s’allontana. Finché si presenta grandissimo e vicinissimo, a disintegrare disintegrandosi. I due Buchi Neri acceleravano avvicinandosi, e l’avvicinamento era anch’esso una Danza della Morte, a spirale, con spirali sempre più strette. Sono ”rivoluzioni”. Le ultime 5-6 rivoluzioni sono durate in tutto mezzo secondo. Se fossimo stati presenti, non le avremmo viste, ci sarebbero parse un’unica fiammata. Ma anche leggendole abbiamo difficoltà a farle entrare nel cervello. Stiamo facendo il lavoro di quell’Angelo, che sulla spiaggia cercava di svuotare il mare con un secchiello, mentre passava Agostino. Il quale da parte sua stava facendo lo stesso lavoro, svuotare un altro mare con un altro secchiello, la propria mente. Più di mille scienziati hanno messo la firma sotto l’annuncio di questa scoperta. Ci sono poesie di Hölderlin sotto le quali l’autore ha scritto “Mit Untertänigkeit”, con soggezione. Questi mille scienziati annunciano la scoperta, ma sotto l’annuncio non starebbe male il motto di Hölderlin.    

 

 

www.ferdinandocamon.it

 

 

 

 
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