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  Editoriali  »  La vita di un tempo, d'oggi e di un prossimo futuro, di Lorenzo Russo. 24/08/2017
 

La vita di un tempo, d'oggi e di un prossimo futuro

di Lorenzo Russo



Uomo e donna, due esseri creati dalla natura per garantire la sopravvivenza umana in una realtà primitiva e rischiosa.
Per secoli esistette il nucleo familiare con ruoli distinti: la donna per generare figli e accudirli fino all'età adulta, per poi essere a sua volta accudita da loro nella vecchiaia, e l'uomo per assicurare alla  famiglia i beni materiali per la sopravvivenza.
Esiste qui una correlazione stretta tra le difficoltà di sopravvivenza e l'unione nel nucleo familiare.
Il benessere economico e la necessità di manodopera, a incominciare dal dopoguerra, ha incoraggiato e sostenuto la donna nel pretendere gli stessi diritti che fino allora erano riservati all'uomo.
A mio parere è da qui che la famiglia ha perso il suo fondamento unificante.
A priori non mi sembra che la donna abbia dovuto sostenere un peso maggiore dell'uomo.
La cura della prole e le collegate mansioni casalinghe non erano di più peso del compito riservato all'uomo di provvedere all'approvvigionamento dei viveri e alla difesa del nucleo familiare contro i tanti pericoli esterni allora esistenti.
La storia ci riporta come all'inizio sia stato rischioso sopravvivere nella natura selvaggia, così come più tardi trovare un'occupazione e ancor più mantenerla, con riguardo alle molte fatiche e rischi che ogni lavoro comportava e senza dimenticare le discriminazioni sia da parte del datore di lavoro sia dei colleghi stessi.
Ad ogni modo la donna gode oggi della stessa libertà concessa all'uomo e dà dimostrazione di essere ugualmente abile.
In più, e grazie alle sue spiccate qualità intuitive e creative, la donna dimostra di essere in alcuni settori addirittura più abile dell'uomo.
Il prezzo dell'uguaglianza dei diritti va però a spese della famiglia.
Si ha bisogno di distrazione, dopo aver lavorato per tutto il giorno, per cui non si vuole essere ulteriormente impegnati con la cura dei figli.
Di conseguenza si fanno meno figli e li si delega il più presto possibile allo stato.
Se allora le rigide strutture famigliari si mantenevano sulla necessità di sopravvivenza,  oggi abbisognano  del consenso dei coniugi ed esso è possibile solo in un clima di rispetto reciproco.
Quanto complesso sia il tema lo dimostrano le continue crisi coniugali, con il risultato che oggigiorno i matrimoni sono di breve durata  e alternanti nella loro formazione.
Di conseguenza gli adulti dovrebbero essere maggiormente educati ed istruiti sulla scia del compromesso e comprensione reciproca, affinché la loro guadagnata libertà non crei il disgregamento famigliare e infine sociale.
Si vive oggi in uno stato di massificazione della produzione, come anche dell'arte, che, a mio parere, crea una forma di demenza generale, anche se nei campi scientifici si ottengono risultati eccellenti e impensabili in tempi passati.
In questo stato di sorprendente meraviglia e ottimismo per le capacità dimostrate, sorge oggi il dubbio dell'avverarsi di un futuro incerto, pericoloso, insano e si spera che la natura provveda a ristabilire l'ordine attivando i suoi anticorpi.
Si delega la correzione di tutto ciò che l'uomo ha creato, nella convinzione di poterselo permettere, alla madre natura, come era uso un tempo, quando le mamme la rappresentavano con il loro animo caldo e protettore, con la loro intuizione e tenacia sul come affrontare i pericoli.
Di fatto, la troppa libertà, acquisita come diritto democratico, sta minando le istituzioni e la società intera, perché indebolisce la personalità dell'uomo.
Conseguentemente dimostra di essere contro la vita che, invece, richiede temperanza, sforzo continuo per poter accedere alle cognizioni superiori e con esse scoprire la giusta identificazione che la valorizzi.
In questo senso si vivrebbe senza temere la sua fine, che così verrebbe assunta come un sopravvivere in un'altra forma.
