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  Editoriali  »  Brexit, di Renzo Montagnoli 01/07/2016
 

Brexit

di Renzo Montagnoli

 

 

In tutta sincerità, benché sperassi che il risultato referendario fosse che la Gran Bretagna restasse nell’Unione Europea, tanti elementi di valutazione mi dicevano che non sarebbe stato così. Già l’adesione di questa nazione non  era stata piena, non adottando l’Euro e quindi mantenendo la sterlina; inoltre, altre decisioni a suo tempo adottate possono sembrare cose secondarie, ma servono a dare l’idea che in verità a suo tempo essa abbia voluto entrare, lasciando un piede fuori. Intendiamoci, sono quisquiglie, però dimostranoi un marcato conservatorismo che ha sempre caratterizzato questo regno: le unità di misura particolari, ben diverse da quelle proprie della quasi totalità del pianeta, l’ostinazione di mantenere per la circolazione degli autoveicoli la sinistra e non la desta. Ciò nonostante i vari governi succedutisi avevano appoggiato questa embrione di confederazione, che avrebbe dovuto concretizzarsi in un un’unione politica ed economica nei primi anni di questo secolo. Tale unione, come ben sappiamo, non è avvenuta per gli stessi motivi per i quali il continente europeo ha perso da molto tempo il ruolo guida nella politica del pianeta. C’è chi da la colpa alla Germania, che vorrebbe dominare questa confederazione, c’è invece chi la da alla Francia, ma il problema non è chi impone le sue volontà, il vero problema é che quel particolarismo che ha sminuito l’Europa è sempre presente. Ognuno cerca di tirare l’acqua al suo mulino, prendendola dagli altri, e così di fatto impedendo che ci sia un beneficio comune per tutti. Certo, le economie sono troppo diverse (accanto a un Nord prospero c’è un Sud perennemente in sofferenza), ma quello che è assente, pur nella diversità delle culture, è l’aspirazione comune di realizzare qualcosa di nuovo. Le popolazioni hanno un vago concetto di Confederazione europea, perché il progetto è stato frutto di mercanteggiamenti politici e non è stato spiegato bene ai cittadini, che si sono trovati di colpo una nuova unica moneta e che nel parlamento comunitario hanno visto solo, e giustamente, un doppione di quello di ogni singolo stato. È difficile fare delle ipotesi, ma credo che se si fosse compiuto nella sia interezza il disegno europeo la Gran Bretagna forse non sarebbe uscita, oppure avrebbe messo in atto quanto necessario per non arrivare a un referendum a cui il partito conservatore al governo aveva dato la sua adesione, salvo fare un passo indietro quando ormai era troppo tardi. In più stati dell’Unione si chiede un referendum analogo e in ogni caso è reclamato dalle destre conservatrici ed ultra conservatrici che asseriscono che l’uscita dall’Unione apporterebbe solo benefici, sbagliando, forse in buona fede, poiché i nazionalisti hanno sempre avuto una visione miope, attribuendo peraltro a questo grande progetto colpe che non ha e tacendo su quelle che ha, perché sarebbero in contrasto con la loro idea fissa di una nazione indipendente e forte.

Peraltro, per una miglior valutazione sull’impatto di questo referendum, non dobbiamo dimenticare, a parte conseguenze economiche che verrebbero diluite nel tempo (alla Gran Bretagna servirà almeno un biennio per chiudere la faccenda), che siamo in guerra con il fondamentalismo islamico e che una defezione di questo genere comporta maggiori rischi per chi esce e per chi resta.

In Gran Bretagna poi si agitano altri spettri nazionalistici, come quello scozzese, che reclama l’indipendenza, e come quello dell’Irlanda del Nord, che tende alla riunione con l’Irlanda repubblicana, e non è un caso se questi due stati hanno votato in massa contro l’uscita.

Fra tanti timori, reali o inventati, c’è anche da dire che questo risultato potrebbe mettere di buzzo buono gli altri partecipanti alla Ue per addivenire in tempi rapidi alla progettata Confederazione, così come previsto dagli atti costitutivi. Sarebbe un risultato storico e allora vedremmo la Gran Bretagna rincorrerci, per un rientro che in questo caso dovrà essere pieno e a caro prezzo per lei. Personalmente nutro seri dubbi che l’esito di questo referendum possa mettere da parte tutti i particolarismi che fino ad adesso hanno frenato il raggiungimento di una completa Confederazione, anche perché i governi dei vari stati tendono ad assumere connotati sempre più populistici e in quanto tali miranti a una completa libertà d’azione, ben contraria a uno spirito unitario.

Nell’immediato vedo come un limbo, con uno Stato che lentamente si allontana, e una Unione Europea sgomenta e incapace di reagire. 

 

 
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