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  Editoriali  »  Per il giorno della memoria dell'anno 2019, di Renzo Montagnoli 26/01/2019
 
Per il giorno della memoria dell’anno 2019

di Renzo Montagnoli



In prossimità del giorno della memoria mi è venuta voglia di scrivere sul razzismo che, nonostante tutto, non solo serpeggia, anzi prende sempre più piede, ma già dai primi momenti sono cominciate a sorgere delle remore, la principale delle quali è questa: non sono bastati i milioni di morti dell’olocausto, perché purtroppo, nonostante la celebrazione annuale della ricorrenza, la discriminazione razziale va dilagando. Questo un po’ ovunque e non solo in Italia, ma, essendo cittadino di questo stato, tengo a guardare cosa accade nel mio paese e purtroppo devo ammettere che un po’ mi vergogno di essere italiano, un po’ mi vergogno per il fatto che quelle che un tempo consideravo delle semplici tendenze campanilistiche si sono dilatate e impregnano di odio una società già di per sé malata. Al di là della repulsione nei confronti di chi ha la pelle nera, cioè dell’immigrato che arriva con i barconi, c’è tutta una serie di atteggiamenti che non può che lasciare sbigottito un essere dotato di normale umanità. Certamente c’è una pesante responsabilità dei governi precedenti, che non hanno potuto, o non hanno voluto, spiegare agli italiani quale era e quale è l’effettiva situazione, complice anche il fatto che sugli immigrati ci hanno marciato non pochi. Ora però, con proclami di chiusure di porti, e amenità varie, si rischia davvero di istituzionalizzare una sorta di razzismo che affonda le sue radici nell’ignoranza di un popolo che lo vede ai primi posti al mondo in questa triste classifica, confermando che i nostri piazzamenti migliori non sono in ciò che va bene, ma in ciò che va male. Comprendo e concordo che ci deve essere una regolamentazione all’ingresso di disperati in Italia, ma o si fanno le cose serie e si varano norme ad hoc, tenendo soprattutto presente che per molti lavori di bassa forza snobbati dagli italiani gli extracomunitari sono una manna, oppure si continua così alla giornata, fra un proclama e l’altro, alimentando l’insicurezza che esiste soprattutto come percezione, a tutto vantaggio delle continue campagne elettorali. Peraltro, siamo uno strano popolo in cui ci sono degli scalmanati al Nord che danno addosso a quelli del sud, che contraccambiano volentieri, in un contesto generale in cui più che all’unione di un paese si tende alla sua disunione, e così il campanilismo diventa eccesso, come nel caso del calcio, ma quel che è peggio serpeggia una mania di cercare il disaccordo, in ambito politico perfino nello stesso partito e addirittura in seno alla famiglia.

Mi chiedo allora che senso abbia commemorare i milioni di caduti dell’olocausto, se a questo non corrisponde una reale volontà di superare le differenze, di cercare il meglio in ognuno di noi, e non il peggio, anche per una questione egoistica, perché questo continuo gioco al massacro ha come unica prospettiva il crollo del paese, lo sfacelo delle istituzioni, l’impoverimento di una popolazione che via via si va barbarizzando.

 
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