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  Editoriali  »  Ma gli inglesi sono europei, di Ferdinando Camon 01/07/2016
 

Ma gli inglesi sono europei?

di Ferdinando Camon

 

 

"Il Piccolo" 27 giugno 2016 
 

 

Gli inglesi han votato per uscire dall’Europa. Spavento in Europa e perfino in Inghilterra. Ma, in fondo, gli inglesi sono europei? Vivono come noi? Mangiano come noi? Guidano le auto come noi? Bevono quel che beviamo noi? Hanno le prese elettriche come le nostre? Studiano le lingue degli altri come noi? Misurano le distanze e i pesi come noi? Insomma: andare a Londra è come andare a Parigi o Madrid, o è tutt’altra cosa? È tutt’altra cosa, gli inglesi sono un popolo distinto e separato dall’Europa. Se un nostro figlio sposa una inglese (parlo per esperienza), non è come se sposasse una francese o una spagnola. Una francese, una spagnola o una belga, allarga la tua famiglia. L’inglese fa un’altra famiglia. È quel che succedeva con l’Europa: entravano a farne parte Stati su Stati e l’Europa restava quel che era, poi è entrata l’Inghilterra e l’Unione Europea si sfascia. L’Inghilterra è uno Stato diverso. Tutti gli Stati d’Europa han perso guerre a ripetizione, la prima, la seconda Guerra Mondiale. L’Inghilterra non perde una guerra da 200 anni. È un’altra cosa. L’uomo inglese ha un’altra vita, che non vuol dire un alto tenore di vita. La prima differenza tra europei e inglesi sta nel cibo. Gli inglesi, in generale, mangiano male, non hanno il gusto del cibo e della cucina. Noi europei, e specialmente noi italiani, abbiamo una raffinata cultura del cibo e della cucina. Non so se ve ne siete accorti, ma moltissima pubblicità in tv da anni ruota intorno a cibo, menù, ricette, chef, concorsi, scuole. I nostri governanti hanno scommesso che per uscire dalla crisi noi italiani dobbiamo puntare sul cibo. Abbiamo riempito il mondo di pizzerie, ristoranti e vini italiani. Ristoranti inglesi, e menù inglesi, non esistono. Gli inglesi guidano a sinistra e hanno il volante a destra. Questo rende drammatica la condizione di un europeo che, capitato a Londra, debba noleggiare un’auto. Gli conviene prendere anche l’autista. Negli alberghi trovi le sale per ginnastica, ma se vuoi fare pesi devi tarare le macchine in libbre, e il tachimetro delle auto ti dice la velocità in miglia. Qui in casa tengo un riduttore di presa elettrica, perché se capita la nuora inglese possa caricarsi il telefonino. Perché un adattatore di presa non se lo portano loro? Perché loro parlano inglese e danno per scontato che tocchi ai non-parlanti-inglese mettersi a disposizione dei parlanti-inglese. E qui siamo alla differenza maggiore tra noi e loro: la lingua. L’inglese non è la lingua dell’Inghilterra, è la lingua del mondo. Quindi è la prima lingua dell’Unione Europea. Qui si apre un problema: resterà la lingua principale dell’Unione Europea anche dopo che l’Inghilterra sarà uscita dall’Europa? L’orgoglio dei parlanti inglese di oggi ricorda l’orgoglio dei parlanti latino dell’impero romano: è la lingua dei padroni. I padroni non possono ammettere che la loro lingua non sia capita, se non è capita non è ignoranza, è disobbedienza o insubordinazione. Il vertice dell’orgoglio i britannici lo toccano nella religione: nel processo di riunione dei cristiani, reso urgente dalla minaccia dell’Islam, gli anglicani vengono dati come i primi a eliminare la separazione (gli anglicani non sono scismatici o eretici, sono soltanto separati, la loro si chiama “Chiesa Cattolica d’Inghilterra”), ma ciò non toglie che la separazione sia avvenuta per un atto d’orgoglio nazionalistico, un rifiuto d’obbedienza al papa. Da allora gli inglesi sono “cattolici separati”. Da oggi sono “europei separati”. Ma se erano nazionalisti in religione, non erano cattolici neanche prima. E se all’Europa chiedevano continue deroghe e non gli bastavano mai, non erano europei neanche ieri.

 

www.ferdinandocamon.it

 

 

 

 
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