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  Editoriali  »  Il ricorso storico umano, fondante sulla forza della sopravvivenza, di Lorenzo Russo 12/05/2017
 

Il ricorso storico umano, fondante sulla forza della sopravvivenza

di Lorenzo Russo





Tutto si ripete, perché il nostro mondo è il prodotto di forze superiori, che dettano la loro volontà a tutte le dimensioni del Creato, in un ritmo che prevede un avvicendamento tra equilibrio e disordine.

In questo contesto, l'uomo è suddito del suo inconscio, nel quale agiscono le energie superiori.

L'inganno che ne deriva si basa sul concetto che egli agisca in libertà, cioè seguendo il suo stato di coscienza, quale antipodo del suo destino malefico.

Non altro potrebbe essere, perché è solo così che l'Universo può essere tenuto sotto controllo assoluto.

Eppure, e migliorando il suo stato di coscienza, egli può acquisire migliori prospettive di vita, riducendo, anche se in minima quantità, l'influsso dell'ignoto, detto meglio stato di incoscienza.

Essenziale per l'uomo sarebbe il conoscere i motivi che reggono il creato nel suo insieme e quali fini gli sono riservati quale premio del suo dover essere assecondante.

Lo affermo in questo modo, perché riscontro che l'uomo, grazie alla sua intelligenza e tenacia esplorativa, dimostra di essere un qualcosa di speciale nel costrutto universale.

Il riscontro storico di esso mi dà ragione, in quanto l'uomo è sempre riuscito a sopravvivere alle disgrazie ricevute e a quelle da lui stesso create.

Il suo stato di libertà, seppure limitata dalla condizione di prigionia, è un qualcosa di speciale, che mi fa ricordare l'espulsione dal paradiso originario, al posto di sentenza di morte sicura e comprendente la grazia di potersi guadagnare l'assoluzione.

La forza della sopravvivenza è il motore di ogni suo pensiero e azione, così che egli riesce a sopravvivere alla sua complessa, costringente e limitata situazione d'intendere e volere tra il bene e il male.

Il bene e il male caratterizzano la sua sorte e chissà se, un giorno, l'uomo riuscirà a limitare la loro influenza, diventando più evoluto e maturo.

Volgendo lo sguardo sulla odierna situazione mondiale, non vedo alcuna marcata differenza da quella di secoli fa, segno che la fine del mondo è ancora lontana e con essa la possibile assoluzione o definitiva condanna dell'uomo.

Noto che i problemi crescono con il crescere della popolazione e il diminuire delle risorse prime del pianeta, segno che l'ago della bilancia è più ancora attirato dal polo del male che da quello del bene.

Prima o poi si arriverà al confronto finale, dal quale si potrà salvare solo chi potrà usufruire di una navicella spaziale, con la quale mettersi alla ricerca di una nuova dimora senza la certezza che esista.

È già noto che la società ha bisogno di regole per convivere in pace e benessere.

Attraverso le lotte popolari si è stabilita, prevalentemente nell'emisfero occidentale del pianeta, una forma di democrazia, mentre nell'altra vige ancora l'autocrazia.

Quale forma di governo sia migliore dipende dal grado di riconoscimento e tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, sia dalla parte delle classi del potere sia da quella dei popoli sottostanti.

In sé “Democrazia“ non è sinonimo di società emancipata ed evoluta.

Di fatto, si riscontra, giornalmente e ovunque, che i rappresentati del popolo e i governi in carica agiscono prevalentemente per il proprio tornaconto e per quello dei partiti a cui appartengono.

In ogni caso, la maggior colpa è sempre del popolo, quando non reagisce unitamente e tempestivamente contro la corruzione, il malaffare e i soprusi vari, indipendentemente da chi vengano compiuti.

Parlamento e governo rappresentano il popolo, ma la volontà deve venire sempre da quest'ultimo e non dalla politica di partito.

A mio parere, non credo che l'uomo abbia le caratteristiche necessarie per garantire la sopravvivenza del sistema sociale democratico.

È sempre stato così, cioè che una conquista popolare si sia infangata una volta che abbia conquistato il potere.

Il potere, di per sé, contiene troppi requisiti terreni, mentre la giustizia sociale è un ideale forte di conquista e non di conservazione.

Democrazia, quale espressione di libertà multiculturale e individuale, porta forzatamente alla dittatura, in quanto la collettività necessita per esistere dell'unità, unità che il sistema stesso non ha.

Anche questo fa parte del piano universale, che si basa sul moto continuo di energie contrastanti e conseguentemente generanti reazioni tese a sopravvivere, fino al momento in cui il tutto finirà nel collasso totale.

Le energie superiori, risiedenti nell'immensità del Creato, e perché non in un altro Universo, tengono in scacco quelle di molto inferiori della nostra galassia, così che possiamo considerare la nostra esistenza dipendente dall'andamento delle elevate energie del Cosmo, di quello conosciuto e ancora sconosciuto.

Detto brevemente questo, ritorno ai problemi dell'uomo nell'ambito societario.

È tempo che il rapporto tra gli elettori e i partiti si fondino sulla responsabilità individuale, sia degli elettori sia dei membri dei partiti.

Con questo intendo che chi abbia sbagliato debba rispondere del suo operato e conseguentemente correggere gli errori fatti.

Confermo, quindi, che il valore della democrazia debba riflettere la maturità di tutti i membri della società.

Posso così affermare che ogni sistema messo in atto dall'uomo, sia politico, sia sociale, sia economico, porta con sé il germe del suo fallimento, in conformità con la natura dimensionale dell'uomo.

Come sia facile passare dalla democrazia alla dittatura lo si riscontra più che chiaramente nella storia di ogni paese interessato.

Ecce omo“, risuonò una volta, nel senso che egli è figlio di Dio, inviato per Sua volontà allo scopo di redimersi dai suoi peccati originali.

Ora direi “sfottetene omo“, la tua malafede ed egoismo non sono degni di un inviato del Dio della salvezza.

L'occasione di essere in semilibertà per riconquistare dignità e onore sta svanendo per i più.

La distruzione totale segnerà la fine della civiltà umana, dalla quale potrà salvarsi solo chi avrà compreso che senza sobrietà ed onestà non potrà mai guadagnarsi il paradiso.










 
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