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  Editoriali  »  Natale 2018, di Lorenzo Russo 23/12/2018
 
Natale 2018

di Lorenzo Russo





Nevica, non nevica, ma perbacco a Natale ci vuole sempre la neve, altrimenti che festa è.

Va bene che dove nacque il Cristo redentore non nevica mai, ma qui nel Nord ci vuole, altrimenti non si festeggia più come si dovrebbe.

Senza il freddo si preferisce uscire e allora addio alla celebrazione della nascita del salvatore delle anime in terra, mentre al caldo in casa ci si dà volentieri ad addobbare l'albero con tante candeline, stelle splendenti e dolcetti avvolti in una carta luccicante che donano l'impressione di essere in cielo.

In terra si ritorna dopo la festa, quando la vita prosegue senza note particolari.

Per questo ci vuole il Natale, perchè unisce tutta la famiglia e tra un canto e l'altro tutti fanno almeno finta di essere felici. Di più non esiste in questo mondo.

Purtroppo il ritmo moderno del consumo senza limite ha rovinato questa festa.

Di fatto, si va in vacanza nei posti più lontani ed esotici per realizzare il piacere del consumo, diventato abitudine del vizio.

A cosa serve allora il Natale in un mondo diventato ateo?

Il nuovo Dio, creato a proposito dall'economia del consumo, pretende tutt’altro, perchè non vuole sparire alla prossima crisi economica che causerebbe il ritorno del suo gregge - diventato esausto e provato per essersi lasciato ancora una volta ingannare da un falso credo - a festeggiare la festa del Dio che unisce i suoi seguaci davanti all'albero, addobbato di nuovo con grazia e amore per sentirsi leggeri e felici.

Purtroppo il consumo è una necessità fondamentale elevata a diritto di vita; come il diritto di libertà ed uguaglianza, così che per il resto l'uomo non si dà più tanto da fare.

Si può dire che oggi la religione è per molti un fardello, e liberarsi di lei è come uscire da un incubo durato fin da troppo tempo.

Una volta era una necessità, perchè si viveva in povertà e costrizioni arbitrarie imposte da chi era al potere, per cui la religione rappresentava l'unico rifugio di consolazione per l'anima e lo spirito.

Si andava in chiesa e si credeva in tutto ciò che veniva inculcato.

Un sistema costrittivo ne sorse, imposto dalle autorità ecclesiastiche con la minaccia dell'inferno per i disubbidienti.

Più tardi, chi comprese l'inganno diventò comunista, ma non per lungo tempo, perchè presto si accorse che anche i nuovi capi agivano per i propri interessi.

Molti credenti si chiedono oggi in che cosa vale la pena di credere, quando la storia è colma di disgrazie e sfruttamenti senza fine.

A chi dare la colpa di tanto pessimismo e sfiducia?

Alle autorità della chiesa, perchè erano troppo propense a mantenere il potere e le relative prebende, tradendo così la missione per la quale erano state scelte e istruite?

All'uomo, per aver messo a nudo la sua malvagità e ignoranza, la sua incapacità di migliorare, anche se non dovrebbe essere sua la colpa di essere stato messo in questo mondo primitivo?

Al capitale, che la casta del potere ha inculcato nel popolo come l'unica forma di vita per raggiungere benessere, felicità, libertà e giustizia mettendosi al suo servizio?

Mi chiedo, ora, che Dio sarà ancora inventato dopo il fallimento del capitalismo?

O avrà capito l'uomo che la sua salvezza risiede unicamente nella sua volontà di rinunciare al superfluo?

Una fede sana richiede un fondamento forte e irriducibile capace di controllare ogni pensiero e decisione.

Il Dio della salvezza si rivela nella coscienza di chi vuole vivere la vita in armonia con il prossimo e l'ambiente ed è pronto a sacrificarsi in suo nome.

Tutto il resto è un surrogato senza sostanza e senso che mai darà origine a nuova vita.

E qui mi chiedo, fino a quando sarà lecita e comprensibile la reazione con la forza in nome del diritto alla sopravvivenza?

Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno, sussurrò Gesù prima di morire.

Di chi è allora la colpa di vivere in questo mondo primitivo?

E quanta ingenuità viene ancora mostrata in un mondo che è principalmente razionale?

Eppure noto un pur minimo miglioramento nelle coscienze degli uomini.

L'istruzione estesa a tutti i ceti della popolazione e l'educazione anti autoritaria e liberale hanno migliorato lo stato di coscienza dell'uomo.

La democrazia è il frutto di questo stato di coscienza, come anche i due tragici avvenimenti bellici dello scorso secolo che hanno spinto i popoli a pretendere, tra l'altro, il diritto di partecipare alle decisioni governative.

Ma tutto ciò non sarebbe stato realizzabile senza la permanente propagazione delle annunciazioni cristiane.

Il problema sta sul come metterle in pratica in un mondo razionale e agente come in un cerchio chiuso, per cui mi sembra logico che il cristianesimo non sia interamente realizzabile senza il riferimento a una vita migliore nel dopo.

Il moderno stile di vita, che induce l'uomo a spostarsi ininterrottamente da un posto all'altro del pianeta sia per motivi di lavoro come per piacere personale, mi lascia perplesso, a lungo andare, sulla sua utilità come anche sulla sopportabilià per l'ambiente.

Un ritorno alla vita di paese restringe da una parte l'orizzonte delle sue vedute, attività e scoperte, ma dall'altra parte riporta l'uomo a una condotta naturale e in armonia con l'ambiente.

Ma oggi tutto il mondo è diventato paese e in questo mondo tutti si muovono come se fossero dappertutto a casa propria.

Se non fosse che l'ambiente ne soffre sempre di più , per il grande spreco di energie che lo surriscaldano fino a mutare i suoi fondamentali processi chimici-biologici, lo riterrei un fattore positivo per il processo d'unione dei popoli.

Comunque, ognuno festeggi il Natale come ha voglia, ma non dimentichi di dedicare qualche minuto alla più che dovuta riflessione sulla concordanza del suo pensare ed agire con il significato di questa ricorrenza.

Il padre eterno, riferitoci da Gesù Cristo, comprende tutto ciò che è intuibile ed afferrabile, qui come nell'Universo.

Nulla va perso nella sua immensità, tutto viene depositato per essere a suo tempo selezionato a nuove formazioni con nuovi compiti. Se saranno migliori o peggiori, si vedrà.




 
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