Così sono vissuti tutti quelli che hanno affrontato il rischio di morire per sostenere valori fondati su principi nobili, eterni.
Oggi si riscontra il contrario, si vuole vivere per godere più a lungo, per cui si è disposti a ogni tortura sanitaria pur di poter prolungare di qualche mese, anno una vita già segnata dall'insignificanza, superficialità, come un astro uscito dalla forza  gravitazionale che lo teneva fisso alla stella donatrice di energia rigenerativa e duratura.
Questo si riscontra nei paesi economicamente più sviluppati, dove le energie sono di breve durata e senza forza di sano rinnovamento.
Da qui al sorgere della dittatura non ci manca molto, anzi essa si mostra sotto alcuni aspetti una necessità, da poter pensare che sia compresa nel piano universale, che sempre interviene per ristabilire un equilibrio andato perso.
Mentre la maturità dona all'uomo la forza di vivere per creare un qualcosa di utile per sé e il suo prossimo, l'immaturità lo rende schiavo di forze maligne, dannose.
Chi lo capisce non può far meno di chiedersi quale senso abbia il rincorrere uno stato di beatitudine materiale, con tutti i suoi alti e bassi che generano l'impressione che nulla muti nel meglio.
Il profitto materiale è di breve durata, come tutto ciò che agisce senza i fini rivolti al suo elevamento trascendentale.
In questo quadro di sconnessione e confusione generale si delega la soluzione allo stato, quale ultima bastione di salvezza.
Solo lo stato, quale costrutto superiore, può salvare la società, frenando i vizi dei suoi membri accecati e irriverenti verso i doveri sociali.
È lo stato che dovrà curarsi dei figli, educarli, istruirli, sostenerli nei momenti di malattia, povertà, disoccupazione e vecchiaia, ma anche costringerli a collaborare per conservare l'unità.
Lo stato, quale istituzione, è di genere neutro, quindi esente dai complessi conflitti tra uomo e donna il cui compito sarà di generare figli, ma anche fino a quando essi saranno creati in laboratorio.
Da qui mi sembra logico che la distinzione tra i sessi diventerà obsoleta.
Un nuovo mondo si sta annunciando, uno impensabile un secolo fa, ma, data l'esplosione demografica in atto, lo stato degli armamenti e la gravità dei vizi generati dalla vita moderna del consumo ad oltranza, direi necessario per la sua sopravvivenza.
Un tale stato sarà forzatamente autoritario, perché l'individuo dovrà essere ubbidiente, pena l’allontanamento dal suo gruppo operativo e la sottomissione a un processo rieducativo, finalizzato all'identificazione forzata con la ragione dello stato mediante modificazione della sua composizione genetica in caso risultasse non educabile.
Unità assoluta, quindi, dove la libertà diventerà obsoleta, cancellata dalla sua coscienza.
Un futuro da fantascienza sembra diventare realtà per poter affrontare i nuovi impegni in terra, ma soprattutto nel nuovo ruolo che l'uomo sta assumendo nell'Universo.
In questo scenario la religione, così come ancor oggi viene propagata, ritornerà ad essere influente solo nel caso che questo nuovo progetto dovesse fallire.
Allora sì che i suoi adepti si daranno da fare a ricondurre l'uomo alla casa del padre eterno, che, perché sempre buono e generoso, perdonerà i suoi peccati quando venisse umilmente supplicato e sufficientemente lodato.
La misura della colpa sarà sancita da loro e stiamo certi che nell'euforia della riconquistata psicotica sovranità non saranno certamente consenzienti.

Prepariamoci ad affrontare un futuro molto più difficile dell'immaginabile e nel frattempo godiamo coscientemente l'acquisita libertà, un dono che è costato tantissime lotte e vittime.
Uguali al loro prezzo devono essere gli sforzi per mantenerla.
Attenti quindi a non perderla per egoismo, lassismo o malinteso buonismo, perché anche in quest'ultimo caso potrebbe nascondersi il male della cecità e presunzione.
La bontà è un dono troppo prezioso, da essere elargita senza criteri sani e inconfondibili, affinché non si riversi sui suoi donatori con la perdita della conquistata identità democratica.

 
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