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  Editoriali  »  Il dopo elezioni, di Lorenzo Russo 11/03/2018
 

Il dopo elezioni

di Lorenzo Russo



Evviva! Agli italiani è stato permesso di votare. Non tutti, però, hanno votato.

Una buona percentuale non l'ha fatto, seguendo la ormai diventata consuetudine degli ultimi decenni.

Perchè andare a votare, quando il tutto rimane come era prima?

Così pensando, la democrazia prima o poi si trasformerà in dittatura e proprio nel momento nel quale si verificherà una situazione di stallo politico la giustificherà.

Votare dovrebbe essere sempre un obbligo, ma ancor più importante dovrebbe essere il votare in modo da creare un governo responsabile del suo governare.

Votare un qualsiasi partito per dar sfogo alla rabbia di non avere una classe politica seria e cosciente dei suoi compiti non risolve il problema.

Gli elettori non capiscono che la condizione della classe politica riflette la loro incapacità di reagire per il loro bene.

I più agiscono per preservare gli interessi personali, con il risultato che il paese diventa ingovernabile.

Conoscendo l'italiano, quale persona sempre lamentosa per i suoi disagi, ma poco attiva per superarli, non mi aspettavo un altro risultato elettorale.

Il paese rimane ingovernabile e nulla fa prevedere il sorgere di una generazione di cittadini in possesso di una elevata coscienza civile e talmente coraggiosa da mandare a casa tutta l'attuale classe politica.

Ci vorranno molte più calamità e disastri sociali per far sorgere quell'unità popolare capace di pretendere la giustizia sociale.

Senza il senso di responsabilità da parte di ogni suo membro non sarà mai realizzabile.

Ma il problema non è solo italiano, lo è in tutta quell'Europa, dove solo il profitto conta, senza domandarsi come lo si abbia conseguito.

Su questa scia sembra muoversi tutto il mondo.

Il denaro comanda e i buoni propositi vengono ignorati.

Il sistema democratico è in crisi per mancanza di sobrietà da parte di tutti i suoi componenti.

La democrazia, conquistata con lotte sociali che costarono moltissime vittime, finirà negli archivi della storia.

Non ne rimarrà che la nostalgia di una speranza non realizzata, del senso di aver sciupato un'occasione straordinaria, addirittura trascendentale.

L'uomo è schiavo di questo mondo, per cui ogni tentativo di elevarsi dalla mediocrità è destinato a fallire.

Eppure è proprio questo stimolo straordinario che lo aiuta a superare la tragedia di questa vita.

Proprio chi soffre di più è in grado di immaginarsi una realtà migliore, e lo fa per trarne la forza di sopravvivenza.

Su questo effetto agisce il cristianesimo, come tutte le ideologie generanti equilibrio interiore.

Adesso è di nuovo il tempo degli inciuci, promesse, accordi segreti per l'occupazione dei seggi, degli impieghi nelle segreterie dei ministeri e altrove.

Il tutto è già stato visto, ma ora con scadenza ancora da definire.

In verità siamo tutti stanchi di andare a votare e sogniamo l'avvento di un padre divino che ci liberi dall'essere traditi, imbrogliati, manovrati.

Ma come pretenderlo, quando nessuno è degno di occupare posti di maggiore responsabilità?

Il mondo non muta perchè noi tutti non mutiamo. Ci sfoghiamo ogni giorno con un qualunque argomento per mascherare la colpa di essere ignoranti e incoscienti.

E così si tira a campare fino a quando si ripresenta il momento di decidere e allora inventiamo tantissime altre scuse per non farlo.

È accertato che l'uomo ha bisogno di autorità, ma a chi affidare il compito di esercitarla senza che finisca nuovamente in un disastro ancora peggiore?

La storia ci insegna di aver fatto degli errori gravi, ma non capiamo come evitarli, tanto siamo presi dall'egoismo personale, da quello innato per dominare sugli altri e da quello derivante dal timore di essere sopraffatti.

Sfruttare il prossimo o essere sfruttati, questa è la realtà terrena, la matrice del male.

Allora è meglio tenersi l'attuale classe politica e sopportare il teatro che ogni giorno presenta accontentandoci di reclamare con le consuete ingiurie e maledizioni.

Il tutto sa di una tragicomica commedia senza vie d’uscita.

A chi dare la colpa? Al troppo sole che rende l'italiano superficiale? Al troppo mare che lo rende un navigatore senza un approdo fisso?

Una lista di pochi partiti renderebbe più efficiente l'individuazione del più colpevole, mentre la loro molteplicità genera molta confusione creando un qualcosa senza sostanza.

Come risolvere allora la complicata situazione politica del paese?

Nel lasciar governare il partito che abbia ottenuto la maggioranza dei voti si individuerebbe la sua responsabilità di un eventuale malgoverno ma si rischierebbe il sorgere di una dittatura.



Cosa fare, quando la democrazia, una volta che è privata dei suoi principi quali maturità e veggenza, diventa un involucro senza contenuto, e quando la dittatura, senza garanzie di controllo effettivo, crea un disastro ancora maggiore?

Ciò che manca al paese è la presenza di saggi e autorevoli personaggi ai quali affidare il controllo della politica.

Un male comune in un mondo troppo ipocrita e superficiale.




 
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